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Garante del contribuente: quale tutela?

4 Luglio 2020
Garante del contribuente: quale tutela?

Lamento di non essere stato adeguatamente ascoltato dal Garante del contribuente, anzi danneggiato dalla sua iniziativa di girare all’ufficio tributario mia controparte, la mia lettera di presentazione che presupponeva fossi contattato per chiarimenti.  Ed inoltre, di aver tratto definitive conclusioni sulla base della risposta ottenuta dal nominato ufficio, girando poi tali conclusioni che mi danneggiano pesantemente ad altri indirizzi tributari.

La risposta al quesito presuppone una breve analisi delle funzioni del Garante del contribuente, della vincolatività delle sue decisioni e degli eventuali strumenti di impugnazione avverso le stesse.

Secondo l’art. 13 dello Statuto del Contribuente (legge n. 212 del 27.07.2000), il Garante del contribuente, anche sulla base di segnalazioni inoltrate per iscritto dal contribuente o da qualsiasi altro soggetto interessato che lamenti disfunzioni, irregolarità, scorrettezze, prassi amministrative anomale o irragionevoli o qualunque altro comportamento suscettibile di incrinare il rapporto di fiducia tra cittadini e amministrazione finanziaria, rivolge richieste di documenti o chiarimenti agli uffici competenti, i quali rispondono entro trenta giorni, e attiva le procedure di autotutela nei confronti di atti amministrativi di accertamento o di riscossione notificati al contribuente.

Il Garante del contribuente comunica l’esito dell’attività svolta alla direzione regionale o compartimentale o al comando di zona della Guardia di finanza competente nonché agli organi di controllo, informandone l’autore della segnalazione.

Dalla lettura degli altri commi del summenzionato articolo si evince che il Garante del contribuente non gode di poteri coercitivi, né nei confronti dell’amministrazione finanziaria che nei confronti dei privati cittadini. Questo significa che se, a suo giudizio, l’ente impositore ha commesso un errore, non può costringerlo a correggerlo né può annullare il suo atto come invece potrebbe fare un giudice; ugualmente nel caso in cui ritenesse che, ad aver torto, sia il contribuente.

Il Garante, quale strumento di tutela, trova limiti intrinseci nell’impossibilità di imporre la propria decisione, potendo quindi solo raccomandare l’ente ad operare in un certo modo, senza tuttavia vincolarlo.

Tanto trova riscontro in una pronuncia di un giudice tributario (sent. n. 146 del 16 settembre 2008, dep. il 17 settembre 2008, della Comm. trib. prov. di Reggio nell’Emilia), secondo cui «il vigente ordinamento giuridico non prevede espressamente l’obbligo dell’Amministrazione Finanziaria o dei concessionari della riscossione di emanare il provvedimento di autotutela, richiesto al Garante del Contribuente…o di adeguarsi alle decisioni assunte dal Garante del Contribuente, per cui  gli atti del Garante del Contribuente non sono vincolanti e perciò non producono nemmeno effetti lesivi, ma costituiscono soltanto atti di sollecito, dai quali tutt’al più può derivare  soltanto un obbligo di rispondere all’istanza di autotutela e/o riesaminare la pratica presentata dal contribuente».

Allo stesso tempo, un altro limite è riscontrabile nell’impossibilità di sospendere, in attesa di ricevere la risoluzione da parte del Garante, i termini che la legge impone per procedere con il pagamento, il reclamo o il ricorso.

A fronte di tutti questi limiti, è pur vero che le risoluzioni del Garante possono essere prese in considerazione e possono servire anche in un eventuale giudizio contro il fisco.

Tanto premesso, nel caso esposto non si ravvisano particolari irregolarità nel modus operandi del Garante. Con riferimento al coinvolgimento dell’ente impositore, l’art. 13 dello Statuto stabilisce che il Garante è facultato a richiedere documenti o chiarimenti agli uffici competenti e attivare le procedure di autotutela nei confronti di atti amministrativi di accertamento o di riscossione notificati al contribuente.

In pratica, nell’ottica di pervenire alla migliore soluzione possibile, il Garante può instaurare una sorta di contraddittorio, seppur solo cartolare, tra le parti coinvolte, cioè tra ente impositore e contribuente.

È pur vero che il lettore, nella sua iniziale richiesta, chiedeva un mero parere, non l’instaurazione di un contenzioso (per quanto privo di risvolti giuridici concreti). Il Garante deve aver interpretato la richiesta come una segnalazione a tutti gli effetti, visto che la legge non impone alcuna forma particolare per attivare i suoi poteri d’indagine: è sufficiente una semplice lettera, una pec o anche un’email.

In effetti, il Garante non ha funzioni meramente consultive nei confronti del cittadino: ciò significa che il suo scopo è quello di fare chiarezza sulla vicenda sottoposta dal contribuente, rivolgendo richieste di documenti o chiarimenti agli uffici competenti, i quali sono tenuti a rispondere entro trenta giorni.

Dunque, è insita nella funzione del Garante quella di analizzare la questione coinvolgendo la controparte, non potendosi essa limitare a rispondere semplicemente alle domande del contribuente. Né il Garante è tenuto per legge a ricontattare il contribuente.

Alla luce di quanto detto sinora, lo scrivente sommessamente ritiene che non sia possibile fare nulla nei riguardi del Garante del contribuente, non essendo le sue decisioni vincolanti, né obbligando le parti a fare alcunché, visto che il contribuente, anche nel caso di risoluzione sfavorevole, è sempre libero di agire nelle opportune sedi (giudiziarie e non). Nemmeno sarebbe possibile impugnare la risoluzione, atteso che la legge non prevede alcuno strumento del genere.

Il fatto che la risoluzione sia stata inoltrata all’Agenzia delle Entrate territorialmente competente è previsto dalla legge (all’interno del più volte richiamato art. 13 dello Statuto del contribuente). Tale segnalazione non pregiudica comunque una propria eventuale difesa innanzi al Giudice tributario.

In estrema sintesi: non è possibile impugnare la risoluzione perché essa non pregiudica concretamente nulla.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Mariano Acquaviva



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