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Denuncia per nonnismo

17 Novembre 2020
Denuncia per nonnismo

Le vessazioni praticate negli ambienti militari: di cosa si tratta e come difendersi.

Hai mai visto il film Codice d’onore con Tom Cruise? Un soldato muore dopo che alcuni compagni gli avevano procurato un “codice rosso”, ossia una pratica punitiva finalizzata a mettere in riga i militari considerati scarsi o particolarmente deboli. Da noi, invece, si parla di nonnismo, ma in realtà si tratta della stessa identica cosa. Immagina di aver superato il concorso per allievi marescialli dell’Esercito. Non vedi l’ora di iniziare l’addestramento. Appena giunto al reparto, però, inizi ad avere una serie di problemi con il tenente che ti chiama “piccoletto”. Insieme ad altre reclute, vieni maltrattato e punito senza motivo. Per giunta, una sera, uno degli ufficiali vi raduna nel piazzale della caserma per farvi marciare per più di 20 ore, sia al passo che di corsa, mentre vi insulta pesantemente. La scena viene ripresa da un altro ufficiale e diffusa poi sul web.

Ne hai parlato con il tuo diretto superiore, il quale non ha dato importanza alla cosa, dichiarando che a tutte le reclute è riservato un simile trattamento. Devi sapere che in casi come questi, cioè quando si subiscono atti gravemente lesivi della dignità, dell’onore e della reputazione, è possibile presentare una denuncia per nonnismo. Di cosa si tratta esattamente? Quali conseguenze comporta? Te lo spiego in questo articolo.

Cos’è il nonnismo?

La parola nonnismo viene utilizzata soprattutto per indicare il comportamento vessatorio e tirannico che alcuni militari con una certa anzianità di servizio (i “nonni” appunto) esercitano sulle giovani reclute. Si tratta di un vero e proprio rito d’iniziazione a cui sono sottoposti i nuovi elementi e che, tuttavia, travalica i confini dell’ambiente militare per sfociare anche nello sport, nelle università, nelle carceri e, persino, nei luoghi di lavoro (in quest’ultimo caso, in particolare, il nonnismo assume la forma del mobbing).

Come si manifesta il nonnismo?

Gli episodi di nonnismo possono consistere in insulti, scherzi pesanti, atti denigratori e discriminatori fino ad arrivare a comportamenti violenti, come ad esempio frustate, botte e testate. Ti faccio due esempi per rendere meglio l’idea.

Tizio è una giovane recluta. Una notte, mentre dorme nella sua stanza, un gruppo di militari anziani gli rovescia addosso una gavetta piena di acqua sporca e maleodorante. 

Caio vola in America per frequentare l’università. Un compagno di studi gli parla di una importante confraternita. Per farne parte, però, le matricole devono superare una prova fisica che consiste nel tenere una sigaretta accesa tra le dita dei piedi. Se Caio riesce a resistere fino alla fine con il tizzone ardente, allora potrà entrare nella confraternita. 

Come puoi notare, quindi, si tratta di pratiche scorrette che costringono un soggetto a compiere delle azioni contro la sua volontà e ad incutergli sofferenza. Ad ogni modo, tali comportamenti regolano il rapporto gerarchico per far capire all’allievo “chi comanda”.

Nel contesto militare odierno, sebbene il nonnismo sia una pratica scoraggiata, tuttavia ancora oggi si verificano diversi episodi di prevaricazione. Nel 1998, è stata istituita una commissione di esperti per indagare il fenomeno e proporre soluzioni adeguate. Nello stesso anno, è stato avviato un osservatorio permanente per monitorare la vita nelle caserme e raccogliere informazioni sui casi di nonnismo negli ambienti militari.

Inoltre, con l’arruolamento delle donne, il nonnismo ha assunto un’ulteriore dimensione, cioè quella a carattere sessuale che attualmente è sprovvista di regolamentazione.

Come già anticipato, il fenomeno in questione può manifestarsi anche in altri contesti, in particolare nella scuola dove alcuni ragazzi si comportano in modo aggressivo e violento nei confronti dei piccoli o di coetanei indifesi (in tal caso, si parla di bullismo).

Ma quali conseguenze comporta il nonnismo? La vittima sviluppa un forte stress emotivo, uno stato di paura, patologie fisiche, schizofrenia e altri disturbi psicotici, al punto che, in casi estremi, arriva a pensare al suicidio come unica via d’uscita.

Denuncia per nonnismo

Nel nostro ordinamento, non esiste una definizione di nonnismo, né all’interno del codice penale, né tanto meno all’interno del codice penale militare di pace. Pertanto, uno dei problemi più grandi riguarda proprio l’esatto inquadramento giuridico del suddetto fenomeno, con particolare attenzione agli episodi di violenza che si verificano all’interno delle caserme e che spesso sono stati etichettati come dei semplici scherzi o atti goliardici.

La tutela giuridica fa riferimento alle norme del codice penale ordinario e a quelle previste dall’ordinamento militare. In particolare, gli atti di nonnismo vengono sanzionati penalmente facendo ricorso alle fattispecie di abuso di autorità – violenza contro un inferiore, minaccia o ingiuria a un inferiore -, oppure ai reati di percosse, lesioni personali, ingiuria, minaccia e diffamazione (ad esempio, quando i carnefici riprendono simili condotte criminose e le divulgano sul web) previsti nel codice penale militare di pace e ai reati disciplinati dal codice penale ordinario, quali la violenza privata, l’estorsione, il sequestro di persona, ecc.

Nei suddetti casi, la cosa migliore è presentare una denuncia (o querela se il reato è procedibile d’ufficio) alla Procura Militare o, in alternativa, alle autorità territorialmente competenti (carabinieri, polizia, Procura della Repubblica). In pratica, si tratta di raccontare per bene come si sono svolti i fatti, chi sono i responsabili delle condotte criminose e, ovviamente, allegare ogni prova utile. A seguito delle indagini, se il pubblico ministero ritiene di non dover archiviare la denuncia, si svolgerà un processo volto ad accertare le responsabilità.

Inoltre, la vittima di nonnismo può chiedere e ottenere un risarcimento qualora le vessazioni le abbiano causato dei danni psicofisici (come ad esempio, l’insorgere di una patologia psichica) [1].


note

[1] Cass. Civ. n. 4809/2013 del 06.02.2013.


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2 Commenti

  1. Avendo una certa età, ho fatto il servizio militare e di atti di nonnismo ne ho visti a valanghe. I gavettoni notturni se li beccava chi se li era meritati (tipo i raccomandati che designati di guardia si facevano togliere e “fregavano” qualche altro disgraziato). Marce notturne (ma di pochi minuti) ne ho fatte anche quando non ero obbligato perché mi divertivano, così come il cu-cù o il jukebox. Bisogna prendere la vita (militare) con lo spirito giusto. Se sei un debole, un piagnone, non fa per te.
    Per quanto riguarda le donne, ai miei tempi non c’erano. Quello militare era un ambiente esclusivamente maschile. In quanto a denunciare…..dopo che fai? Dove vai? Cambi lavoro?

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