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L’intervista a Berlusconi che agita il centrodestra

2 Luglio 2020 | Autore:
L’intervista a Berlusconi che agita il centrodestra

Mezza giornata di botta e risposta. Poi è tornata la pace.

Gli alleati bisticciano per poi tornare d’amore e d’accordo e il pensiero va al titolo di un fortunato film di Carlo Verdone, «L’amore è eterno finché dura». Dopo la lite Lega-FdI, sul tema autonomie, tra Luca Zaia e Giorgia Meloni (ne abbiamo parlato qui: Le tensioni che attraversano il centrodestra) la polemica interna al centrodestra nasce da un’intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica da Silvio Berlusconi, tornato presente quasi come un tempo negli spazi della cronaca politica.

C’è un motivo, come sappiamo: la registrazione – diffusa dal programma di Nicola Porro Quarta Repubblica e da quotidiani come Il Giornale e Il Riformista – di cosa disse allo stesso Berlusconi uno dei giudici che lo condannarono in via definitiva nel processo Mediaset (leggi Il caso Berlusconi e la nuova bufera sulla giustizia).

Riepiloghiamo: era il 2013. La condanna per frode fiscale a 4 anni costò a Berlusconi l’espulsione dal Senato, in conformità alla legge Severino. Adesso emerge che il giudice relatore non voleva firmare quel provvedimento (ma lo firmò); incontrò Berlusconi pochi mesi dopo ed ebbe un colloquio con lui, in cui definiva la sentenza «una porcheria» e un «plotone di esecuzione», avanzando l’ipotesi di un giudizio «guidato dall’alto». Oltre alla registrazione, i giornali hanno parlato di una sentenza del tribunale civile di Milano che smonta la decisione della Cassazione sul processo Mediaset.

Berlusconi ammette le divergenze

Sull’unità della coalizione, Berlusconi non sembra avere dubbi. Nonostante le diverse posizioni dei partiti che la compongono su argomenti non secondari, come il ricorso ai 36 miliardi del Meccanismo economico di stabilità (o Mes o Fondo salva Stati), che divide anche la maggioranza. Per intenderci: Forza Italia è a favore e, anzi, lo ritiene necessario; Lega e Fratelli d’Italia deleterio.

«Su questo tema non è un mistero che abbiamo opinioni diverse dai nostri alleati – ha dichiarato il numero uno di Fi -. La nostra posizione è frutto della cultura liberale, europeista, occidentale, che solo noi rappresentiamo nel panorama politico italiano. Il centrodestra è un’alleanza, non un partito unico e non lo diventerà mai. Quindi è ovvio che vi siano differenze di vedute. Tuttavia siamo sempre stati capaci, nelle stagioni di governo, di fare una sintesi».

Il nodo del governo di unità nazionale

Ma il passaggio dell’intervista sul quale è nato il malinteso non è quello appena riportato. Bensì, il seguente: «In caso di crisi, voi invocate elezioni. Non pensa che invece, alla luce dell’emergenza economica, si creerebbero le condizioni per un governo di unità nazionale? Voi ci stareste?», domanda Carmelo Lopapa di Repubblica.

Berlusconi risponde così: «Non credo che ne esistano le condizioni e non credo servirebbe all’Italia un governo con forze politiche antitetiche fra loro. Noi e i 5 Stelle, per esempio, abbiamo una visione diametralmente opposta su tutto. Se però in questo Parlamento si creassero davvero le condizioni per una maggioranza diversa, più efficiente, più rappresentativa della reale volontà degli italiani, andrebbe verificata, naturalmente prima di tutto con i nostri alleati».

L’intervista fa il giro del web

Titolo su Repubblica: «Berlusconi: “La crisi è grave. Pronti a entrare al governo con una nuova maggioranza”». A voi lettori il giudizio se sia stato o meno un titolo forzato, come definito da Giorgia Meloni. La notizia certamente c’era: molti altri quotidiani italiani l’hanno riportata, con titoli nel solco di quello di Repubblica o più distanti.

Qualche esempio: «Intervista a Silvio Berlusconi: “Sì a un governo con una nuova maggioranza, senza m5S”», dall’Huffington Post; «Governo, Berlusconi: “Noi e M5s antitetici. Se però si creano condizioni per una maggioranza diversa, va verificata”», dal Fatto Quotidiano. Stando così le cose, pareva delinearsi una nuova frattura interna alla coalizione, dal momento che la Lega, come anche Fratelli d’Italia, sono per la linea «elezioni subito».

Il botta e risposta Salvini – Forza Italia

La replica della Lega non si è fatta attendere: «La via maestra sono le elezioni. Mandare a casa un governo che blocca tutto è vitale per il futuro dell’Italia, certo sul Mes la posizione di Forza Italia è contro l’interesse nazionale italiano». Ed ecco la controreplica del partito di Berlusconi, da una nota Adnkronos. Risposta un po’ «forte», considerando che si accusano quasi gli alleati di superficialità: «Invitiamo le “fonti della Lega” a leggere il testo delle interviste senza fermarsi ai titoli. Se l’avessero fatto, avrebbero scoperto che il presidente Berlusconi non si è mai detto a favore di un governo di unità nazionale, ma, al contrario, ritiene che “non esistono le condizioni” e che qualunque decisione andrebbe comunque “verificata con gli alleati”».

«Lo stesso – prosegue la nota di Fi – dicasi sull’utilizzo dei fondi Mes che Forza Italia considera irrinunciabile, perché è senza condizioni, consente all’Italia di risparmiare, e che rappresenta l’unico tema sul quale, come recita l’intervista, “abbiamo opinioni diverse dai nostri alleati“. Il lavoro tra i leader di Forza Italia, Lega e Fdi prosegue in modo proficuo e non si interromperà certo per questo scivolone».

Pace fatta

Niente più che un incidente, insomma. «Berlusconi dice che non esistono le condizioni di un governo di unità nazionale? Allora siamo d’accordo, se non esistono le condizioni di un inciucio siamo d’accordo – ha chiosato Salvini -. L’unica via sono le elezioni. Occupiamoci di vita reale e non di comunicati stampa». Per Mariastella Gelmini, era solo «una fake news». Per Giorgia Meloni, tutta colpa di un «titolo forzato».

«Francamente – continua la leader di FdI – Berlusconi non dice “sono pronto a fare un’altra maggioranza” ma dice una cosa diversa: dice per noi la strada maestra è il voto e in ogni caso ne parleremo con gli alleati. Poi se ci fossero i margini per una maggioranza coesa, allora sarebbe un altro ragionamento. Berlusconi intende quello che intende dall’inizio della legislatura: come sapete la posizioni di Fi è sempre stata quella di dire: vediamo se c’è una maggioranza di centrodestra, magari allargata a qualche persona di buona volontà che può avere i numeri per governare. Quindi è una cosa ben diversa dal dire andiamo a fare il governo con 5 stelle Pd e chi più ne ha e più ne metta…».

Il centrodestra si ritroverà il 4 luglio in piazza del Popolo a Roma per la manifestazione «Insieme per l’Italia del lavoro». Per Meloni questo basta a sopire ogni polemica. «Sabato in piazza ci saremo tutti, come sempre ci siamo tutti quando alla fine si tratta di cose serie…».



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