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Corruzione: quanto è grande il fenomeno in Italia

2 Luglio 2020
Corruzione: quanto è grande il fenomeno in Italia

Spesso, le mazzette sono di importo modesto. In molti casi, non c’è la classica dazione di denaro ma altre contropartite per comprare i favori dei funzionari.

Tangenti, mazzette, accordi con politici, dirigenti o funzionari per “aggiustare” contratti pubblici, assunzioni nella pubblica amministrazione o pratiche varie: la cronaca rende spesso noti alcuni episodi, ma complessivamente quanto è grande e a quanto ammonta il fenomeno della corruzione in Italia?

Oggi, l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), l’organismo fino a poco tempo fa presieduto dal noto magistrato Raffaele Cantone e adesso dal docente universitario di diritto amministrativo Francesco Merloni, ha presentato alla Camera dei deputati la relazione annuale sull’attività svolta, dalla quale emerge la consistenza di questo grave e diffuso reato. Gli appalti pubblici valgono 170 miliardi di euro nel 2019, con una crescita record del 69% nel quadriennio, e che nel 2019 ne sono stati banditi quasi 154mila in tutta Italia.

Tangenti anche per poche centinaia di euro

«Emerge che il fenomeno corruttivo è piuttosto polverizzato e multiforme, e coinvolge quasi tutte le aree territoriali del Paese. Il valore della tangente è di frequente molto basso e assume sempre di più forme diverse dalla classica dazione di denaro, come l’assunzione di amici e parenti. Desta particolare allarme il fatto che la funzione pubblica sia venduta per molto poco, 2.000 o 3.000 euro, a volte anche per soli 50 o 100 euro», ha detto il presidente dell’Anac.

Non solo mazzette ma anche ristrutturazioni, buoni benzina, soggiorni e pranzi

A volte, il prezzo del reato è misero e non consiste nella classica “mazzetta” di soldi: «Tra le contropartite più singolari, riscontrate nel 21% dei casi esaminati, figurano ristrutturazioni edilizie, riparazioni, trasporto mobili, pasti, pernottamenti e buoni benzina. Pensate che in un caso segnalato quest’anno, in cambio di un’informazione riservata è stato persino offerto un abbacchio», ha detto Merloni nel corso del suo intervento alla Camera, per come ci riporta l’agenzia stampa Adnkronos.

L’Anac ha cercato di contrastare il fenomeno sottoponendo 239 casi a “vigilanza collaborativa”, analizzando 482 istanze di precontenzioso ed effettuando 30 ispezioni. Da queste attività sono emerse una serie di violazioni: «Sono 44 gli appalti per i quali l’Anac, fra il 2014 e il 2019, ha chiesto e ottenuto il commissariamento dalle prefetture competenti per vicende di matrice corruttiva», riferisce Merloni, evidenziando quattro casi emblematici avvenuti lo scorso anno: «I lavori per la manutenzione del depuratore del comune di Capistrello (l’Aquila), gli interventi di efficientamento energetico in una scuola di Piglio (Frosinone), l’affidamento di servizi socio-sanitari e assistenziali in provincia di Alessandria e Genova e il contratto di noleggio di alcuni mezzi da cantiere in provincia di Sondrio».

Anche a livello periferico si lavora: nel 2019 sono state 633 le interdittive antimafia comunicate dalle prefetture all’Anac, con un aumento del 10,5% rispetto al 2018. Il presidente Anac ritiene questo dato «molto preoccupante per il trend in continua crescita, che conferma che le organizzazioni criminali ricorrono sempre più spesso a sistemi corruttivi per raggiungere i loro scopi, approfittando anche delle situazioni emergenziali come quella in corso, con effetti devastanti sul sistema economico e sulle imprese sane, già pesantemente colpite dalla crisi».

Il presidente Anac ha anche fatto una nota polemica quando ha affermato che il decreto sblocca cantieri emanato dal Governo non ha portato «nessun beneficio concreto: a fronte di una crescita del mercato del 23%, quella degli appalti sotto soglia, oggetto delle semplificazioni normative, è stata di poco oltre il 10% e il dato non deve stupire più di tanto; i cantieri più piccoli non avevano alcuna necessità di sblocco, perché già ci sono gli strumenti per avviare e chiudere velocemente le gare dopo il provvedimento del 2019» ed ha aggiunto che «vi è ora il rischio di uno sblocca cantieri-bis, con le stesse problematiche».

Merloni ha rilevato che «i problemi vanno ricercati nelle fasi preliminari all’affidamento dei lavori, ad esempio, nella carente programmazione e progettazione, e in quella successiva dell’esecuzione, spesso frenata da apposizione di riserve e varianti, da incrementi di costi e da contenziosi che finiscono per ritardare pesantemente la conclusione delle opere». Ma «migliorare la legislazione è inutile se non si lavora anche sulla qualità delle amministrazioni» e qui l’Anac suggerisce di «realizzare un massiccio investimento pubblico volto a innalzare, con nuovo personale ad elevata competenza e con un rilancio dell’utilizzo delle tecnologie informatiche e della digitalizzazione, la qualità delle pubbliche amministrazioni, partendo dall’assunzione di tecnici assegnati con procedure rapide».

L’Autorità ha anche messo a punto negli ultimi mesi una serie di iniziative per fronteggiare la situazione di crisi e alleggerire il lavoro delle pubbliche amministrazioni. Fra le principali, «l’esonero dal versamento del contributo da versare in sede di gara per tutto il 2020 (circa 40 milioni di risparmio per imprese e amministrazioni); la richiesta al governo di consentire il pagamento anche dei lavori effettuati per i cantieri sospesi a causa dell’emergenza, così da attenuare la carenza di liquidità delle imprese; un ‘vademecum‘ per effettuare appalti rapidi in base alle norme vigenti; semplificazioni sull’acquisizione di buoni spesa e sugli acquisti di generi alimentari e di prodotti di prima necessità da parte delle amministrazioni».

Infine, Merloni ha esortato a mantenere alta l’attenzione ed ha sottolineato l’importanza della prevenzione: « Il sistema non funziona meglio togliendo le regole. La normativa anticorruzione non è un inutile aggravio, non è solo adempimento formale. Abbassare la guardia e alimentare la percezione generale che il problema della corruzione non sia poi così rilevante, soprattutto in un periodo di emergenza come quello che stiamo vivendo, sarebbe un grave errore e un arretramento rispetto agli importanti passi avanti compiuti».



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