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Danni auto per buche stradali: chi li paga?

2 Luglio 2020
Danni auto per buche stradali: chi li paga?

Risarcimento danni occorsi al pedone che cade in una buca sulla strada o all’automobilista per le ruote che finiscono in una crepa sull’asfalto: regole da seguire per il risarcimento.

Chi paga i danni all’auto per buche stradali? A chi chiedere il risarcimento e, in caso di rifiuto, a chi fare causa? 

Non c’è automobilista che non abbia dovuto sostituire uno pneumatico per colpa di una voragine apertasi sull’asfalto. Il più delle volte, si ingoia il boccone amaro e si seppellisce il problema pagando la fattura al gommista. Ma c’è chi non ci sta e decide di portare avanti una piccola battaglia legale contro il responsabile del danno. Già, ma chi è? E come agire per far valere i propri diritti? Si tratta di informazioni importanti che deve conoscere innanzitutto il cittadino prima ancora del suo avvocato: al primo, infatti, è consentito procedere, in prima battuta, a una richiesta di risarcimento “stragiudiziale”, ossia tentata a mezzo di una raccomandata a.r. o una pec (posta elettronica certificata). 

Cerchiamo di fare il punto della situazione. Vediamo, più nel dettaglio, chi paga i danni auto per buche stradali.

La responsabilità per le buche stradali

Il Codice della strada stabilisce che l’amministrazione titolare del suolo è tenuta anche alla manutenzione delle strade e a far sì che le stesse non costituiscano pericolo per pedoni o conducenti di auto, moto, biciclette, monopattini, ecc. Questo, ovviamente quando si tratta di suolo pubblico. La stessa norma è applicabile anche nel caso di via privata: in tale ipotesi, la responsabilità ricadrà sul relativo titolare.

Da questa regola deriva, in capo al proprietario della strada, una responsabilità di tipo «oggettivo» (ossia a prescindere da colpa o malafede) per tutti i danni causati a terzi da eventuali insidie stradali. 

Per come c’era da aspettarsi, tale principio è stato “sfruttato” da più parti per ottenere indebiti risarcimenti anche per danni evitabili o comunque non imputabili alla pubblica amministrazione. Sicché, la giurisprudenza ha dovuto, per forza di cose, stringere i rubinetti. Oggi, pertanto, il risarcimento danni da buche stradali può essere richiesto solo a condizione che la buca costituisca una “insidia” o un “trabocchetto”: in altre parole, deve trattarsi di un ostacolo non visibile con l’ordinaria diligenza, da parte di un uomo medio.

Con questa precisazione i giudici hanno voluto escludere il diritto al risarcimento per chi cammina distratto o guida con gli occhi non puntati verso la strada. 

Risultato: tanto più è grande la buca, tanto più evidente è lo stato di dissesto della strada, tanto meno nascosta è l’insidia, tanto minori saranno le possibilità di vedersi indennizzare il danno subito per la caduta accidentale.

Chi paga i danni per le buche stradali?

Da quanto abbiamo appena visto è chiaro che a pagare i danni auto per buche stradali è il proprietario della strada, sia questi un soggetto pubblico (un’amministrazione come l’Anas o un ente locale come la Regione, la Provincia o il Comune) o un soggetto privato.

Compito del danneggiato è individuare questo soggetto, informazione che può essere reperita ad esempio anche tramite i carabinieri o la polizia intervenuti nel luogo del sinistro. 

Il più delle volte, però, le buche stradali sono quasi sempre presenti in strade di proprietà comunale o provinciale. Sarà a quest’ente che andrà presentata la richiesta di risarcimento. Richiesta che andrà corredata con le opportune evidenze quali:

  • l’indicazione del giorno e dell’ora in cui si è verificato il danno;
  • l’indicazione del preciso tratto di strada ove è avvenuta la caduta nella buca stradale;
  • le prove fotografiche della buca stradale e del danno (fisico o al veicolo) subito;
  • l’indicazione di eventuali testimoni in grado di confermare che il danno è stato determinato solo e unicamente dalla buca stradale e non da altre ragioni;
  • nel caso di danni fisici, anche i certificati medici e del pronto soccorso.

La prova della caduta nella buca stradale

Spesso si crede che, per ottenere il risarcimento del danno per la caduta da buca stradale basti dimostrare l’esistenza della buca (insidiosa e nascosta) e i danni riportati (siano essi fisici o al veicolo). Invece, non basta. La giurisprudenza richiede un’ulteriore e più difficile prova: quella del cosiddetto “nesso di causalità” (o «rapporto di causa ed effetto»). Il danneggiato deve cioè dimostrare di essersi fatto male proprio a causa della buca stradale e non di altre e differenti ragioni, anche se concomitanti. Ad esempio, una persona che cade a terra su una buca perché ha le scarpe slacciate o perché viene spinta dal passante dietro di lui non può chiedere il risarcimento al Comune, così come non può chiederlo il proprietario della moto che finisce sulla buca solo perché il freno, a causa di un guasto, non è riuscito a fermare in tempo il mezzo.

Una prova di questo tipo è certamente complicata da raggiungere e, spesso, richiede la dichiarazione di almeno un testimone che possa affermare di aver visto l’incidente e di poter confermare che la causa sia stata solo e unicamente l’insidia stradale.



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