Liti tributarie: difensore obbligatorio?

3 Luglio 2020 | Autore:
Liti tributarie: difensore obbligatorio?

Quali sono le controversie in cui si può stare in giudizio da soli, senza bisogno di assistenza tecnica. Le regole da seguire e gli adempimenti da effettuare.

Ti è arrivata una cartella esattoriale o un avviso di accertamento e vorresti impugnarla presentando ricorso in Commissione tributaria. Sei consapevole delle tue buone ragioni, pensi di essere in grado di saper difendere anche da solo i tuoi diritti e vorresti evitare di ricorrere all’avvocato o al commercialista.

Ma non sai se in questi casi puoi stare in giudizio da solo e, se sì, quali sono precisamente i casi in cui questa possibilità è ammessa. Ovviamente ti preoccupi in anticipo perché vuoi evitare il rischio che la tua causa venga giudicata inammissibile proprio per l’assenza del necessario patrocinio del difensore; ma preferisci anche chiarirti subito il dubbio in modo di rivolgerti a lui soltanto se non puoi farne a meno.

In questo articolo scoprirai quando il difensore è obbligatorio nelle liti tributarie e quando invece la sua assistenza non è indispensabile. Ma devi sapere subito che il processo tributario presenta anche una serie di adempimenti formali, quindi non basta avere validi argomenti a proprio favore ed essere in grado di esporli bene per iscritto, ma serve anche conoscere in maniera approfondita i meccanismi processuali.

Ad esempio, un errore nella notifica del ricorso o nel deposito degli atti in Commissione può costare caro e farti rischiare di perdere la causa in partenza, perché il giudice rileverà che non è stato posto in essere un adempimento essenziale prescritto a pena di invalidità della costituzione in giudizio o di inammissibilità del ricorso, che non potrà essere esaminato nel merito. Inoltre ci sono alcuni tipi di cause che sembrano semplici ma in realtà richiedono una conoscenza tecnica profonda per riuscire a individuare, e ad esprimere, i vizi dell’atto che possono portare al suo annullamento.

Il processo tributario

Il processo tributario inizia proponendo ricorso contro l’atto impositivo, quello che contiene la pretesa tributaria che intendi impugnare: un avviso di accertamento o di liquidazione di imposte, una cartella o un’intimazione di pagamento.

La procedura è la stessa per ogni tipo di tributo, dall’Irpef all’Iva, dall’Ires all’Iva all’imposta di registro o sulle successioni, compresi quelli regionali (come la tassa automobilistica), provinciali e comunali (l’Imu e le altre tasse locali), comprese le sanzioni e gli interessi.

Il ricorso va presentato alla Commissione tributaria provinciale territorialmente competente ma prima di depositarlo va notificato, entro 60 giorni dal ricevimento mediante notifica, all’Ente impositore (come l’Agenzia delle Entrate o quella delle Dogane e dei Monopoli, la Regione o il Comune) o all’Agente di riscossione che lo ha emesso (Agenzia Entrate Riscossione o gli altri soggetti abilitati a riscuotere i tributi).

Al momento del deposito del ricorso in Commissione, insieme alla nota di iscrizione a ruolo (un modello in base al quale la segreteria registrerà la causa e il presidente fisserà l’udienza nella quale si deciderà la tua istanza di annullamento dell’atto impugnato), bisognerà provare l’avvenuta notifica, producendo l’avviso di ricevimento della raccomandata o il timbro di deposito presso l’Ufficio, se effettuato a mano, o la ricevuta di avvenuta consegna della Pec.

Dallo scorso anno, il processo tributario è diventato in massima parte telematico ma, come vedrai tra poco, fanno eccezione proprio le cause per le quali si può stare in giudizio senza difensore. Non dimenticare che per le controversie fino a 50mila euro di valore è prevista la procedura obbligatoria di reclamo-mediazione.

I difensori abilitati

Nel processo tributario, non esistono solo gli avvocati: tra le categorie di difensori abilitati che possono assistere le parti [1] in tutte le controversie tributarie ci sono anche i dottori commercialisti (iscritti nella sezione A dell’albo) e i consulenti del lavoro. Possono patrocinare le cause anche gli ex dipendenti pubblici (come i dirigenti delle Agenzie fiscali o gli ufficiali della Guardia di Finanza o i funzionari statali e degli Enti locali) in pensione da due anni, purché abbiano almeno 20 anni di servizio, nell’ultimo decennio abbiano svolto attività relative ai tributi e siano iscritti in un apposito elenco del ministero dell’Economia e Finanze.

Gli ingegneri, gli architetti, i geometri, i periti industriali, gli agronomi, agrotecnici e periti agrari e gli spedizionieri doganali sono abilitati, purché iscritti al rispettivo albo professionale, alla difesa solo per i contenziosi che vertono sulle specifiche materie di loro pertinenza, come il classamento di terreni e immobili e gli estimi catastali. Dal 2019, anche i dipendenti dei Caf possono assistere i contribuenti limitatamente alle cause che derivano dagli adempimenti effettuati dal loro centro di assistenza fiscale.

Quando non occorre il difensore

Anche nel processo tributario c’è un limitato novero di cause nelle quali ci si può difendere da soli, cioè è possibile stare in giudizio personalmente senza bisogno dell’assistenza di un avvocato o di un altro difensore abilitato rientrante nelle categorie che abbiamo appena esaminato.

Si tratta delle controversie che non superano i 3.000 euro di valore. Questa soglia è calcolata sulla base dell’importo del tributo richiesto, al netto degli interessi e delle sanzioni. Ad esempio, un avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate che quantifica l’Irpef dovuta e non versata in 2.500 euro, ai quali si aggiungono 750 euro di sanzioni e 100 di interessi, oltrepassa nel totale i 3mila euro, ma l’ammontare dell’imposta rientra nel limite e così la difesa personale è ammessa.

Inoltre, per questo tipo di cause il processo tributario telematico è facoltativo e non obbligatorio. Se preferisci, potrai notificare il ricorso, anziché con la Pec (posta elettronica certificata) mediante raccomandata con avviso di ricevimento (in plico, senza busta) all’Ente impositore o all’Agente di riscossione che ha emesso l’atto da impugnare in giudizio; se intraprenderai la strada del processo telematico, però, non potrai proseguire il processo con la modalità tradizionale.

Infine, se per la tua qualifica professionale rientri già in una delle categorie che abbiamo indicato nel paragrafo precedente, potrai difenderti da solo per le controversie tributarie di qualsiasi valore che ti riguardano, senza necessità di rivolgerti ad un collega.


note

[1] Ai sensi dell’art. 12, comma 3, lett. a), b) e c) del D. Lgs. 546/1992.


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