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Incauto acquisto e ricettazione: differenze

3 Luglio 2020 | Autore:
Incauto acquisto e ricettazione: differenze

Acquisto di un bene di dubbia provenienza: quando c’è incauto acquisto e quando ricettazione? Quali sono le principali differenze?

Comprare prodotti a buon prezzo non è sempre un affare: anzi, a volte c’è il rischio che il bene acquistato sia stato venduto a prezzo stracciato perché è il frutto di un reato, ad esempio di un furto. In casi del genere, non solo colui che vende la cosa provento di un delitto commette un illecito, ma si macchia di un reato anche chi effettua l’acquisto, perfino se, al momento della compera, è in buona fede. I reati che possono sorgere dall’acquisto di un bene proveniente da un reato sono due: l’incauto acquisto e la ricettazione. Quali sono le differenze?

Sin da subito possiamo dire che, mentre l’incauto acquisto è una contravvenzione, cioè un reato minore punito con pena molto blanda e suscettibile di cadere presto in prescrizione, la ricettazione è invece un delitto molto serio, punito con la reclusione fino a otto anni (in alcuni casi, anche di più). Da tanto si evince come la ricettazione costituisca un reato molto più grave dell’incauto acquisto e, pertanto, per integrarlo occorre una partecipazione psicologica ben più intensa rispetto all’incauto acquisto.

Quanto appena detto può costituire un valido punto di partenza per spiegare, in modo semplice e chiaro, quali sono le principali differenze tra l’incauto acquisto e la ricettazione.

Incauto acquisto: cos’è e quand’è reato?

L’incauto acquisto è il reato che commette colui che, senza averne prima accertata la legittima provenienza, acquista o riceve a qualsiasi titolo cose, che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per la entità del prezzo, si abbia motivo di sospettare che provengano da reato [1].

Commette il reato di incauto acquisto colui che compra (o soltanto riceve) cose che risultano in maniera abbastanza evidente di provenienza sospetta: pensa ad esempio alla borsa firmata comprata a pochi euro su una bancarella.

Perché si integri il reato non è necessaria la consapevolezza o il sospetto effettivo che il prodotto acquistato sia frutto di un reato: è sufficiente che, per le circostanze oggettive della vendita o delle caratteristiche del bene, il sospetto circa la provenienza illecita sorga in capo a un uomo dalla norma avvedutezza.

Ciò significa che risponderà del reato di incauto acquisto anche colui che, in perfetta buona fede, ha acquistato un bene provento di un crimine pensando invece che si tratti di un semplice affare.

L’incauto acquisto, dunque, punisce la particolare negligenza dell’acquirente, negligenza che, agli occhi della legge, non è scusabile.

Tizio, persona molto ingenua, acquisto nel retro di un locale abbandonato un orologio di marca a un prezzo ridicolo. Pur non sospettando affatto che possa trattarsi di un orologio rubato o proveniente da altro reato, egli risponde del reato di incauto acquisto.

Ricettazione: cos’è?

Il reato di ricettazione è commesso da chi, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto, o comunque si intromette nel farle acquistare, ricevere od occultare [2].

La ricettazione è punita con la reclusione da due ad otto anni e con la multa da 516 a 10.329 euro; nei casi di ricettazione aggravata, la pena è aumentata. Nelle ipotesi di lieve entità, invece, la pena non è mai superiore a sei anni.

Ricettazione: differenze con l’incauto acquisto

Pur essendo molto simile all’incauto acquisto, la ricettazione se ne differenzia per diversi aspetti:

  • trattandosi di delitto, la ricettazione può essere commessa solamente da chi abbia la consapevolezza della provenienza delittuosa del bene, oppure abbia un serio dubbio su di essa. In altre parole, si risponde per ricettazione solamente a titolo di dolo [3]. Per di più, occorre che il ricettatore agisca col fine di trarre un profitto dall’operazione (dolo specifico);
  • la ricettazione si prescrive non prima di otto anni, mentre per l’incauto acquisto bastano cinque anni;
  • la ricettazione può avere ad oggetto solamente beni provenienti da delitto. Ciò vuol dire che sono escluse tutte le cose che sono il derivato di contravvenzioni, cioè di reati minori (getto pericoloso di cose, molestie telefoniche, ecc.).

Incauto acquisto e ricettazione: conclusioni

Da quanto appena detto, si evincono le seguenti conclusioni:

  • nessuno può essere condannato per ricettazione se non è dimostrato il dolo o, quanto meno, il dolo eventuale, cioè la consapevolezza (o il più che fondato sospetto) che il bene acquisto sia di provenienza illecita;
  • escludono la ricettazione quelle circostanze che fanno intuire la buona fede dell’acquirente e, dunque, l’assenza del dolo. Secondo la giurisprudenza [4] non sussiste il dolo tipico della ricettazione quando vi siano elementi che facciano pensare alla volontà assolutamente trasparente dell’acquirente di comprare un bene in piena legalità, elementi che possono essere costituiti anche dal canale di acquisto (store online affidabili, come Amazon, ad esempio) e dalle trasparenti modalità di pagamento (carta di credito, bonifico, ecc.);
  • la consapevolezza della provenienza illecita può desumersi anche dalla qualità delle cose, nonché dalle condizioni del venditore o dal prezzo del bene. Nel caso della ricettazione, però, i sospetti sulla cosa devono essere così gravi e univoci da generare in qualsiasi persona di media levatura intellettuale, e secondo la comune esperienza, la certezza che non possa trattarsi di cose legittimamente detenute da chi le offre.

note

[1] Art. 712 cod. pen.

[2] Art. 648 cod. pen.

[3] Cass., sent. n. 4170/2007.

[4] Cass., sent. n. 41448 del 16.08.2018.

Autore immagine: Depositphotos.com


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