Scioglimento delle nozze: niente tasse

3 Luglio 2020 | Autore:
Scioglimento delle nozze: niente tasse

Chiarimento dell’Agenzia delle Entrate: che si tratti di sentenza ecclesiastica o di tribunale ordinario, non si paga alcun tipo di imposta.

Non si pagano le tasse su una sentenza ecclesiastica di scioglimento del matrimonio: tale deliberazione è esente dall’imposta di bollo e dall’imposta di registro, al pari di quello che succede nella giustizia ordinaria. Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate rispondendo ad una richiesta del ministero istante.

Il ministero, infatti, sosteneva che le sentenze ecclesiastiche non producono effetti nell’ordinamento italiano se non a seguito del giudizio di delibazione, che riveste la decisione ecclesiastica di efficacia esecutiva anche nel nostro ordinamento. Il ministero, però, non condivide il parere secondo cui anche per i provvedimenti di delibazione delle sentenze dei tribunali ecclesiastici è prevista l’esenzione fiscale stabilita per «gli atti, i documenti e i provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili del matrimonio».

Non è di questo avviso l’Agenzia delle Entrate, secondo cui l’esenzione che agevola l’accesso alla tutela giurisdizionale in un momento di crisi familiare, e in ragione di interessi superiori, deve essere interpretata in maniera allargata.

Quello che l’Agenzia intende precisare, dunque, è che gli atti e i documenti citati dal ministero, cioè quelli che riguardano il procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili del matrimonio sono esenti dall’imposta di bollo e di registro «e da ogni tipo di tassa», come previsto dalla legge, indipendentemente dal fatto che si tratti di una sentenza ecclesiastica o di un tribunale ordinario.

Scrive l’Agenzia nella sua risposta: «La genericità dell’espressione “cessazione degli effetti civili del matrimonio” comporta che la stessa possa riferirsi sia alla delibazione, in sede di Corte d’Appello, della sentenza ecclesiastica che dichiara la nullità del matrimonio canonico, sia alla pronuncia, ad opera dell’autorità giudiziaria ordinaria, di nullità del matrimonio civile e di nullità del matrimonio contratto in forma canonica e trascritto. In tal senso – conclude l’Agenzia delle Entrate – potrebbe non assicurare una parità di trattamento un eventuale trattamento fiscale della sentenza di delibazione diverso rispetto a quello della sentenza pronunciata all’esito del giudizio di separazione o divorzio».



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