Medici contagiati Covid restano senza risarcimento

3 Luglio 2020
Medici contagiati Covid restano senza risarcimento

L’Inail riconosce l’infezione come infortunio solo agli ospedalieri; le assicurazioni la negano. Così i professionisti sanitari convenzionati rimangono senza tutela.

Li avevano definiti gli eroi in camice bianco e infatti lo sono stati: 171 medici, 40 infermieri e 14 farmacisti sono morti durante la pandemia di Coronavirus in Italia, senza contare tutti i contagiati durante il lavoro e poi guariti. Ma alle parole di apprezzamento nei loro confronti non è seguito un riconoscimento tangibile: molti di loro sono rimasti senza risarcimento.

Sono i medici convenzionati che operano sul territorio: è una vasta categoria che comprende i medici di famiglia, quelli di medicina generale, gli specialisti ambulatoriali e i pediatri. A differenza dei loro colleghi che lavorano negli ospedali, sono rimasti privi di tutela assicurativa. «Le assicurazioni non pagano, l’Inail non può», dice la Fismu (Federazione italiana sindacale medici uniti), che ha lanciato un nuovo appello al premier Conte, al ministro della Salute Roberto Speranza e alle istituzioni.

«Nessuno ha recepito la nostra denuncia sul non riconoscimento di Covid come infortunio per i camici bianchi del territorio, quindi da indennizzare. Si intervenga per onorare davvero i medici vittime della pandemia», dice all’Adnkronos Salute il segretario generale di Fismu, Francesco Esposito, rimarcando che la Federazione già ad aprile aveva chiesto il riconoscimento dell’infortunio sul lavoro per queste categorie di medici convenzionati e del territorio.

«Una denuncia – sottolinea Esposito – caduta nel dimenticatoio. Avevamo spiegato, a seguito di una chiara circolare dell’Inail del 3 aprile, e forti di un parere legale dell’avvocato Antonio Puliatti, che in assenza di un intervento legislativo saremmo andati incontro a questa drammatica e grave situazione. Medici di serie A e medici di serie B. Eroi con tutele per infortunio e altri vittime senza diritti e indennizzi».

In base alla legge, i contagi Covid sul luogo di lavoro sono trattati come infortunio ma questa particolare tutela è riservata a chi è inquadrato nelle strutture sanitarie, pubbliche o private, con un contratto di lavoro dipendente: medici ospedalieri, infermieri, operatori socio-sanitari o assistenziali ed anche il personale non qualificato nei servizi sanitari, come ausiliari, barellieri e portantini.

Così l’indennizzo Inail in caso di morte o di invalidità permanente spetta solo a costoro (per i deceduti, ai familiari) mentre i medici di famiglia e gli altri professionisti sanitari che operano in regime di convenzione con il Ssn, pur entrando a contatto con i pazienti e dunque avendo il rischio di contrarre l’infezione, non sono coperti dall’Inail. Ma anche le loro assicurazioni private gli negano il riconoscimento, perché, a differenza dell’Istituto, in base alle norme contrattuali previste in polizza non inquadrano il Covid nella categoria degli infortuni.

«Le assicurazioni private hanno sempre escluso tutte le malattie infettive dall’indennizzo, a meno che non siano collegate direttamente a una lesione subita in precedenza», spiega al Corriere della Sera Patrizio Rossi, sovrintendente sanitario nazionale dell’Inail, osservando che «questo è un concetto ormai superato di fronte a una malattia che di per sé costituisce a tutti gli effetti un evento lesivo conseguente a una causa violenta-rapida-esterna».

Pina Onotri, segretario generale del Sindacato medici italiani (Smi) chiede che «Il riconoscimento dell’infortunio per i medici di Medicina generale, nel caso di decesso da Coronavirus deve essere previsto dall’Inail e anche dalle assicurazioni private, che al pari dell’istituto pubblico, non presumono questa copertura». Il Parlamento e il ministro del Lavoro dovranno intervenire «per concretizzare un impegno degli istituti assicurativi pubblici e privati per una copertura ai medici di Medicina generale e alle altre professioni mediche, ammettendo il pieno indennizzo in caso di decesso causato dal Coronavirus».

Si tratta «di un riconoscimento di un diritto dovuto a chi ha sacrificato la propria vita a difesa della salute dei cittadini», continua Onotri. «Restiamo infatti basiti davanti alla notizia che i medici di Medicina generale, pediatri di libera scelta e altri professionisti medici, che hanno subito tanti contagiati e morti nel corso della pandemia da Coronavirus non siano coperti dall’assicurazione in caso di decesso» e sottolinea che bisogna «estendere le tutele sul lavoro al contagio da virus e farlo rientrare nei casi di infortunio sul lavoro, pensare ad uno strumento normativo adeguato che riconosca ai medici convenzionati le tutele previste per tutti gli altri lavoratori».

Il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, in un tweet definisce «incredibile» la vicenda per cui né l’Inail né le assicurazioni private riconoscono l’infezione come infortunio ai medici di base ed ai farmacisti morti a causa del Covid, e così non intendono pagare nessun risarcimento.

Sul sito della Fnomceo, la Federazione nazionale dei medici Chirurghi e degli Odontoiatri, al termine della lunga pagina dedicata ai medici caduti nel corso dell’epidemia di Covid-19, si legge una poesia di Giuseppe Ungaretti, scritta durante la prima guerra mondiale, intitolata «Non gridate più». Il primo verso esordisce con la frase «Cessate d’uccidere i morti».

Leggi anche “assicurazione contro gli infortuni: giurisprudenza“.



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