Perché avremmo un disperato bisogno del bonus psicologo

3 Luglio 2020
Perché avremmo un disperato bisogno del bonus psicologo

Uomini e donne sull’orlo di una crisi di nervi. Per gestire la pesante eredità del Coronavirus, tra ipocondria e difficoltà economiche, agli italiani servirà un sostegno. 

Un aiuto ad aiutarsi: vuole essere questo il cosiddetto «bonus psicologo», la proposta di un gruppo di professionisti da Lazio, Campania, Toscana e Piemonte che si occupano di assistenza a chi si trova in uno stato di disagio emotivo. Hanno lanciato una petizione per migliorare l’assistenza psicologica in Italia; è indirizzata ai ministri della Salute, del Lavoro, degli Affari regionali e anche all’Associazione nazionale comuni italiani, per richiamare l’attenzione sul rischio concreto che l’assistenza psicologica sia appannaggio solo di chi può permettersela. Il bonus sarebbe un servizio ai cittadini per fare in modo che, chi ne ha bisogno, possa disporre di una somma da utilizzare con psicologi – psicoterapeuti liberi professionisti per avere supporto nell’emergenza sanitaria attuale.

Un esercito di psicologi contro i disturbi da lockdown

Il documento che contiene la proposta prende il nome di «Potenziamento psicologi nel Sistema sanitario nazionale» e muove proprio dalla constatazione che, nonostante l’assistenza psicologica sia un diritto riconosciuto, solo il 20% degli psicologi italiani lavora con contratti strutturati e in convenzione col Servizio sanitario nazionale. Chi ha bisogno di fare psicoterapia si rivolge generalmente a privati. E il periodo post-Covid si presenta come estremamente difficile da gestire, dal punto di vista della salute mentale.

Nei giorni scorsi, la Società italiana di psichiatria aveva lanciato l’allarme sull’ondata di nuovi casi: si parla di qualcosa come trecentomila persone che potrebbero soffrire di disturbi psichici, aggravati o sviluppati ex novo, a causa delle conseguenze del lockdown (leggi l’articolo: “I disturbi psichici saranno la prossima emergenza“).

Privati, psicofarmaci o niente

Una preoccupazione che gli psicologi condividono, segnalando nel documento un aumento di nuove psicopatologie e l’acuirsi di quelle già diagnosticate. In pratica, solo chi potrà permetterselo si curerà o farà ricorso a psicofarmaci.

A meno che, come suggerisce il gruppo di psicologi autori della petizione, che per ora ha raccolto dodicimila firme, non si intervenga potenziando l’assistenza sanitaria psicologica pubblica, integrando la figura dello psicologo nel Servizio sanitario nazionale. Il che prevederebbe una serie di assunzioni.

Più psicologi nella sanità pubblica

Tra le altre richieste contenute nel documento, la modifica al dl Rilancio, per fare in modo che sia prevista la presenza dello psicologo in équipe territoriali, accanto a medici, pediatri, infermieri e assistenti sociali, «per garantire – si legge nel documento – assistenza psicologica ai cittadini contagiati, a cittadini non contagiati per la gestione di difficoltà di vita quotidiana generate dalle restrizioni da Covid-19 ma anche alla cittadinanza con fragilità, condizione aggravatasi con l’emergenza in corso. Ciò in attesa che ogni cittadino abbia a sua disposizione lo “psicologo di famiglia”».

I firmatari chiedono anche che si provveda a incrementare le collaborazioni libero professionali per psicologi nella scuola, in tutti i gradi di istruzione, per fornire assistenza ad alunni e personale scolastico, nei tribunali, nelle carceri, nelle forze armate e dell’ordine e nei luoghi di lavoro.

«Abbiamo segnalato più volte la carenza strutturale di psicologi nel Sistema sanitario nazionale – ha detto all’Adnkronos David Lazzari, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi. La situazione era già difficile prima, in condizioni di normalità, ma ora è diventata insostenibile. Molti cittadini non riescono a ottenere l’assistenza di cui avrebbero bisogno. E non tutti possono rivolgersi in ambito privato. Serve un vero piano per l’assunzione di professionisti nelle strutture pubbliche».



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