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Stalking: quando procedere in maniera decisa

14 Novembre 2020 | Autore:
Stalking: quando procedere in maniera decisa

Minacce o molestie: quando è stalking e quando non lo è? In quali casi lo stalking è più grave e occorre sporgere subito denuncia?

Da quando, nel 2009, è stato introdotto il reato di stalking, i casi di atti persecutori segnalati alle autorità sono stati tantissimi, in numero crescente ogni anno. Da un lato, ciò significa che, in Italia, sono purtroppo tante le vittime degli stalker; dall’altro, però, spesso si assiste a un abuso della denuncia per stalking, in quanto ci sono persone che fanno ricorso alla denuncia per atti persecutori anche quando, in effetti, non c’è stata alcuna persecuzione. Con questo articolo cercheremo di capire quando bisogna procedere in maniera decisa per il reato di stalking.

La legge è in realtà molto chiara nell’individuare le condizioni indispensabili affinché si possa procedere con una denuncia/querela per stalking: non è sufficiente solamente la condotta persecutoria, ma occorre che a tale comportamento seguano determinati eventi. Dunque, se ricevi continuamente telefonate sgradite dalla stessa persona, non per forza può scattare il reato di stalking. Facciamo allora chiarezza su questo particolare delitto e cerchiamo di comprendere quando bisogna sporgere denuncia per il reato di stalking senza alcuna esitazione.

Stalking: che reato è?

Lo stalking è il delitto che commette colui che, con molteplici minacce o molestie, pone in essere una condotta persecutoria nei confronti di una persona [1].

Affinché possa integrarsi questo reato, però, è necessario che si verifichi almeno uno degli eventi presi in considerazione dalla legge, e cioè che la vittima:

  • tema per la propria o per l’altrui incolumità;
  • viva in un perdurante stato di ansia o di paura;
  • sia costretta a modificare le proprie abitudini di vita.

Per tali ragioni, lo stalking è un reato di evento, nel senso che le sole condotte moleste o minacciose, se non  riescono a incidere sulla vita della vittima, non sono idonee a integrare questo delitto.

Per la precisione, l’evento che deve scaturire dallo stalking è proprio uno dei tre appena elencati, e cioè il timore per l’incolumità, il grave stato d’ansia ovvero la modifica delle proprie abitudini di vita.

Detto in maniera ancora più elementare, all’azione dello stalker deve seguire uno di questi effetti.

Stalking: quando non è reato?

Da quanto detto nel precedente paragrafo si evince chiaramente che non ogni tipo di disturbo, minaccia o molestia, seppur ripetuta nel tempo, è suscettibile di far sorgere il reato di stalking.

Innanzitutto, sicuramente non è stalking se la minaccia o la molestia è isolata oppure si è ripetuta ma a distanza di molto tempo (ad esempio, dopo un anno dal primo episodio).

Per quanto riguarda la “quantità” di molestie, cioè il numero di episodi sufficienti a far integrare il reato, per la giurisprudenza [2] integrano il delitto di atti persecutori anche due sole condotte, come tali idonee a costituire la reiterazione richiesta dalla norma incriminatrice.

Invece, un solo episodio, per quanto grave e anche da solo capace di determinare il grave e persistente stato d’ansia e di paura che è indicato come l’evento del reato, non è sufficiente a determinare la lesione del bene giuridico protetto dalla norma in esame.

Dunque, una persona che riceve una minaccia di morte potrà sicuramente sporgere denuncia alle autorità, ma non per il reato di stalking.

Inoltre, la semplice reiterazione delle minacce o delle molestie (pensa alle numerose chiamate nel cuore della notte) non sono sufficienti di per sé a far scattare lo stalking se, come detto nel primo paragrafo, non si verifica uno degli eventi previsti dalla legge, e cioè: lo stato d’ansia e di timore ingenerato nella vittima; la paura per la propria o per l’altrui incolumità; la modifica dello stile di vita.

Per sapere in maniera più dettagliata quando non è stalking, ti rinvio alla lettura dell’articolo dedicato a questo specifico argomento.

Stalking: quando è sicuramente reato?

Non ci sono dubbi che bisogna procedere senza indugio con una denuncia/querela per stalking in tutte le ipotesi in cui la vittima non solo subisca le continue molestie e/o minacce da parte di altri, ma si trovi a dover fare i conti con seri cambiamenti all’interno della propria vita.

Pensa alla vittima di persecuzione che non possa più frequentare determinati ambienti per timore di incontrare il suo aguzzino, oppure alla persona che tema per la propria incolumità fisica a seguito di numerosi avvertimenti ricevuti per telefono.

Secondo la Cassazione [3], per aversi il reato di stalking non è necessario nemmeno un incontro fisico tra vittima e carnefice, essendo sufficienti pochi messaggi via WhatsApp ed una telefonata dal tono minaccioso, che portano a modificare le abitudini della persona offesa.

Si può denunciare lo stalking anche in caso in cui le minacce o le molestie siano implicite nella condotta di danneggiamento del criminale: secondo la Corte di Cassazione [4], anche due episodi di danneggiamento di un proprio bene (pensa all’autovettura) sono idonei a integrare il reato di stalking, purché essi siano in grado di spaventare seriamente la vittima o di farle cambiare abitudini di vita.

Stalking: quando procedere senza indugio?

Nonostante in presenza di stalking sia sempre consigliabile affrettarsi a sporgere denuncia, ci sono casi particolarmente preoccupanti che, in ragione anche dell’allarme sociale che hanno destato in questi anni, debbono essere ritenuti più gravi di altri. In ipotesi del genere, occorre procedere in maniera decisa e denunciare immediatamente lo stalking.

Parliamo innanzitutto dei casi in cui lo stalker manifesti chiaramente un’intenzione omicida nei confronti della vittima. Se le minacce reiterate mostrano in modo incontrovertibile l’intenzione di voler uccidere la vittima, allora non c’è un attimo da perdere: occorre sporgere denuncia immediatamente.

Lo stesso dicasi nelle ipotesi in cui lo stalker sia stato legato, in passato, da una relazione sentimentale con la vittima. Le statistiche dimostrano che questi casi sono i più pericolosi, in quanto colui che non si rassegna alla fine di una relazione è in grado di compiere gesti estremi.

Peraltro, nel caso in cui lo stalker sia persona che è stata legata sentimentalmente alla vittima, la legge prevede un aumento di pena.

Il trattamento sanzionatorio è più severo anche quando lo stalking proviene dal coniuge, anche separato o divorziato. Se lo stalking provenisse da persona attualmente convivente con la vittima, allora si integrerebbero gli estremi del più grave reato di maltrattamenti contro un familiare [5].

Stalking e divieto di avvicinamento alla vittima

Nei casi appena elencati, cioè nelle ipotesi più gravi di stalking in cui occorre procedere senza indugio, il giudice, in attesa di giudizio, può disporre il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima [6].

Si tratta di una misura cautelare che, pendenti le indagini ovvero il processo, assicura la giusta tutela alla persona offesa, la quale può tirare un sospiro di sollievo sapendo che, per ordine del giudice, lo stalker non le si potrà avvicinare.

Con il provvedimento che dispone il divieto di avvicinamento il giudice prescrive all’imputato di non avvicinarsi a luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa ovvero di mantenere una determinata distanza da tali posti o dalla persona offesa, anche disponendo l’applicazione di particolari modalità di controllo (ad esempio: il braccialetto elettronico).

Qualora sussistano ulteriori esigenze di tutela, il giudice può prescrivere all’imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati da prossimi congiunti della persona offesa o da persone con questa conviventi o comunque legate da relazione affettiva ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o da tali persone.

Il giudice può, inoltre, vietare all’imputato di comunicare, attraverso qualsiasi mezzo, con la persona vittima di stalking.


note

[1] Art. 612-bis cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 22194 del 06.12.2016.

[3] Cass., sent. n. 61 del 2 gennaio 2019.

[4] Cass., sent. n. 28340/2019.

[5] Art. 572 cod. pen.

[6] Art. 282-ter cod. proc. pen.

Autore immagine: Depositphotos.com


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