Dove ha fallito la sanità italiana

3 Luglio 2020
Dove ha fallito la sanità italiana

L’Istat valuta l’andamento del Sistema sanitario nazionale: è troppo incentrato sull’assistenza ospedaliera, mentre il presidio del territorio è debole.

Il nuovo rapporto Istat 2020 fotografa l’andamento della sanità italiana. Medici, infermieri e operatori sanitari hanno compiuto uno sforzo straordinario durante l’emergenza Covid, ma troppi problemi rimangono sul campo. L’Istat, numeri alla mano, ne intravede la causa e arriva a dare la possibile spiegazione.

Gli anziani e la salute

Nel complesso, durante il periodo in osservazione è migliorato il quadro della salute “percepita”, cioè quella che, secondo la definizione dell’Oms, comprende «uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale».

Lo si nota soprattutto negli anziani, che non solo sono più longevi rispetto al passato (la speranza di vita arriva a 73 anni per gli uomini e a 76 per le donne) ma sono anche più soddisfatti delle loro condizioni: «Mentre nel 2000 riteneva di stare male o molto male il 36% circa degli ultra 80enni e nel 2009 uno su tre, oggi la quota degli ultra 80enni scontenti per il proprio stato di salute è scesa a uno su quattro; quasi il 50% degli ultra 80enni vive un’ottima qualità di vita, è molto attivo e ha una rete di relazioni», dice l’Istat, tant’è che «oggi è sempre più difficile definire chi sia una persona anziana e da quale momento della vita abbia cominciato ad esserlo». Insomma, oggi non vale più il criterio che si diventa anziani a 65 anni.

I morti

Nonostante ciò, la mortalità è drammaticamente aumentata nei primi mesi del 2020: «I decessi totali subiscono un rapido incremento nel mese di marzo (+48,6% rispetto alla media 2015-2019) arrivando a 80.623 (26.350 in più in valore assoluto).

Nel mese di aprile i deceduti per il complesso delle cause sono 64.693, ancora superiori di un terzo alla media del 2015-2019»; l’incremento più marcato si è registrato in Lombardia (+188%) e in Emilia-Romagna (+71%). L’85% dei morti ha riguardato persone over 70: gli anziani sono stati i più colpiti dalla pandemia di Covid-19, a dimostrazione del fatto che «sono i più fragili, anche se negli ultimi anni hanno visto migliorare sia la salute sia la qualità della vita».

I malati

L’incremento dei decessi non riguarda solo gli anziani e colpisce anche «le fasce di popolazione più svantaggiate, quelle che già sperimentavano, anche prima della epidemia, i livelli di mortalità più elevati – puntualizza il rapporto Istat. Uno scarso livello di istruzione, povertà, disoccupazione e lavori precari influiscono negativamente sulla salute e sono correlati al rischio di insorgenza di molte malattie (ad esempio quelle cardiovascolari, il diabete, le malattie croniche delle basse vie respiratorie e alcuni tumori), che potrebbero aumentare il rischio di contrarre il Covid-19 e il relativo rischio di morte».

Il sistema sanitario

Ma a giudizio dell’Istat la sanità pubblica ha pagato un prezzo elevato a causa delle politiche di austerità: «Quello di non riuscire ad assicurare uniformità di salute e di opportunità di accesso alle cure sull’intero territorio nazionale e per tutte le categorie sociali».

Qui nel constatare il fallimento l’Istat arriva a dare un duro giudizio: «Si tratta di una circostanza che disattende uno dei principi che ha ispirato proprio la legge 883 del 1978 che ha istituito il Servizio sanitario nazionale», si legge nel documento, riportato dall’agenzia stampa Adnkronos Salute.

Ecco cosa ha funzionato e cosa no, secondo l’Istat: «L’emergenza sanitaria che il Paese sta sperimentando a causa della pandemia da Covid-19 ha messo a dura prova il Servizio sanitario nazionale, sottoponendo a una pressione eccezionale e prolungata le strutture e l’organizzazione del sistema».

Il Coronavirus è stata la cartina al tornasole che ha fatto emergere i problemi: si sono verificati quando – prosegue il rapporto – «l’assistenza sul territorio ha stentato ad arginare e circoscrivere tempestivamente il diffondersi dei contagi e la pressione si è scaricata velocemente sugli ospedali, che hanno rischiato il collasso, soprattutto nei reparti di terapia intensiva». Durante questa fase, «anche gli operatori sanitari sono stati sottoposti a uno stress intenso, a causa di turni di lavoro pesanti e a rischi gravi, per l’elevata probabilità di contagio».

Da qui l’Istat arriva a constatare che «la difficoltà di contenere la pandemia attraverso l’azione sul territorio mette in discussione l’efficienza organizzativa di un sistema molto incentrato sull’assistenza ospedaliera e con un presidio del territorio troppo debole, conclude l’Istituto. Ma non prima di dare anche la possibile spiegazione dell’accaduto: «Tale modello organizzativo trova corrispondenza nell’allocazione delle risorse ai diversi livelli di assistenza sanitaria: un’ampia quota è assegnata all’assistenza ospedaliera, mentre all’assistenza sul territorio ne spetta una decisamente inferiore».



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