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Whatsapp: la chat ha valore legale?

5 Luglio 2020
Whatsapp: la chat ha valore legale?

La prova nel processo civile e penale: sms, email e screenshot di chat su un’app di messaggistica. 

Verba volant, scripta manent, dicevano i latini. Le parole volano via, gli scritti rimangono. Il punto è che oggi, quando si parla di un documento scritto, si pensa anche ai moderni sistemi informatici come le email e gli sms. È difficile però cambiare la legge quando, per millenni, l’unica scrittura conosciuta è stata quella fatta con l’inchiostro e la carta. Ed allora è normale chiedersi se, alla luce del largo uso che se ne fa, la chat Whatsapp ha valore legale. Cosa prevede la legge?

Più della legge bisogna indagare sull’interpretazione dei giudici: sono questi, in definitiva, gli ultimi interpreti del diritto ed è dunque al loro orientamento che ci rifaremo per scoprire quali novità ci sono in materia. In particolare, una recente sentenza della Cassazione [1] ha cambiato profondamente le carte in tavola. Ma procediamo con ordine.

Cosa dice la legge sulle prove informatiche?

Prima di comprendere se la chat WhatsApp ha valore legale dobbiamo fare un passo indietro e scoprire cosa dice la legge in merito al valore probatorio dei documenti informatici (tali sono anche gli sms). In verità, la legge non dice quasi nulla. Per il Codice civile l’unico documento scritto è quello tradizionale, fatto di carta.

Le email e gli sms sono considerati «riproduzioni meccaniche», al pari delle fotografie. E, come tutte le riproduzioni informatiche, possono essere “sconfessati” o, per usare una terminologia più appropriata, “contestati”. In questo caso, diventano privi di alcun valore, al pari di carta straccia.

In buona sostanza, chi produce in giudizio la copia di un messaggino o di una chat e la vuole utilizzare come prova a proprio favore deve sperare che la controparte non si opponga ad essa e ne ammetta il contenuto. Per comprendere meglio la questione faremo un paio di esempi.

L’inquilino di un appartamento in affitto invia la disdetta del contratto al proprietario di casa con un’email. Quest’ultimo però sostiene che il contratto si sarebbe rinnovato automaticamente visto il mancato ricevimento dell’email. Sarà in questo caso l’inquilino a dover dimostrare il contrario.

Una persona minaccia un’altra con un sms. La vittima pretende di utilizzare il messaggino come prova del reato. Così porta il cellulare in questura e stampa uno screenshot della conversazione.

La legge riconosce il valore di prova legale solo alla Pec, la posta elettronica certificata che viene equiparata alla tradizionale raccomandata: essa fa piena prova dell’invio, del ricevimento e anche del testo in essa contenuto.

Quando le chat su WhatsApp hanno valore legale?

Con il nuovo orientamento della Cassazione, tanto nel processo penale quanto in quello civile, email ed sms (pertanto anche le chat su WhatsApp) assumono valore di prova. Spetta, invece, alla parte che intende contestarne il contenuto dimostrare che il documento prodotto in giudizio non corrisponde alla realtà. Dunque, non più una contestazione generica e formale, ma circostanziata. L’opposizione dell’avversario processuale deve, in altri termini, portare sul banco del giudice elementi tali da far sospettare che il testo prodotto in giudizio è stato falsificato o mai inviato.

Di questo nuovo orientamento avevamo già parlato nell’articolo “Sms ed email: attenzione a ciò che da oggi si scrive“.  

Con l’interpretazione sposata ora dalla Cassazione c’è un capovolgimento di ruoli: chi vuol utilizzare la chat come prova non deve dimostrarne la genuinità; è, invece, chi la contesta a dover provare che la stessa non è attendibile. E non può farlo con affermazioni generiche, ma in modo puntuale e con argomentazioni convincenti (non mere formule di stile tipo «Vostro Onore, mi oppongo»). Ed anche in tal caso, il giudice potrebbe comunque accertare da sé tale corrispondenza con altri mezzi di prova, compresi gli indizi (le cosiddette presunzioni). Lo stesso vale per l’email: un documento elettronico che, anche se privo di firma, rientra a pieno titolo tra i mezzi di prova. Come dire: la semplice opposizione dell’avversario non vale a sconfessare la prova costituita dal documento informatico o dalla chat WhatsApp.

Come si può dimostrare una chat su WhatsApp?

Per fare entrare nel processo una chat WhatsApp si potrà estrapolare la stessa tramite screenshot e poi stamparla, ma sarà sempre più opportuno provvedere a una trascrizione giurata a mezzo di un professionista iscritto negli albi dei consulenti tecnici d’ufficio o comunque un perito specializzato del settore.


note

[1] Cass. sent. n. 19155/2019 del 17.7.2019


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