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Comprare a prezzi stracciati: quando l’acquisto è illegale

5 Luglio 2020
Comprare a prezzi stracciati: quando l’acquisto è illegale

La vendita a un prezzo molto basso è sicura? Si può essere responsabili del reato di incauto acquisto?

Niente è gratis. Ma anche gli sconti estremi sono, il più delle volte, uno specchietto per le allodole. Vendere qualcosa a buon prezzo nasconde quasi sempre una ragione commerciale. Finché si tratta di una tattica del venditore per “bucare” il mercato, l’acquirente non rischia nulla. Il punto, però, è saper distinguere queste tecniche di marketing dalle truffe o, peggio ancora, dalla ricettazione, reato che scatta quando si contrabbanda merce rubata. Ed allora è bene farsi due conti in tasca e, piuttosto che illudersi di aver trovato l’affare perfetto, domandarsi se ci possono essere rischi legali. Comprare a prezzi stracciati: quando l’acquisto è illegale? 

Avrai certamente sentito parlare del reato di «incauto acquisto» ma, probabilmente, se non sei un avvocato, non saprai riconoscere i confini di questo illecito penale. Cerchiamo allora di fare il punto della situazione alla luce dei più recenti chiarimenti da parte della giurisprudenza. Procederemo distinguendo i beni mobili dagli immobili (case, terreni). Ecco dunque tutto ciò che devi sapere. 

Incauto acquisto: di cosa si tratta?

Il reato di incauto acquisto è previsto dall’articolo 712 del Codice penale. Il nome tecnico è «acquisto di cose di sospetta provenienza» che già la dice lunga sul comportamento che l’acquirente deve tenere per poter rischiare una incriminazione penale. 

La norma prevede l’arresto fino a 6 mesi o l’ammenda non inferiore a 10 euro per chiunque, senza averne prima accertata la legittima provenienza, acquista o riceve (quindi, anche a titolo di donazione) cose che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per il prezzo, si abbia motivo di sospettare che provengano da reato (in genere, il reato di furto).

Dunque, l’incauto acquisto non richiede la malafede o meglio la conoscenza, da parte dell’acquirente, della provenienza delittuosa della merce. Basta il semplice fatto che una persona di media diligenza dovrebbe avere il sospetto di ciò. Un esempio servirà per comprendere meglio la questione.

Un uomo trova un ambulante che vende computer portatili Apple a prezzi scontati. Decide di comprarne due per via del risparmio che ne riceve rispetto al negozio. In questo caso, la provenienza da reato dei beni acquistati è resa evidente dalle «condizioni di chi li offre» ossia del venditore. È noto infatti che, per comprare gli oggetti tecnologi della nota marca americana, è necessario rivolgersi a negozi autorizzati, gli unici peraltro in grado di fornire l’assistenza post-vendita e la garanzia nel caso di difetti di funzionamento. 

Un giovane trova un’offerta su internet di una bicicletta elettrica nuova a poche centinaia di euro, un terzo rispetto al valore di mercato. Decide di acquistarla. In lui si affaccia l’idea che l’oggetto potrebbe essere rubato ma decide di non fare la domanda al venditore per non essere invischiato in eventuali indagini penali. Anche in questo caso, però, il semplice sospetto che dovrebbe scattare in una persona mediamente accorta fa sì che l’acquirente risponda del reato di incauto acquisto.

Una donna compra una borsa firmata autentica in una fiera. La paga a un prezzo superiore rispetto alle altre borse palesemente contraffatte tra cui questa è mimetizzata, ma il corrispettivo è di gran lunga inferiore rispetto a quello che verserebbe in un negozio autorizzato. Anche in questo caso scatta il reato di incauto acquisto.

Quando scatta il reato di incauto acquisto?

Il reato di incauto acquisto scatta, quindi, anche se c’è buona fede: è sufficiente la semplice colpa, ossia il fatto di non essere stati prudenti, di non essersi assicurati della provenienza lecita del bene. 

Se però l’acquirente è in malafede, ossia è consapevole della provenienza delittuosa dell’oggetto acquistato, risponde del diverso e più grave reato di ricettazione. La ricettazione è, infatti, l’illecito penale che presuppone il dolo – ossia la coscienza e la volontà – dell’acquirente; quest’ultimo, in tal caso, sa che l’oggetto che sta acquistando è stato rubato ma ciò nonostante decide di comprarlo lo stesso.

Leggi anche “Acquistare un oggetto rubato: cosa rischio?“.

Il reato di incauto acquisto, infine, non fa distinzione tra acquisti tra privati o da negozianti: si può incorrere nella condanna penale anche se si compra su internet o da una persona che non svolge tale attività di mestiere.

Acquisto immobili a prezzo stracciato

I problemi dell’incauto acquisto o della ricettazione si pongono solo per l’acquisto di beni mobili. Per gli immobili infatti esistono i Registri Immobiliari che rendono evidente il nome del titolare; basta questo per potersi accertare della validità dell’atto, a prescindere dalle ragioni che hanno portato il venditore a cedere il bene.

Tuttavia, il fatto di comprare un immobile a prezzo stracciato potrebbe avere delle implicazioni di tipo fiscale: l’Agenzia delle Entrate potrebbe infatti sospettare che, dietro il prezzo estremamente più basso rispetto a quello di mercato, vi sia piuttosto l’intenzione di evadere le imposte sul rogito (ad esempio, l’Iva o l’imposta di registro). In tal caso, si va incontro a un accertamento fiscale come abbiamo già spiegato nell’articolo “Vendita immobile: che succede se il prezzo è troppo basso“. Spetterà all’acquirente dimostrare l’assenza di qualsiasi scopo elusivo delle parti, compito tutt’altro che facile. 



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