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Diventare avvocato in Spagna: si può

8 gennaio 2012 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 gennaio 2012



Un laureato in giurisprudenza che abbia acquisito il titolo di avvocato in un altro stato membro, può esercitare la propria attività anche in Italia.

 

Secondo la Corte di Cassazione [1],  il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati non può rifiutare la domanda di iscrizione nell’elenco degli avvocati comunitari (cioè coloro che hanno acquisito il titolo di avvocato in un altro Paese dell’Ue).

Nel caso di specie, un laureato in giurisprudenza all’Università di Palermo aveva presentato al Consiglio dell’Ordine di Palermo domanda di iscrizione alla sezione speciale dell’Albo degli avvocati. L’istanza era stata rigettata sia dal Consiglio dell’Ordine che dal Consiglio Nazionale Forense. Da qui, il ricorso per Cassazione.

I giudici hanno ritenuto irrilevante la differenza tra Italia e Spagna “della normativa per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato, e la circostanza che il richiedente non abbia dimostrato di aver conseguito in Spagna un particolare titolo abilitante né una specifica esperienza professionale”.

In Italia, per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato, è previsto un tirocinio biennale teorico-pratico presso uno studio legale e il superamento di un esame di Stato (cosiddetto esame di abilitazione).

Ma la normativa comunitaria consente di evitare tale procedura seguendo due strade alternative. In base alla legge europea, infatti, chi è munito di titolo professionale equivalente a quello di avvocato, conseguito in diverso Paese della Comunità, qualora intenda esercitare la sua attività in Italia, può alternativamente:

1) chiedere al Ministero della Giustizia italiano l’immediato riconoscimento del titolo di avvocato con iscrizione al relativo albo, in base alla normativa comunitaria [2]. Il Ministero della Giustizia, previo parere della Conferenza dei Servizi, stabilisce quali prove il soggetto deve sostenere per compensare la diversità di formazione rispetto alla legge italiana (cosiddetta prova attitudinale).

2) chiedere l’iscrizione nella sezione speciale dell’Albo del foro italiano nel luogo ove intende esercitare l’attività professionale, utilizzando il proprio titolo d’origine (ad esempio quello spagnolo di abogado) e avvalendosi del procedimento di “stabilimento/integrazione” [3]. Dopo un periodo di tre anni di effettiva attività in Italia, il professionista può chiedere di essere integrato con il titolo di avvocato italiano e iscritto nell’Albo ordinario. In questo caso, l’interessato è esonerato dal sostenere la prova attitudinale.

In questo modo, l’Unione Europea intende:

a) rafforzare il reciproco riconoscimento fra i Paesi membri dei relativi diplomi, certificati e titoli professionali;

b) garantire il diritto alla libera circolazione dei servizi all’interno dell’UE;

c) garantire la libertà di stabilimento, cioè il diritto di ogni cittadino europeo a esercitare la propria attività in qualsiasi Stato dell’Unione.

In definitiva, l’omologazione del titolo italiano di laurea in giurisprudenza al corrispondente spagnolo di licenciado en derecho [4] permette sia la registrazione ad un collegio de abogados spagnolo, sia l’esercizio della professione forense con il titolo di abogado in ogni Stato membro dell’UE, seguendo la procedura esposta sopra.

Pochi mesi fa la Commissione Europea, su interrogazione dell’On. Clemente Mastella sulla “presunta violazione italiana della direttiva europea sulla libertà di stabilimento degli avvocati comunitari”, ha dichiarato di essere a conoscenza delle pratiche di alcuni Consigli dell’Ordine contrarie al diritto comunitario [5] e ha chiesto l’adozione di misure volte a far rispettare la direttiva europea. O l’Italia si allinea entro febbraio 2012 o la Commissione deciderà che tipo di azioni adottare. Quella della Commissione suona quasi come una minaccia…

 

 


note

[1] Cass., sez. unite, sent. 22 dicembre 2011, n. 28340.

[2] Direttiva 05/36/CE attuata dal d.lgs. 206/2007.

[3] Direttiva 98/5/CE attuata dal d.lgs. 96/2001 ed esplicitamente non abrogata dalla direttiva 05/36/CE.

[4] Conformemente alla decisione della Corte di Giustizia C-118/09.

[5] Art. 3 Direttiva 98/5/CE.

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