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Sollecito pagamento trattamento di fine rapporto

15 Settembre 2020
Sollecito pagamento trattamento di fine rapporto

I lavoratori italiani sono molto affezionati alla vecchia liquidazione, ossia al trattamento di fine rapporto.

Forse, con un approccio un po’ paternalistico, ma sicuramente apprezzato dai lavoratori italiani, il nostro ordinamento prevede che non tutta la retribuzione spettante al lavoratore come corrispettivo per il lavoro prestato sia versata mese per mese. Si prevede, infatti, che una somma venga accantonata annualmente e versata tutta insieme alla fine del rapporto di lavoro. Probabilmente, tale istituto deriva dalla consapevolezza che pochi soldi al mese vengono sicuramente spesi mentre, in questo modo, il lavoratore si ritrova alla fine del rapporto di lavoro una somma interessante. Questa somma, che prende il nome di trattamento di fine rapporto, deve essere pagata al lavoratore quando termina il rapporto di lavoro. Se, tuttavia, il datore di lavoro non paga è necessario un sollecito pagamento trattamento di fine rapporto.

Se il datore di lavoro non risponde nemmeno ai solleciti, non resta che percorrere la via del recupero coattivo del credito. In caso di insolvenza del datore di lavoro, il nostro ordinamento ha previsto un apposito fondo di garanzia, istituito presso l’Inps, che interviene quando è ormai accertato che il datore di lavoro non riuscirà a fare fronte al pagamento del Tfr.

Trattamento di fine rapporto: che cos’è?

Il rapporto di lavoro consiste in uno scambio tra lavoro e retribuzione: il dipendente si impegna ad andare a lavorare regolarmente ed a svolgere la prestazione di lavoro prevista nel contratto; il datore di lavoro, come corrispettivo del lavoro reso, si impegna a versare la retribuzione al dipendente.

La retribuzione, nel suo insieme, non è costituita solo dallo stipendio mensile ma anche da altre voci: basti pensare alle mensilità aggiuntive (tredicesima e/o quattordicesima), introdotte dai contratti collettivi, agli eventuali premi di produzione, etc.

Inoltre, la legge [1] prevede che, ogni anno, il datore di lavoro debba accantonare una quota di retribuzione del dipendente che gli verrà erogata, tutta insieme, solo alla fine del rapporto di lavoro. Questa retribuzione differita si chiama trattamento di fine rapporto, detto spesso Tfr.

Il trattamento di fine rapporto è una quota di retribuzione accantonata anno per anno, durante lo svolgimento del rapporto di lavoro, ed erogata al dipendente in ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro.

La funzione del Tfr è collegata alla situazione che si viene a creare quando cessa un rapporto di lavoro. Il lavoratore, se non ha subito a disposizione un altro posto di lavoro, si ritrova senza stipendio per un numero indefinito di mesi. Con il Tfr egli può, dunque, contare su una somma di denaro a disposizione per gestire questa fase.

Trattamento di fine rapporto: in quali casi spetta?

La legge afferma che il Tfr spetta in ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro subordinato. Ne deriva che il diritto al Tfr non è collegato al motivo per cui cessa il rapporto di lavoro ma solo al dato oggettivo della fine del rapporto di lavoro.

Ne consegue che il trattamento di fine rapporto spetta in caso di:

  • licenziamento;
  • dimissioni, sia volontarie che per giusta causa;
  • risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

Il Tfr è un diritto tipico del contratto di lavoro subordinato. Ne deriva che non hanno diritto al Tfr:

  • lavoratori autonomi;
  • partite Iva;
  • collaboratori coordinati e continuativi (co.co.co.);
  • lavoratori a progetto (tipologia ormai abrogata dal legislatore);
  • agenti.

Trattamento di fine rapporto: come si calcola?

Le modalità di calcolo del Tfr sono stabilite direttamente dalla legge. Il trattamento di fine rapporto si calcola sommando, per ogni anno di servizio del lavoratore presso l’azienda, una quota pari e comunque non superiore all’importo della retribuzione dovuta per l’anno stesso, divisa per 13,5.

Ovviamente, nel caso di cessazione del rapporto di lavoro avvenuta durante l’anno, il Tfr spetta pro-rata in quanto la quota è proporzionalmente ridotta per le frazioni di anno, computandosi come mese intero le frazioni di mese uguali o superiori a 15 giorni.

Se, dunque, il rapporto di lavoro cessa il 20 luglio, la quota di Tfr del mese di luglio spetta per intero in quanto la frazione di mese è superiore a 15 giorni.

Per quanto concerne la base di calcolo del Tfr, la legge prevede che, salvo diversa previsione dei contratti collettivi, la retribuzione annua da assumere come base di riferimento per il calcolo del Tfr comprende qualsiasi somma, incluso l’equivalente delle prestazioni erogate in natura, corrisposta al lavoratore in relazione al rapporto di lavoro.

Secondo la legge, le uniche somme che restano escluse dalla base di calcolo del Tfr sono:

  • le somme corrisposte a titolo occasionale;
  • il rimborso spese.

I contratti collettivi, sia nazionali che aziendali, possono derogare alla previsione di legge relativa alla base di calcolo del Tfr. I contratti collettivi potrebbero, ad esempio, prevedere che una certa voce retributiva non debba essere inclusa nella base di calcolo del Tfr, riducendo così il costo del lavoro per l’azienda.

Nel calcolo del Tfr occorre tenere altresì in considerazione il fatto che la legge prevede un meccanismo di rivalutazione del Tfr, che ne preserva il potere di acquisto nel tempo.

In particolare, la legge prevede che il Tfr, con l’eccezione della quota maturata nell’anno, è incrementato, al 31 dicembre di ciascun anno, su base composta: si applica un tasso costituito dall’1,5% in misura fissa e dal 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, accertato dall’Istat, rispetto al mese di dicembre dell’anno precedente.

Anticipazione Tfr: quando è possibile?

Il Tfr è, in ogni caso, un pezzo della retribuzione che spetta al dipendente, anche se la legge ne prevede l’erogazione in un momento differito nel tempo. Può accadere che, nel corso del rapporto di lavoro, il lavoratore debba sostenere una spesa importante e non abbia le risorse economiche per farlo. Per questo, la legge prevede la possibilità di richiedere l’anticipazione del Tfr.

In particolare, si prevede che la richiesta di anticipazione del Tfr sia possibile alle seguenti condizioni:

  • il prestatore di lavoro deve avere un’anzianità di servizio presso lo stesso datore di lavoro pari ad almeno otto anni;
  • l’anticipazione del Tfr richiesta in costanza di rapporto non sia superiore al 70 per cento del trattamento di fine rapporto cui avrebbe diritto nel caso di cessazione del rapporto di lavoro alla data della richiesta;
  • le richieste di anticipazione del Tfr sono soddisfatte dal datore di lavoro, annualmente, entro i limiti del 10 per cento degli aventi titolo, e comunque nel limite del 4 per cento del numero totale dei dipendenti.

Inoltre, la legge subordina l’accoglimento della richiesta di anticipazione del Tfr alla tipologia di spesa da sostenere.

In particolare, la richiesta di anticipazione del Tfr deve essere giustificata dalla necessità di:

  • eventuali spese sanitarie per terapie ed interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche;
  • acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli, documentato con atto notarile.

Non si possono chiedere più anticipazioni del Tfr nel corso del rapporto di lavoro. Infatti, la legge prevede che l’anticipazione del Tfr può essere ottenuta una sola volta nel corso del rapporto di lavoro. Ovviamente, l’importo anticipato al lavoratore viene detratto, a tutti gli effetti, dal trattamento di fine rapporto spettante in caso di cessazione del rapporto di lavoro.

Quella descritta è la disciplina dell’anticipazione Tfr di legge: è fatta comunque salva la possibilità di ottenere condizioni di miglior favore per i lavoratori nell’ambito dei contratti collettivi o di accordi individuali. Per ulteriori informazioni, leggi l’articolo “Si può chiedere anticipo Tfr 2 volte?“.

Sollecito pagamento trattamento di fine rapporto

Quando il rapporto di lavoro cessa, indipendentemente dal motivo che determina la fine del rapporto, il lavoratore ha diritto a ricevere il Tfr accantonato. Ovviamente, se ci sono state delle anticipazioni del Tfr, la quota spettante deriva dalla sottrazione dell’anticipazione. Il momento in cui il credito del lavoratore per il Tfr diventa liquido ed esigibile è la data di cessazione del rapporto di lavoro.

Tuttavia, è prassi attendere qualche giorno. Infatti, il datore di lavoro, agendo come sostituto di imposta, prima di accreditare il Tfr spettante al lavoratore, deve calcolare l’imposta sul reddito delle persone fisiche con il metodo della tassazione separata. La somma dovuta all’erario a titolo di imposta verrà, quindi, detratta dal Tfr lordo e il datore di lavoro provvederà ad erogare il netto al dipendente.

L’effettuazione di questi conteggi può richiedere un po’ di tempo: è dunque fisiologico attendere qualche giorno dopo la fine del rapporto di lavoro prima di richiedere il pagamento del Tfr.

Inoltre, in alcuni casi, il contratto collettivo nazionale di lavoro di settore prevede specifiche tempistiche per il pagamento del Tfr. In questo caso, occorre, dunque, attendere che siano decorsi i giorni indicati nel Ccnl prima di richiedere il pagamento del Tfr al datore di lavoro.

Quando i giorni passano ed il bonifico non arriva, il lavoratore può attivarsi per chiedere il pagamento del Tfr.

In particolare, sarà necessario inviare al datore di lavoro un sollecito di pagamento del trattamento di fine rapporto che può essere spedito via pec o raccomanda a/r direttamente dal lavoratore oppure da un patronato o, ancora, da un legale.

Con la lettera di sollecito di pagamento il lavoratore chiede all’azienda l’immediato accredito del Tfr spettante avvertendo la società che, in mancanza, agirà presso le sedi opportune per il recupero coattivo del credito.

Quando i tentativi bonari di recupero del Tfr non producono effetti, il lavoratore deve procedere al recupero coattivo del credito, attivando la procedura di esecuzione forzata.

Se il datore di lavoro è insolvente e viene presentata al tribunale istanza di fallimento si potrà accedere ad un apposito fondo di garanzia Tfr istituito presso l’Inps.


note

[1] Art. 2120 cod. civ.


1 Commento

  1. Io sono contrario all’accantonamento del tfr, anche perche il lavoratore puo benissimo mettersi da parte una quota mensile per tutti gli anni di lavoro, e se gli servono dei soldi non dovrebbe rincorrere ai finanziamenti, ma dovrebbe utilizzare i suoi accantonati e poi rimetterli di nuovo senza pagare interessi, io ho dovuto fare dei prestiti pagando un sacco di interessi perche non potevo prendere il mio tfs, io mi dvo fare delle visite che non posso fare perche non mi bastano i soldi, devo fare un prestito sapendo che ho dei soldi che sono mie non le posso prendere, e per questo motivo sono contrario al trs o tfs.

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