Diritto e Fisco | Editoriale

Nuovi accertamenti fiscali: vietato spendere, ma anche risparmiare troppo

4 Novembre 2013
Nuovi accertamenti fiscali: vietato spendere, ma anche risparmiare troppo

Nell’occhio del maxi cervellone entreranno non solo l’estratto conto, ma anche il saldo di fine anno: con la conseguenza che se il risparmio dovesse risultare sproporzionato rispetto al reddito dichiarato, scatterà l’accertamento sintetico.

 

Con la nuova Anagrafe tributaria non si scherza: il maxi cervellone delle Entrate minaccia di colpire non solo chi spende troppo in rapporto alle proprie capacità, ma anche chi, alla fine dell’anno, avrà accumulato risparmi eccessivi.

Lo scorso 31 ottobre è entrata in funzione la nuova Anagrafe dei conti (ne avevamo parlato in questo articolo “Conti correnti, carte di credito e titoli monitorati dal 31 ottobre: scatta il controllo globale”), una banca dati di dimensioni ciclopiche, unica nell’esperienza del nostro Paese (e probabilmente la più completa tra i Paesi dell’Euro zona). Ad essa, tanto le banche quanto le filiali di Poste Italiane hanno l’obbligo di comunicare:

nominativi di intestatari di conti correnti, conti deposito titoli, carte di credito e di debito e certificati di deposito;

estratti conto annuali dei clienti;

saldo attivo o passivo di fine anno.

In altre parole, si guarderà nelle viscere del portafoglio “bancario” o “postale” di ogni italiano. E non si studieranno solo le uscite (le spese) e le entrate (i bonifici e i versamenti ricevuti), ma anche e soprattutto il saldo finale.

È proprio quest’ultimo l’elemento da non sottovalutare. Perché, seppure fossero giustificate tutte le movimentazioni in entrata ed uscita dal conto, qualora però dal saldo finale dovesse risultare una consistenza di risparmio sproporzionata rispetto al reddito del contribuente, scatterà subito l’accertamento sintetico.

Per esempio: si prenda lo stipendio medio di un dipendente pubblico di circa 18.000 euro annui. Mettiamo che, dall’estratto conto, risultino in entrata solo gli stipendi erogati dal ministero (circa 1.500 euro mensili) e in uscita qualche prelievo col bancomat e tre o quattro pagamenti con carta di credito all’ipermercato. A fine anno, il risparmio accumulato potrebbe essere pari a circa 15.000 euro. A questo punto, il cervellone del fisco farà scattare ugualmente l’allarme rosso. Ciò perché, pur non risultando, dall’estratto conto, movimentazioni ingiustificate (quale potrebbe essere, per esempio, un bonifico non dichiarato), apparirà comunque strano che il contribuente abbia vissuto con poco meno di 300 euro al mese. Il che verrà ricondotto a disponibilità liquide sfuggite alla dichiarazione dei redditi.

Dunque, accumulare risparmio nel corso dell’anno solare significa avere maggiori disponibilità di denaro che, se non giustificate dal reddito, potrebbero rivelare un’evasione fiscale.

Ovviamente, a farne le spese saranno coloro il cui tenore di vita sarà caratterizzato dalla massima oculatezza e parsimonia nella gestione del portafoglio. Per costoro, l’eventuale rinuncia a uno stile di vita “normale”, in favore di uno invece morigerato, potrebbe essere fonte di gravi problemi con il fisco. Riuscire, infatti, a provare che l’accumulo di risparmio non è frutto di evasione fiscale sarà assai difficoltoso.

Ricordiamo, del resto, che con il fisco italiano vige il principio del capovolgimento (cosiddetta “inversione”) dell’onere della prova: l’amministrazione fiscale “presume” l’esistenza del “nero” sulla base di semplici indici statistici; sarà poi il cittadino a dover fornire la prova contraria. Prova che, molto spesso, non è possibile dare. E allora conviene scendere a patti.



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