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Pensione di invalidità: ultime sentenze

10 Agosto 2020
Pensione di invalidità: ultime sentenze

Giudizio promosso per contestare la revoca o la soppressione di un trattamento assistenziale; conversione in pensione di vecchiaia; maturazione nel quinquennio antecedente alla domanda amministrativa di ripristino.

Diritto alla pensione di invalidità

La neutralizzazione dei periodi di sospensione del rapporto assicurativo previdenziale obbligatorio, che derivino da alcune obiettive situazioni impeditive (quali l’astensione facoltativa dal lavoro per maternità, la prestazione di lavoro all’estero, la malattia di una certa durata ed altre) – prevista dall’art. 37 d.P.R. 26 aprile 1957, n. 818, ai fini dell’esclusione dei periodi medesimi in sede di verifica dei requisiti contributivi e, in particolare, del requisito del prescritto numero minimo di contributi nell’ultimo quinquennio ai fini del diritto alla pensione di invalidità – è espressione di un principio generale del sistema previdenziale, diretto ad impedire che il lavoratore perda il diritto alla prestazione previdenziale allorché il versamento contributivo sia carente per ragioni a lui non imputabili.

Ne consegue che non è necessario che la causa impeditiva operi nel corso di un rapporto di lavoro, in atto sospeso; e che, in caso di mancata maturazione del requisito contributivo specifico, consistente nella contribuzione nell’ultimo quinquennio precedente la domanda per il pensionamento di invalidità imputabile ad infermità dell’assicurato, deve ritenersi sufficiente il requisito contributivo c.d. generico.

Cassazione civile sez. lav., 22/10/2018, n.26667

Soppressione pensione invalidità civile

Nelle controversie in materia di soppressione, per asserito miglioramento, di pensione di invalidità civile, assegno di invalidità civile o indennità di accompagnamento, che siano stati conseguiti in forza di sentenza passata in giudicato, è necessario condurre una comparazione tra le condizioni di salute esistenti all’epoca della sentenza e quelle riscontrate in occasione del giudizio di revisione, atteso che in tali casi il giudicato si estende anche alla valutazione del carattere invalidante delle malattie che, se invariate, non possono essere diversamente valutate.

Cassazione civile sez. VI, 15/10/2019, n.26090

Le situazioni di incompatibilità tra trattamenti 

In materia di prestazioni assistenziali indebite, quali nell’ipotesi di erogazione contemporanea di pensione di invalidità civile e assegno ordinario di invalidità, tra loro incompatibili, trova applicazione non già la speciale disciplina dell’indebito previdenziale, bensì quella ordinaria dell’indebito civile di cui all’art. 2033 c.c.

Cassazione civile sez. lav., 12/06/2019, n.15759

Riconoscimento di una pensione di invalidità

Ai fini del riconoscimento di prestazioni sociali volte a rispondere ai bisogni primari della persona, nel nostro ordinamento non è consentita, ex artt. 2 e 3 Cost., alcuna differenziazione tra cittadini italiani e stranieri che hanno titolo al soggiorno nel territorio dello Stato italiano (fattispecie relativa al riconoscimento di una pensione di invalidità).

Cassazione civile sez. lav., 01/10/2018, n.23763

Pensione di invalidità civile: è esportabile in ambito comunitario?

La pensione di invalidità civile non è esportabile in ambito comunitario, in virtù del principio, contemplato dall’art. 10 bis, comma 1, del Regolamento CEE n. 1247 del 1992, per cui le prestazioni speciali in denaro, sia assistenziali che previdenziali, ma non aventi carattere contributivo, sono erogate esclusivamente nello Stato membro in cui i soggetti interessati risiedono ed ai sensi della sua legislazione, sicché non è dovuta all’assicurato residente fuori dal territorio nazionale.

Cassazione civile sez. lav., 07/09/2018, n.21901

Pensione di invalidità dei geometri: riscatto dei periodi pregressi

In materia di pensione di invalidità dei geometri, il riscatto dei periodi pregressi, esercitato ai sensi dell’art. 23 della l. n. 773 del 1982, è idoneo esclusivamente a rendere utilizzabili ai fini dell’anzianità contributiva periodi di lavoro non coperti da contribuzione sicché non rileva ai fini della ricostituzione ex post del requisito della continuità dell’iscrizione da data anteriore al compimento del quarantesimo anno di età, richiesto dagli artt. 4 e 5 del Regolamento per l’attuazione delle attività della Cassa.

(Nella specie, la S.C. ha confermato il rigetto della domanda di ricalcolo della pensione di invalidità con eliminazione della riduzione dei tre quindicesimi prevista dall’art. 3 della l. n. 236 del 1990 in caso di insussistenza dei requisiti di cui ai citati artt. 4 e 5).

Cassazione civile sez. lav., 08/06/2018, n.15030

Pensione d’invalidità all’assicurato lavoratore

Alla luce della sentenza n. 163 del 1983 della Corte costituzionale, può essere riconosciuta la pensione d’invalidità anche all’assicurato, la cui capacità di lavoro sia già ridotta a meno di un terzo precedentemente alla costituzione del rapporto assicurativo (ipotesi del cosiddetto rischio precostituito), purché l’assicurato stesso si sia poi inserito nel mondo del lavoro e successivamente si sia determinata una successiva ulteriore riduzione della sua capacità di lavoro. In tal caso, l’esclusione della preesistenza di una totale assenza della capacità può essere desunta anche dallo svolgimento dell’attività lavorativa poi cessata.

Cassazione civile sez. lav., 06/10/2017, n.23422

Trattenuta su pensione per indebito inesistente e condanna dell’Inps

Il ricorrente ha diritto a richiedere la condanna dell’I.N.P.S. alla corresponsione della somma che l’Istituto aveva complessivamente trattenuto sulla sua pensione di invalidità civile, pur avendo il Tribunale con sentenza accertato l’inesistenza dell’indebito che l’ente previdenziale gli aveva in precedenza comunicato.Il ricorrente ha diritto a richiedere la condanna dell’I.N.P.S. alla corresponsione della somma che l’Istituto aveva complessivamente trattenuto sulla sua pensione di invalidità civile, pur avendo il Tribunale con sentenza accertato l’inesistenza dell’indebito che l’ente previdenziale gli aveva in precedenza comunicato.

Tribunale Roma sez. lav., 05/10/2017, n.8047

Riconoscimento delle maggiorazioni sulla pensione di invalidità civile

In tema di pensione di invalidità civile, ai fini del riconoscimento della maggiorazione di cui all’art. 38, comma 2, della l. n. 448 del 2001, il limite reddituale da tenere presente è quello di cui al comma 5 del citato articolo, e non quello più elevato stabilito per l’accesso alle prestazioni di invalidità.

Cassazione civile sez. lav., 05/06/2017, n.13923

Assegno ordinario di invalidità: condizioni 

L’art. 1 della legge 12 giugno 1984 n. 222 prevede che per ottenere l’assegno ordinario di invalidità, la capacità lavorativa dell’assicurato deve essere ridotta in modo permanente a causa di infermità a meno di un terzo. L’art. 2 della stessa legge richiede, per la pensione di invalidità, che l’assicurato si trovi nell’ impossibilità assoluta e permanente di svolgere qualsiasi attività lavorativa.

Il beneficio economico decorre dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda amministrativa, ovvero a quello diverso e successivo in cui è stata accertata l’impossibilità assoluta e permanente di svolgere qualsiasi attività lavorativa. L’Inps, il quale ha provveduto in ritardo al pagamento della prestazione, deve essere condannato a rimborsare alla parte ricorrente le spese processuali liquidate in dispositivo.

Tribunale Roma sez. lav., 03/05/2017, n.4033

Ripristino pensione d’invalidità

Nelle controversie aventi ad oggetto il ripristino della pensione di invalidità, già liquidata in base alle disposizioni esistenti anteriormente all’entrata in vigore della l. n. 222 del 1984 ma poi revocata, qualora si profili l’accoglimento parziale della domanda – con il riconoscimento, ai sensi degli art. 1, 2 e 12 della l. n. 222 del 1984 e 149 disp. att. c.p.c., del diritto dell’interessato a conseguire la pensione di inabilità o l’assegno ordinario di invalidità con decorrenza successiva all’epoca della revoca – il giudice deve controllare, anche d’ufficio, l’esistenza del requisito contributivo “relativo” prendendo come termine di riferimento, per il computo a ritroso del quinquennio nel quale devono conteggiarsi i contributi, il giorno di presentazione della domanda amministrativa di ripristino della pausa, dovendosi applicare, quanto al computo del periodo minimo di contribuzione nel quinquennio, l’art. 4, comma 2, della l. n. 222 del 1984, ove la domanda di ripristino sia stata presentata dopo l’entrata in vigore di quest’ultima.

Cassazione civile sez. VI, 28/04/2017, n.10596

Morte del titolare di pensione di invalidità

In caso di morte del titolare di pensione di invalidità, la pensione di reversibilità spetta al coniuge e ai figli minorenni, mentre ai figli superstiti maggiorenni spetta soltanto se essi siano riconosciuti inabili al lavoro e a carico del genitore al momento del decesso di quest’ultimo; l’inabilità al lavoro rappresenta, pertanto, un presupposto del diritto alla pensione di reversibilità del figlio maggiorenne e, quindi, un elemento costitutivo dell’azione diretta ad ottenerne il riconoscimento, con la conseguenza che la sussistenza di esso deve essere accertata anche d’ufficio dal giudice, tanto che a nulla rileva che l’istituto previdenziale non abbia tempestivamente eccepito la carenza del suddetto presupposto.

Cassazione civile sez. VI, 19/12/2016, n.26181

Conversione della pensione di invalidità in pensione di vecchiaia

La conversione della pensione di invalidità in pensione di vecchiaia non opera automaticamente al compimento dei requisiti anagrafici e contributivi previsti per quest’ultima prestazione, essendo necessario che l’interessato presenti domanda di trasformazione. Ne consegue che la decorrenza della pensione di vecchiaia, una volta proposta istanza per la conversione del trattamento previdenziale, deve individuarsi nel primo giorno del mese successivo a quello di presentazione dell’istanza medesima.

Cassazione civile sez. lav., 08/05/2019, n.12163

Risarcimento danni da sinistro stradale e pensione di invalidità

La compensatio lucri cum damno si applica anche in caso di risarcimento danni da sinistro stradale con la pensione di invalidità riconosciuta dall’INPS il quale ha diritto di agire in surroga nei confronti del terzo responsabile e del suo assicuratore; al danneggiato spetta il solo danno differenziale ossia quello non coperto dall’indennizzo.

Cassazione civile sez. III, 19/02/2019, n.4734



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