L’esperto | Articoli

Pensione di invalidità: ultime sentenze

3 Marzo 2022
Pensione di invalidità: ultime sentenze

Giudizio promosso per contestare la revoca o la soppressione di un trattamento assistenziale; conversione in pensione di vecchiaia; maturazione nel quinquennio antecedente alla domanda amministrativa di ripristino.

Obesità: riconoscimento della pensione d’invalidità

Ai fini del riconoscimento della pensione d’invalidità, l’obesità, in quanto malattia permanente, ancorché non definitiva, se in grado rilevante e specialmente se concorra con altre malattie ed alterazioni funzionali, deve essere considerata, nell’ambito di una valutazione complessiva e globale, per stabilire se vi sia riduzione della capacità di lavoro; l’obesità connessa ad un improprio regime dietetico assume la connotazione dell’infermità invalidante, ai fini del riconoscimento della pensione, allorché il suo emendamento richieda l’adozione di una terapia medica ed alimentare. Quanto detto assume maggiormente rilievo ove l’obesità venga in considerazione unitamente ad altre patologie, come nel caso di specie, ove viene in rilievo un quadro clinico complessivo rilevante ai fini della condizione sanitaria di invalidità.

Cassazione civile sez. VI, 14/02/2022, n.4684

Riconoscimento arretrati della pensione di invalidità

In tema di patrocinio a spese dello Stato, nell’ambito del reddito da valutare per godere del beneficio devono computarsi, ai sensi dell’art. 76, comma 1, del d.P.R. n. 115 del 2002, tutte le entrate risultanti dall’ultima dichiarazione antecedente l’istanza di ammissione, compresi i redditi derivanti dal riconoscimento di arretrati comunque inseriti nella stessa nonché, ai sensi degli artt. 76, comma 3 e 79, comma 1, lett. d), del medesimo d.P.R., i redditi non rientranti nella base imponibile e le variazioni avvenute dopo la presentazione della dichiarazione medesima, per tutta la durata del procedimento e sino alla sua definizione, restando del tutto irrilevante – in assenza di deroga espressa – l’eventuale natura previdenziale del rapporto da cui tali redditi conseguono.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito, che aveva ritenuto superata la soglia di reddito per l’ammissione al beneficio del patrocinio a spese dello Stato, per effetto dell’avvenuto riconoscimento, in favore dell’istante, degli arretrati della pensione di invalidità).

Cassazione civile sez. II, 21/12/2021, n.40970

Diritto alla pensione di invalidità o di riversibilità

Ai fini previdenziali, l’art. 8, L. 222/1984 ha circoscritto la nozione di “inabilità”, nel senso che rileva esclusivamente il dato oggettivo della assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa e che ciò sia dovuto dall’infermità o dal difetto fisico o mentale. Una volta accertata una situazione corrispondente a quella descritta, sussiste una presunzione iuris et de iure dell’incapacità del richiedente di impiegare le energie lavorative residue in maniera tale da raggiungere l’autosufficienza economica, in totale discontinuità con l’orientamento antecedente alla novella del 1984, per il quale alle risultanze sanitarie si doveva affiancare un accertamento sul piano socio -economico, dal momento che la previgente disciplina qualificava l’inabilità come la mera impossibilità di dedicarsi a “un proficuo lavoro”.

Corte appello Ancona sez. lav., 11/11/2021, n.272

Estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni: casistica

Integra il reato di estorsione e non quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni la condotta del prevenuto, titolare di pensione di invalidità , gestisca le proprie risorse economiche e comunque attui condotte minaccio, violente ed aggressive nei confronti dei propri ascendenti per ottenere altre somme di denaro oltre a quelle percepite con la pensione.

Corte appello Napoli, 23/07/2021, n.6142

Pensione di invalidità e truffa aggravata

L’aver ottenuto una certificazione del campo visivo di Esterman, pari al 2,5%, sulla quale si è basata la Commissione Provinciale, in maniera fraudolenta allegando un documento materialmente ovvero ideologicamente falso quanto ai risultati attestati, per connivenza di chi lo rilasciò o per essere stato tratto a sua volta in inganno dalla simulazione del soggetto agente in sede di esame, ottenendo, a seguire, dall’INPS il riconoscimento della pensione di invalidità, integra la condotta propria della truffa aggravata essendo stata commessa ai danni di un ente pubblico.

Tribunale Taranto sez. I, 20/07/2021, n.832

Pensione di invalidità e rendita vitalizia: divieto di cumulo

L’art. 1, comma 43, L. 335/1995 va interpretato nel senso che non è esclusa la compresenza del diritto all’assegno ordinario di invalidità a carico dell’assicurazione obbligatoria dell’INPS e del diritto alla rendita vitalizia per lo stesso evento invalidante, in quanto la disposizione ne vieta il solo cumulo e fino alla concorrenza della rendita. Inoltre, il divieto di cumulo espresso dalla norma si applica solo nel caso di ‘completa sovrapponibilità’ dell’infortunio, quale presupposto per la richiesta di entrambe le misure previdenziali.

Tribunale Perugia sez. lav., 02/07/2021, n.165

Pensione di invalidità ai coltivatori diretti

La pensione di invalidità erogata dalla gestione INPS coltivatori diretti non può convertirsi, ai sensi dell’art. 2-ter del d.l. n. 30 del 1974, conv. con modif. dalla l. n. 114 del 1974, in pensione di vecchiaia da erogarsi da parte di un Fondo integrativo, qual è il Fondo gas, perché la norma innanzi citata è speciale e può trovare applicazione nella sola ipotesi da essa disciplinata, quella della pensione erogata dall’assicurazione generale obbligatoria, dovendo escludersi che tale ultima provvidenza e l’integrazione costituiscano un’unica pensione in ragione della contestuale erogazione da parte del Fondo, in quanto la modalità di corresponsione non ne muta la natura.

Cassazione civile sez. lav., 07/04/2021, n.9315

Cumulo tra pensione e reddito da lavoro

In materia di cumulo tra pensione e reddito da lavoro, la norma transitoria di cui all’art. 10, comma 8, del d.lgs. n. 503 del 1992 (come modificato dall’art. 11 della l. n. 537 del 1993), che consente il mantenimento, anche dopo l’entrata in vigore del d.lgs. n. 503 cit., del precedente regime più favorevole, si applica ai trattamenti pensionistici a carico dell’INPDAI liquidati o maturati anteriormente al 1° gennaio 1995 (nella specie, pensione di invalidità cumulabile con retribuzione da lavoro dipendente non dirigenziale), con conseguente esclusione, in tali ipotesi, anche dell’operatività dell’obbligo, previsto dall’art. 8 bis del d.lgs. n. 503 del 1992 (siccome introdotto dall’art. 2, comma 211, della l. n. 662 del 1996), di produrre all’ente previdenziale la dichiarazione dei redditi da lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 07/08/2020, n.16849

Invalidi civili totali

Va dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 38, comma 4, l. 28 dicembre 2001, n. 448, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2002)”, nella parte in cui, con riferimento agli invalidi civili totali, dispone che i benefici incrementativi di cui al comma 1 sono concessi “ai soggetti di età pari o superiore a sessanta anni” anziché “ai soggetti di età superiore a diciotto anni”.

Il requisito anagrafico finora previsto dalla legge è irragionevole in quanto le minorazioni fisico-psichiche, tali da importare un’invalidità totale, non sono diverse nella fase anagrafica compresa tra i diciotto anni (ovvero quando sorge il diritto alla pensione di invalidità) e i cinquantanove, rispetto alla fase che consegue al raggiungimento del sessantesimo anno di età, poiché la limitazione discende, a monte, da una condizione patologica intrinseca e non dal fisiologico e sopravvenuto invecchiamento.

Corte Costituzionale, 20/07/2020, n.152

Pensione di invalidità: l’accertamento del requisito sanitario

Nelle controversie in materia di invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità, nonché di pensione di inabilità e di assegno di invalidità ai sensi della l. n. 222 del 1984, la pronuncia emessa in esito al giudizio di cui all’art. 445 bis c.p.c., u.c., è per legge destinata a riguardare solo un elemento della fattispecie costitutiva (il c.d. requisito sanitario), sicché quanto in essa deciso non può contenere un’efficace declaratoria sul diritto alla prestazione, che è destinata a sopravvenire solo in esito ad accertamenti relativi agli ulteriori requisiti socio-economici.

Cassazione civile sez. VI, 03/07/2020, n.13705

Domanda per l’assegno di invalidità

Ai fini della concessione dell’assegno di invalidità la certificazione medica, nella quale non sia barrata una delle condizioni prevista dalla legge per beneficiare dell’emolumento, non determina l’improcedibilità della domanda, per non essere necessaria la formalistica compilazione dei moduli predisposti dall’Inps o l’uso di formule sacramentali al fine di integrare il requisito della necessaria presentazione della domanda, essendo sufficiente che la domanda consenta di individuare la prestazione richiesta affinché la procedura ,anche amministrativa, si svolga regolarmente.

Tribunale Genova sez. lav., 30/06/2020, n.279

Soppressione pensione invalidità civile

Nelle controversie in materia di soppressione, per asserito miglioramento, di pensione di invalidità civile, assegno di invalidità civile o indennità di accompagnamento, che siano stati conseguiti in forza di sentenza passata in giudicato, è necessario condurre una comparazione tra le condizioni di salute esistenti all’epoca della sentenza e quelle riscontrate in occasione del giudizio di revisione, atteso che in tali casi il giudicato si estende anche alla valutazione del carattere invalidante delle malattie che, se invariate, non possono essere diversamente valutate.

Cassazione civile sez. VI, 15/10/2019, n.26090

Le situazioni di incompatibilità tra trattamenti 

In materia di prestazioni assistenziali indebite, quali nell’ipotesi di erogazione contemporanea di pensione di invalidità civile e assegno ordinario di invalidità, tra loro incompatibili, trova applicazione non già la speciale disciplina dell’indebito previdenziale, bensì quella ordinaria dell’indebito civile di cui all’art. 2033 c.c.

Cassazione civile sez. lav., 12/06/2019, n.15759

Conversione della pensione di invalidità in pensione di vecchiaia

La conversione della pensione di invalidità in pensione di vecchiaia non opera automaticamente al compimento dei requisiti anagrafici e contributivi previsti per quest’ultima prestazione, essendo necessario che l’interessato presenti domanda di trasformazione. Ne consegue che la decorrenza della pensione di vecchiaia, una volta proposta istanza per la conversione del trattamento previdenziale, deve individuarsi nel primo giorno del mese successivo a quello di presentazione dell’istanza medesima.

Cassazione civile sez. lav., 08/05/2019, n.12163

Risarcimento danni da sinistro stradale e pensione di invalidità

La compensatio lucri cum damno si applica anche in caso di risarcimento danni da sinistro stradale con la pensione di invalidità riconosciuta dall’INPS il quale ha diritto di agire in surroga nei confronti del terzo responsabile e del suo assicuratore; al danneggiato spetta il solo danno differenziale ossia quello non coperto dall’indennizzo.

Cassazione civile sez. III, 19/02/2019, n.4734

Riconoscimento di una pensione di invalidità

Ai fini del riconoscimento di prestazioni sociali volte a rispondere ai bisogni primari della persona, nel nostro ordinamento non è consentita, ex artt. 2 e 3 Cost., alcuna differenziazione tra cittadini italiani e stranieri che hanno titolo al soggiorno nel territorio dello Stato italiano (fattispecie relativa al riconoscimento di una pensione di invalidità).

Cassazione civile sez. lav., 01/10/2018, n.23763

Pensione di invalidità civile: è esportabile in ambito comunitario?

La pensione di invalidità civile non è esportabile in ambito comunitario, in virtù del principio, contemplato dall’art. 10 bis, comma 1, del Regolamento CEE n. 1247 del 1992, per cui le prestazioni speciali in denaro, sia assistenziali che previdenziali, ma non aventi carattere contributivo, sono erogate esclusivamente nello Stato membro in cui i soggetti interessati risiedono ed ai sensi della sua legislazione, sicché non è dovuta all’assicurato residente fuori dal territorio nazionale.

Cassazione civile sez. lav., 07/09/2018, n.21901

Pensione di invalidità dei geometri: riscatto dei periodi pregressi

In materia di pensione di invalidità dei geometri, il riscatto dei periodi pregressi, esercitato ai sensi dell’art. 23 della l. n. 773 del 1982, è idoneo esclusivamente a rendere utilizzabili ai fini dell’anzianità contributiva periodi di lavoro non coperti da contribuzione sicché non rileva ai fini della ricostituzione ex post del requisito della continuità dell’iscrizione da data anteriore al compimento del quarantesimo anno di età, richiesto dagli artt. 4 e 5 del Regolamento per l’attuazione delle attività della Cassa.

(Nella specie, la S.C. ha confermato il rigetto della domanda di ricalcolo della pensione di invalidità con eliminazione della riduzione dei tre quindicesimi prevista dall’art. 3 della l. n. 236 del 1990 in caso di insussistenza dei requisiti di cui ai citati artt. 4 e 5).

Cassazione civile sez. lav., 08/06/2018, n.15030

Diritto alla pensione di invalidità

La neutralizzazione dei periodi di sospensione del rapporto assicurativo previdenziale obbligatorio, che derivino da alcune obiettive situazioni impeditive (quali l’astensione facoltativa dal lavoro per maternità, la prestazione di lavoro all’estero, la malattia di una certa durata ed altre) – prevista dall’art. 37 d.P.R. 26 aprile 1957, n. 818, ai fini dell’esclusione dei periodi medesimi in sede di verifica dei requisiti contributivi e, in particolare, del requisito del prescritto numero minimo di contributi nell’ultimo quinquennio ai fini del diritto alla pensione di invalidità – è espressione di un principio generale del sistema previdenziale, diretto ad impedire che il lavoratore perda il diritto alla prestazione previdenziale allorché il versamento contributivo sia carente per ragioni a lui non imputabili.

Ne consegue che non è necessario che la causa impeditiva operi nel corso di un rapporto di lavoro, in atto sospeso; e che, in caso di mancata maturazione del requisito contributivo specifico, consistente nella contribuzione nell’ultimo quinquennio precedente la domanda per il pensionamento di invalidità imputabile ad infermità dell’assicurato, deve ritenersi sufficiente il requisito contributivo c.d. generico.

Cassazione civile sez. lav., 22/10/2018, n.26667

Pensione d’invalidità all’assicurato lavoratore

Alla luce della sentenza n. 163 del 1983 della Corte costituzionale, può essere riconosciuta la pensione d’invalidità anche all’assicurato, la cui capacità di lavoro sia già ridotta a meno di un terzo precedentemente alla costituzione del rapporto assicurativo (ipotesi del cosiddetto rischio precostituito), purché l’assicurato stesso si sia poi inserito nel mondo del lavoro e successivamente si sia determinata una successiva ulteriore riduzione della sua capacità di lavoro. In tal caso, l’esclusione della preesistenza di una totale assenza della capacità può essere desunta anche dallo svolgimento dell’attività lavorativa poi cessata.

Cassazione civile sez. lav., 06/10/2017, n.23422

Trattenuta su pensione per indebito inesistente e condanna dell’Inps

Il ricorrente ha diritto a richiedere la condanna dell’I.N.P.S. alla corresponsione della somma che l’Istituto aveva complessivamente trattenuto sulla sua pensione di invalidità civile, pur avendo il Tribunale con sentenza accertato l’inesistenza dell’indebito che l’ente previdenziale gli aveva in precedenza comunicato. Il ricorrente ha diritto a richiedere la condanna dell’I.N.P.S. alla corresponsione della somma che l’Istituto aveva complessivamente trattenuto sulla sua pensione di invalidità civile, pur avendo il Tribunale con sentenza accertato l’inesistenza dell’indebito che l’ente previdenziale gli aveva in precedenza comunicato.

Tribunale Roma sez. lav., 05/10/2017, n.8047

Riconoscimento delle maggiorazioni sulla pensione di invalidità civile

In tema di pensione di invalidità civile, ai fini del riconoscimento della maggiorazione di cui all’art. 38, comma 2, della l. n. 448 del 2001, il limite reddituale da tenere presente è quello di cui al comma 5 del citato articolo, e non quello più elevato stabilito per l’accesso alle prestazioni di invalidità.

Cassazione civile sez. lav., 05/06/2017, n.13923

Assegno ordinario di invalidità: condizioni 

L’art. 1 della legge 12 giugno 1984 n. 222 prevede che per ottenere l’assegno ordinario di invalidità, la capacità lavorativa dell’assicurato deve essere ridotta in modo permanente a causa di infermità a meno di un terzo. L’art. 2 della stessa legge richiede, per la pensione di invalidità, che l’assicurato si trovi nell’ impossibilità assoluta e permanente di svolgere qualsiasi attività lavorativa.

Il beneficio economico decorre dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda amministrativa, ovvero a quello diverso e successivo in cui è stata accertata l’impossibilità assoluta e permanente di svolgere qualsiasi attività lavorativa. L’Inps, il quale ha provveduto in ritardo al pagamento della prestazione, deve essere condannato a rimborsare alla parte ricorrente le spese processuali liquidate in dispositivo.

Tribunale Roma sez. lav., 03/05/2017, n.4033

Ripristino pensione d’invalidità

Nelle controversie aventi ad oggetto il ripristino della pensione di invalidità, già liquidata in base alle disposizioni esistenti anteriormente all’entrata in vigore della l. n. 222 del 1984 ma poi revocata, qualora si profili l’accoglimento parziale della domanda – con il riconoscimento, ai sensi degli art. 1, 2 e 12 della l. n. 222 del 1984 e 149 disp. att. c.p.c., del diritto dell’interessato a conseguire la pensione di inabilità o l’assegno ordinario di invalidità con decorrenza successiva all’epoca della revoca – il giudice deve controllare, anche d’ufficio, l’esistenza del requisito contributivo “relativo” prendendo come termine di riferimento, per il computo a ritroso del quinquennio nel quale devono conteggiarsi i contributi, il giorno di presentazione della domanda amministrativa di ripristino della pausa, dovendosi applicare, quanto al computo del periodo minimo di contribuzione nel quinquennio, l’art. 4, comma 2, della l. n. 222 del 1984, ove la domanda di ripristino sia stata presentata dopo l’entrata in vigore di quest’ultima.

Cassazione civile sez. VI, 28/04/2017, n.10596

Morte del titolare di pensione di invalidità

In caso di morte del titolare di pensione di invalidità, la pensione di reversibilità spetta al coniuge e ai figli minorenni, mentre ai figli superstiti maggiorenni spetta soltanto se essi siano riconosciuti inabili al lavoro e a carico del genitore al momento del decesso di quest’ultimo; l’inabilità al lavoro rappresenta, pertanto, un presupposto del diritto alla pensione di reversibilità del figlio maggiorenne e, quindi, un elemento costitutivo dell’azione diretta ad ottenerne il riconoscimento, con la conseguenza che la sussistenza di esso deve essere accertata anche d’ufficio dal giudice, tanto che a nulla rileva che l’istituto previdenziale non abbia tempestivamente eccepito la carenza del suddetto presupposto.

Cassazione civile sez. VI, 19/12/2016, n.26181



Sostieni laleggepertutti.it

"La Legge per Tutti" è una testata giornalistica indipendente che da oltre 10 anni informa gratuitamente milioni di persone ogni mese senza il supporto di finanziamenti pubblici. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale.Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube