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Pubblicazione video: ultime sentenze

27 Luglio 2020
Pubblicazione video: ultime sentenze

Reato di diffamazione; reato di atti persecutori; articolo su un quotidiano online; condivisione di contenuti su YouTube.

La registrazione e pubblicazione on line, da parte di un cittadino, di un video che ritrae poliziotti impegnati, nei propri uffici, nella raccolta di una deposizione, può rientrare nella nozione di trattamento dati a fini giornalistici.

Registrazione e pubblicazione on line di un video

Ai sensi dell’art. 3 della direttiva 95/46/Ce, la registrazione video di taluni agenti di polizia all’interno di un commissariato, durante la raccolta di una deposizione, e la pubblicazione del video così registrato su un sito Internet dove gli utenti possono inviare, visionare e condividere contenuti video, rientrano nell’ambito di applicazione della direttiva e possono costituire, in astratto, un trattamento di dati personali esclusivamente a scopi giornalistici, a condizione che da tale video risulti che la registrazione e la relativa pubblicazione abbiano avuto quale unica finalità la divulgazione al pubblico di informazioni, opinioni o idee.

Spetterà al giudice nazionale escludere, caso per caso, che la registrazione e la pubblicazione del video, avvenute senza che le persone interessate venissero informate di tale registrazione e delle sue finalità, costituiscano un’ingerenza nel diritto fondamentale al rispetto della vita privata di tali persone, vale a dire degli agenti di polizia che appaiono nel video stesso, ciò perché non si può ritenere che ogni informazione pubblicata su Internet, che riguardi dati personali, rientri nella nozione di “attività giornalistiche” e che, a tale titolo, benefici del regime speciale di cui all’art. 9 della direttiva 95/46/Ce.

Corte giustizia UE sez. II, 14/02/2019, n.345

Pubblicazione video: quando non c’è diffamazione

La pubblicazione di un articolo su un quotidiano online, con video allegato, riguardante un fatto rispondente al vero, non configura diffamazione e, in ogni caso, il direttore della testata online non può ritenersi responsabile ex art. 57 c.p. (fattispecie relativa alla pubblicazione di un video in cui un sacerdote consultava il proprio smartphone durante una celebrazione).

Cassazione penale sez. V, 21/11/2017, n.7885

La pubblicazione di foto e video di contenuto pornografico 

La pubblicazione di foto e video di contenuto pornografico integra il reato di diffamazione può costituire altresì condotta del reato di atti persecutori inducendo nella vittima un diffuso stato di ansia.

(Nel caso di specie l’ex fidanzato aveva con condotte reiterate moleste pubblicato su diversi siti a contenuto pornografico video ritrae enti terze persone ma associati alle generalità della vittima e alla sua utenza telefonica e su alcuni siti aveva pubblicato video realizzati con fotografie della vittima in biancheria in tema o in atti sessuali associati ad annunci erotici).

Tribunale Milano sez. uff. indagini prel., 09/02/2017, n.167

Diffusione di un video su YouTube

Il reato di diffamazione è di evento, esso si consuma nel momento e nel luogo in cui i terzi percepiscono l’espressione ingiuriosa e dunque, nel caso in cui frasi o immagini lesive siano state immesse sul web, nel momento in cui il collegamento viene attivato (nella specie, relativa alla diffusione di un video su you tube, la Corte ha disatteso il richiamo difensivo circa una presunta tardività della querela, ufficializzata solo otto mesi dopo la pubblicazione on line, in quanto era stato acclarato, proprio alla luce di quanto aveva dichiarato la persona offesa, che quest’ultima era venuta a conoscenza del video per averlo appreso dal fratello e da alcuni amici solo due mesi prima della presentazione della querela).

Cassazione penale sez. V, 10/11/2014, n.12695

Testata telematica: messaggi trasmessi via internet

Affinché possa parlarsi di stampa in senso giuridico (ai sensi della l. n. 47 del 1948, art. 1), occorrono due condizioni che certamente il nuovo medium internet non realizza: a) che vi sia una riproduzione tipografica (prius), b) che il prodotto di tale attività (quella tipografica) sia destinato alla pubblicazione e quindi debba essere effettivamente distribuito tra il pubblico (posterius).

Il fatto che il messaggio internet (e dunque anche la pagina del giornale telematico) si possa stampare non appare circostanza determinante, in ragione della mera eventualità, sia oggettiva, che soggettiva. Sotto il primo aspetto, si osserva che non tutti i messaggi trasmessi via internet sono “stampabili”: si pensi ai video, magari corredati di audio; sotto il secondo, basta riflettere sulla circostanza che, in realtà, è il destinatario colui che, selettivamente ed eventualmente, decide di riprodurre a stampa la “schermata”.

Cassazione penale sez. V, 16/07/2010, n.35511

Diffamazione a mezzo stampa

Quand’anche il contenuto delle pubblicazioni ivi contenute integrasse gli estremi del delitto di diffamazione a mezzo stampa, il sequestro del sito web sarebbe comunque precluso dall’art. 1 d.l. 31 maggio 1946 n. 561, che vieta il sequestro della “edizione di giornali o di qualsiasi altra pubblicazione o stampato”, con ciò riferendosi al sequestro inteso come chiusura del giornale (od oscuramento del sito web), incidente, cioè, sull’attività di “edizione” in sé e non su singoli e ben determinati supporti cartacei o di altro tipo (all’infuori delle eccezioni), espressamente stabilite, del sequestro di “non oltre tre esemplari dei giornali o delle pubblicazioni o degli stampati” o video delle pubblicazioni oscene).

Tribunale Nocera Inferiore sez. uff. indagini prel., 20/09/2010

Partecipazione ad associazione con finalità terroristiche

Integra il delitto di partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo internazionale ex art. 270-bis c.p., e non il delitto di istigazione a delinquere ex art. 414 cod. pen., la condotta di soggetti che, aperti sostenitori del c.d. Stato islamico e rispondenti alla chiamata al jihad, abbiano posto in essere condotte strumentali al consolidamento ed al rafforzamento dell’organizzazione sia mediante atti di propaganda apologetica rilevanti sul piano della concreta incentivazione dell’adesione al progetto criminoso (nella specie, uso del “web” e dei “social media” con pubblicazione di video relativi a gravi attentati terroristici per divulgare la chiamata al jihad; partecipazione a gruppi chiusi di condivisione dell’ideologia jihadista; adesione espressa alla rivista “on line” “Dabiq News” che fornisce consigli sui bersagli da colpire in occidente, sulla fabbricazione di ami e sulle modalità di emigrazione verso i territori conquistati dal c.d. stato islamico), sia con condotte volte ad agevolare il reclutamento e l’autoradicalizzazione (nella specie, evidenziando la conoscenza ed i pregressi contatti con soggetti combattenti nelle zone di guerra e fornendo ausilio a chi intendeva unirsi alle milizie jihadiste), nonché il convogliamento di risorse economiche-finanziarie verso l’organizzazione di matrice islamica.

Cassazione penale sez. II, 21/02/2019, n.22163

Pubblicazione online di video che dimostrano falle nel gioco di poker online

La pubblicazione online dei video dimostrativi delle anomalie dei sistemi di gioco non presenta gli estremi dell’elemento oggettivo del reato di estorsione, difettando lo stesso requisito dell’ingiustizia del profitto e del male paventato (esclusa la configurabilità del reato de quo nella condotta dell’imputato che aveva minacciato di diffondere dei video nei quali era ripresa una falla del sistema di sicurezza del gioco di poker online, atteso che la a richiesta di denaro era intervenuta successivamente alla rimozione del video da parte del suo stesso autore, che si era rivolto alla società proprietaria del gioco per chiedere un compenso a titolo di consulenza).

Cassazione penale sez. II, 31/10/2018, n.3669



5 Commenti

  1. Potreste darmi qualche dritta sui guadagni di youtube? Quanto tempo occorre per iniziare a vedere qualche soldino?

    1. Sono in molti ad aver fatto soldi diventando YouTuber di successo, ma quanto si può guadagnare davvero pubblicando un video su YouTube? Prima di dare una risposta è necessario comprendere come funziona il sistema di inserzioni sulla piattaforma Google.In altri contesti, come ad esempio una rivista, sono le persone che decidono quali inserzioni mettere valutando il tipo di contesto. Su YouTube ogni giorno gli utenti guardano oltre un miliardo di ore di video e sarebbe impossibile per delle persone classificare tutti i contenuti che quotidianamente vengono pubblicati.

    2. È possibile però fare delle approssimazioni ragionando su un guadagno medio. Una visualizzazione paga in media un quarto di centesimo di dollaro da dividere tra YouTube e il creatore di contenuti. In altre parole 1000 visualizzazioni corrispondono in media a 2,5 dollari. Il 45% di questi soldi va a YouTube e l’altro 55% al creatore di contenuti. Facendo un rapido calcolo, per 1000 visualizzazioni entrano nelle tasche del creatore di contenuti 1,4 dollari mentre a YouTube vanno 1,1 dollari.Moltiplicando il tutto per 1000 abbiamo che con un milione di visualizzazioni si guadagna in media 1400 dollari. Come premesso, si tratta di una stima perché ci sono video che possono far guadagnare anche solo 50 centesimi per 1000 visualizzazioni, così come ce ne sono altri che possono far guadagnare anche 4-5 dollari per lo stesso numero di visualizzazioni.Ora che abbiamo un’idea di quanto si può guadagnare su YouTube, la sfida sarà nel riuscire a creare contenuti interessanti in grado di attirare milioni di visualizzazioni.

  2. Quando sono illegali i filmati? È legale filmare gli sconosciuti senza il loro consenso? in quali casi fare riprese video è reato?

    1. È possibile fare riprese video di persone che si trovano in un luogo pubblico (piazza, strada, ecc.) o aperto al pubblico (bar, ristorante, cinema, ecc.). Ciò che è vietato, invece, è la diffusione del filmato così realizzato. Secondo la legge , il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il consenso di questa. Dunque, è legale filmare persone sconosciute che si trovano in un luogo pubblico o aperto al pubblico, anche senza il loro consenso. L’autorizzazione è, invece, sempre necessaria per la diffusione del video (ad esempio, pubblicazione su Facebook).Ci sono alcuni casi in cui le riprese video effettuate in luogo pubblico o aperto al pubblico possono essere diffuse senza l’autorizzazione delle persone ritratte. Secondo la legge, non occorre il consenso della persona ritratta quando la riproduzione dell’immagine è giustificata dalla notorietà o dall’ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali, o quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico.Il ritratto non può tuttavia essere esposto o messo in commercio, quando l’esposizione o messa in commercio rechi pregiudizio all’onore, alla reputazione o al decoro della persona ritrattata.Dunque, è possibile pubblicare riprese video se la persona inquadrata è famosa (pensa a un politico, a un noto artista, ecc.), oppure se ricorrono gli altri casi sopra indicati, purché non si leda la reputazione del singolo individuo (pensa al politico ripreso nel momento in cui assumeva una posa disdicevole).

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