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Se si dichiara una vendita per un valore inferiore si commette reato?

11 Luglio 2020
Se si dichiara una vendita per un valore inferiore si commette reato?

Come amministratore di una società ho dichiarato una plusvalenza derivante da vendita di un immobile per un valore inferiore a quello reale. Cosa si rischia penalmente?

L’articolo 4 del decreto legislativo n. 74 del 2000 (come modificato dal decreto legge n. 124 del 2019, convertito con modificazioni dalla legge n. 157 del 19 dicembre 2019) prevede, fuori dei casi previsti dagli articoli 2 e 3 dello stesso decreto, il reato di dichiarazione infedele a carico di chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi attivi per un importo inferiore a quello effettivo od elementi passivi inesistenti, quando congiuntamente:

  • l’imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte, a euro centomila;
  • l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi inesistenti, è superiore al dieci per cento dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o, comunque, è superiore a euro due milioni.

Questo vuol dire che il reato di dichiarazione infedele descritto dall’articolo 4 del decreto legislativo n. 74 del 2000 (come modificato dal d.l. n. 124 del 2019) sussiste solo se si verificano contemporaneamente tutte e due le condizioni appena descritte. Se anche solo una di esse viene a mancare, non vi sarà reato.

Ebbene, per quanto riguarda la prima condizione (cioè che per esservi reato di dichiarazione infedele occorre che l’imposta evasa sia superiore con riferimento a taluna delle singole imposte a euro centomila) l’articolo 1, comma 1, lettera f) del decreto legislativo n. 74 del 2000 precisa che:

  • per imposta evasa si intende la differenza tra l’imposta effettivamente dovuta e quella indicata nella dichiarazione, ovvero l’intera imposta dovuta nel caso di omessa dichiarazione, al netto delle somme versate dal contribuente o da terzi a titolo di acconto, di ritenuta o comunque in pagamento di detta imposta prima della dichiarazione o della scadenza del relativo termine; non si considera imposta evasa quella teorica e non effettivamente dovuta collegata ad una rettifica in diminuzione di perdite dell’esercizio o di perdite pregresse spettanti e utilizzabili.

Pertanto, anche nel suo caso, l’imposta evasa consiste nella differenza tra l’imposta effettivamente dovuta e quella indicata nella dichiarazione, al netto anche di eventuali somme già versate (a titolo di acconto o ritenuta) in pagamento della imposta prima della dichiarazione o della scadenza del termine di presentazione della dichiarazione.

Se l’imposta evasa, calcolata nel modo appena descritto, sarà inferiore ad euro centomila allora il reato di dichiarazione infedele non sussisterà (basta infatti, come le dicevo, che anche uno solo dei due presupposti non si verifichi ed il reato di dichiarazione infedele previsto dall’articolo 4 del decreto legislativo n. 74 del 2000 non potrà essere considerato sussistente).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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