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Ricorso tributario: cos’è e quando serve

5 Luglio 2020
Ricorso tributario: cos’è e quando serve

Processo tributario: contro quali atti e davanti a quale giudice? Le regole previste per chi vuole contestare gli atti del fisco.

Impugnare una richiesta di pagamento dell’Agenzia delle Entrate, dell’Agenzia del Demanio o delle Dogane, oppure contestare una cartella esattoriale di Agenzia Entrate Riscossione, implica la presentazione di un ricorso tributario, un atto cioè indirizzato a un giudice speciale cui si chiede tutela. Ma cos’è e quando serve il ricorso tributario? È ciò che cercheremo di spiegare, in modo pratico e sintetico, in questa breve guida dedicata ai “non esperti” del settore. Ma procediamo con ordine.

Cos’è il processo tributario?

Il processo italiano è caratterizzato dall’essere diviso per «giurisdizioni» ossia per competenze specifiche ripartite a seconda della materia controversa. 

Così, ad esempio, a fronte del giudice ordinario (il tribunale) – competente per tutte le questioni in materia civile e penale – c’è anche il giudice amministrativo (il Tar), cui è data la giurisdizione di tutte le controversie contro la Pubblica Amministrazione (quando hanno ad oggetto interessi legittimi dei privati) e, infine, c’è la giurisdizione tributaria, quella cioè concernente la materia fiscale. 

La giurisdizione tributaria è affidata alle Commissioni Tributarie che la esercitano sia in primo grado (Commissione Tributaria Provinciale) che in secondo grado, ossia in appello (Commissione Tributaria Regionale). In ultimo grado, c’è la Cassazione.

A dispetto del nome, le Commissioni Tributarie sono veri e propri tribunali che, seppur funzionanti con proprie regole e procedure (a volte diverse, a volte simili rispetto al tribunale ordinario), hanno il potere di emettere sentenze vincolanti al pari di quelle di qualsiasi altro giudice. 

La giurisdizione delle Commissioni Tributarie è «esclusiva»: significa che la medesima controversia non può essere portata all’attenzione di altri giudici se non quelli appunto tributari.

Il processo tributario è dunque quello che si instaura dinanzi alle Commissioni Tributarie o, in ultimo grado, dinanzi alla Cassazione, sezione tributaria. 

Cos’è il ricorso tributario 

Il ricorso tributario, come dice la parola stessa, è un ricorso al giudice contro un tributo ossia contro una richiesta di pagamento presentata dal fisco. Ma cosa si intende con la parola «fisco»? Cerchiamo di essere più specifici.

Quando di parla di amministrazione finanziaria si fa riferimento a tre Agenzie, dette Agenzie Fiscali, coordinate dal Mef (Ministero Economia e Finanze) ma autonome. Queste sono: 

  • Agenzia delle Entrate, che si occupa dei tributi dello Stato (dal 2012 incorpora l’Agenzia del Territorio, che gestisce i servizi catastali e cartografici, i servizi di pubblicità immobiliare, i servizi tecnici estimali e l’Osservatorio del Mercato Immobiliare);
  • Agenzia del Demanio, che si occupa dei beni demaniali dello Stato;
  • Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che gestisce l’ambito doganale dello Stato, che dal 2012 incorpora anche l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (AAMS).

C’è infine la Guardia di Finanza, un corpo di polizia tributaria che costituisce il “braccio” esecutivo dell’amministrazione finanziaria.

Questi organi hanno il potere di emettere atti di accertamento e intimazioni di pagamento nei confronti dei cittadini-contribuenti. Tali atti sono, per loro natura, imperativi. Sicché, l’unico modo per contestarli è presentarsi dinanzi al giudice attraverso un ricorso tributario. È comunque sempre aperta la strada dell’autotutela, ossia un ricorso presentato all’autorità che ha emesso l’atto, con richiesta di rivedere la propria decisione perché illegittima. Da ciò conseguirà o la conferma dell’atto o lo sgravio. 

Quando serve il ricorso tributario?

La legge stabilisce che, per azionare un ricorso tributario, bisogna aver ricevuto un atto illegittimo. Dunque, non si può fare ricorso solo perché all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate si è stati trattati male o perché un agente della Finanza ha abusato del potere in un controllo. Senza un atto specifico e definitivo – che conclude cioè un accertamento o un’indagine – non si può procedere con il ricorso tributario.

Il ricorso tributario si aziona contro:

  • gli atti dell’amministrazione finanziaria, ad esempio gli accertamenti fiscali dell’Agenzia delle Entrate;
  • le cartelle esattoriali aventi ad oggetto tributi. Sappiamo infatti che le cartelle esattoriali potrebbero avere ad oggetto anche altre somme come le multe stradali o i contributi Inps; in tali casi, la competenza è rispettivamente del giudice di pace o del tribunale, sicché la strada corretta per l’impugnazione non sarà il ricorso tributario ma il ricorso al giudice ordinario.

Più in generale, possiamo dire che il ricorso tributario ha sempre ad oggetto un tributo. Cosa sono i tributi? I tributi sono le tasse o le imposte. La differenza tra tali due termini, seppure spesso usati indifferentemente, è sostanziale:

  • le imposte sono prelievi forzosi sul reddito del contribuente attuate dallo Stato o dagli enti locali (Regioni, Province o Comuni). La loro caratteristica è che non sono connesse ad alcuna prestazione specifica da parte dell’Ente stesso. Si pensi all’Irpef che va pagato a prescindere dai servizi di cui usufruisce il contribuente (quindi, sarà necessario pagare le imposte anche se il cittadino non si reca mai in ospedale e non usufruisce della sanità pubblica, ecc.);
  • le tasse sono invece dei prelievi richiesti in cambio di servizi specifici. Qui, dunque, a differenza delle imposte, c’è una prestazione specifica che viene richiesta dal contribuente: si pensi al canone Rai, alla tassa sulla raccolta della spazzatura, ecc.

Scopo del ricorso tributario è ovviamente chiedere l’annullamento o la correzione dell’atto illegittimo impugnato. Il ricorso però non sospende l’atto in contestazione salvo avvenga un’apposita pronuncia in tal senso da parte della Commissione Tributaria. 

Come si presenta un ricorso tributario?

Fino a 3.000 euro, è possibile presentare il ricorso tributario da soli, ossia senza bisogno di un avvocato. Oltre questa soglia è necessario avvalersi della difesa tecnica di un avvocato, un commercialista o un ragioniere.

Il ricorso si presenta ormai in modalità telematica, con notifica tramite Pec all’ente titolare del tributo e, successivamente, con deposito presso la cancelleria della Commissione Tributaria che comunicherà la data della prima (e di solito unica) udienza.

Attualmente, è stata imposta la mediazione tributaria prima di presentare il ricorso per controversie fino a 50mila euro. In pratica, questa procedura richiede la previa notifica del ricorso all’amministrazione titolare del credito affinché possa rivedere l’atto illegittimo o fare un’offerta di chiusura della controversia al contribuente. In caso di mancata risposta entro 90 giorni, sarà possibile depositare il ricorso presso la cancelleria della Commissione Tributaria e dar seguito alla procedura del ricorso tributario. 


Il ricorso tributario è un atto processuale volto a contestare una richiesta di pagamento da parte dell’amministrazione finanziaria o dell’Agente della riscossione esattoriale. Lo scopo è ottenere l’annullamento o la correzione dell’atto illegittimo.


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2 Commenti

  1. Devo contestare un avviso bonario per acqua 2010 non pagata di euro 1.500 (Servizio Idrico Integrato di un Comune Campano : seconda casa), ma, nonostante varie Pec, non riesco ad avere una risposta (diniego della P.A.). Penso che, nelle more dell’accesso agli atti, sarò costretto a percorrere detta strada. Loro hanno eccepito (a voce) che trattasi di un tributo, che si prescrive nel termine di 10 anni, non di una utenza a consumo, che si prescrive prima (vedi delibere Arera) :
    cosa conviene fare?

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