Diritto e Fisco | Articoli

Mediazione anche in appello

4 Novembre 2013
Mediazione anche in appello

La Corte di Appello di Milano chiede alle parti di rivolgersi a un organismo di conciliazione: secondo il giudice potrebbe risolvere fatti emersi successivamente.

La mediazione endoprocessuale (o “delegata”) è possibile anche in appello: a dirlo è un provvedimento del tribunale di Milano, in funzione di giudice di secondo grado [1]. Si tratta del primo precedente giurisprudenziale che, applicando le nuove regole introdotte con il decreto del fare [2], ordina la mediazione in grado di appello.

In secondo grado, tra l’altro, potrebbe apparire poco utile – o forse poco opportuna – una scelta simile. Ma il tribunale si preoccupa di motivare ampiamente l’opportunità della scelta, sulla base dell’ampio margine di possibilità di risolvere bonariamente la lite.

 

L’oggetto del contendere riguardava un credito contestato nel suo ammontare, derivante dall’assegno divorzile di mantenimento. Il primo punto, dunque, che affronta il giudice è l’ammissibilità della nuova mediazione delegata nella materia familiare, ritenendola comunque possibile (di ciò avevamo già parlato nell’articolo: “Mediazione del giudice su qualsiasi materia, anche su mantenimento figli dopo il divorzio”). Secondo il giudice, infatti, quando si controverte in materia di diritti patrimoniali – e, quindi, disponibili – la mediazione endoprocessuale non può essere limitata alle sole materie per le quali è stata obbligatoriamente prevista, dal legislatore, quale condizione di procedibilità.

Secondo l’orientamento del Tribunale, nulla osta affinché si possa procedere a un tentativo di conciliazione, presso un organismo di mediazione, anche nel corso del grado di appello, purché prima dell’udienza di precisazione delle conclusioni.

Peraltro, sostiene il giudice, la mediazione potrebbe riconciliare le parti su posizioni non rientrate nella domanda processuale perché verificatesi successivamente. E quindi si configurerebbe come uno strumento a più ampio raggio rispetto al giudizio davanti al giudice, anche e soprattutto nell’interesse della famiglia e dei figli.

Si entra perciò in un contesto relazionale nel quale il giudice valorizza il “pregresso rapporto affettivo” tra gli ex coniugi e la loro “capacità di confrontarsi e di adottare soluzioni condivise”. Inoltre il rapporto, essendo “destinato a proiettarsi nel tempo, in quanto i litiganti, non più coniugi, sono tuttavia ancora genitori” occorre sempre orientarsi al perseguimento dell’interesse preminente dei figli minori, valorizzando le opportunità mediative offerte dal sistema.

Considerato il modesto valore economico della lite (meno di mille euro) e la relazione tra le parti sarebbe preferibile – a parere del giudice – che il creditore attivi un sistema alternativo di risoluzione della controversia (es. mediazione familiare; mediazione civile; diritto collaborativo; ecc.), e solo in caso di esito negativo di tale tentativi acceda al confronto in tribunale.


note

[1] Trib. Milano, ord. del 29.10.2013.

[2] Dl 69/2013.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube