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Mancato pagamento quattordicesima

8 Luglio 2020
Mancato pagamento quattordicesima

A luglio, molti lavoratori italiani attendono il pagamento della quattordicesima mensilità.

Il lavoratore riceve, a fronte della prestazione lavorativa resa a favore del datore di lavoro, una retribuzione mensile, ogni mese, nel giorno prefissato per il pagamento dello stipendio. Tuttavia, molti contratti collettivi di lavoro prevedono che il lavoratore abbia diritto a prendere non solo le dodici mensilità di stipendio corrispondenti ai dodici mesi dell’anno ma anche ulteriori mensilità, dette mensilità aggiuntive. Di solito, i contratti collettivi prevedono il diritto del lavoratore alla tredicesima mensilità e, in alcuni contratti, anche alla quattordicesima mensilità. Cosa fare se, tuttavia, pur essendo previsto questo diritto nel contratto, si verifica il mancato pagamento quattordicesima?

In questi casi il lavoratore deve attivarsi per chiedere il pagamento di quanto a lui spettante. Occorre, tuttavia, prestare attenzione ai termini di prescrizione nell’esercizio del proprio diritto in quanto, se superati, il lavoratore potrebbe perdere il diritto a ricevere la quattordicesima.

Che cos’è la quattordicesima?

La legge prevede che il lavoratore abbia diritto, a fronte della prestazione di lavoro erogata al datore di lavoro, ad una retribuzione proporzionata alla quantità ed alla qualità del lavoro svolto e, comunque, sufficiente a garantire a sé ed alla sua famiglia una esistenza libera e dignitosa [1]. Il contratto di lavoro è, infatti, un contratto di scambio con il quale le parti, lavoratore e datore di lavoro, si scambiano lavoro e retribuzione.

Per quanto concerne le modalità di erogazione della retribuzione, il lavoratore percepisce ogni mese lo stipendio mensile, alla scadenza del periodo di paga.

In alcune aziende, lo stipendio viene pagato i primi giorni del mese; in altre, invece, il giorno 27 del mese. Tutto dipende dagli usi aziendali. In certi casi è lo stesso contratto collettivo di settore ad indicare in quale giorno del mese deve essere pagato ai dipendenti lo stipendio mensile.

Se non vi fosse alcuna previsione da parte dei contratti collettivi, dunque, il lavoratore riceverebbe 12 stipendi mensili all’anno, uno per ogni mese di calendario.

Tuttavia, molti contratti collettivi hanno introdotto le cosiddette mensilità aggiuntive, ossia, il diritto dei lavoratori a ricevere ulteriori mensilità di stipendio oltre la dodicesima. In alcuni Ccnl si prevede il pagamento di una tredicesima mensilità; in altri si prevede il diritto del lavoratore ad una ulteriore quattordicesima mensilità.

La quattordicesima, in particolare, è una ulteriore mensilità di stipendio dovuta al lavoratore qualora il contratto collettivo nazionale di lavoro applicato al rapporto di lavoro la preveda. La quattordicesima viene pagata solitamente a luglio, in concomitanza con le ferie estive.

Con tredicesima e quattordicesima si cerca di far arrivare nelle tasche dei lavoratori un maggiore flusso di denaro proprio nei due periodi dell’anno in cui, di solito, si spende di più: a Natale e per le ferie estive.

Come si calcola la quattordicesima?

La somma erogata al dipendente a titolo di quattordicesima, nei casi in cui tale diritto sia previsto dal Ccnl applicato, viene pagata direttamente in busta paga assumendo come parametro di riferimento la retribuzione del lavoratore nel mese di erogazione. Ciò vuol dire che se un lavoratore a tempo pieno riceve la quattordicesima con la busta paga di luglio 2020 e, a giugno 2020, la sua retribuzione mensile è aumentata a causa di un avanzamento di livello di inquadramento, la quattordicesima sarà pari al nuovo reddito incrementato e non al vecchio reddito precedente all’aumento di livello.

Se, invece, nel corso del periodo di maturazione della quattordicesima, il dipendente subisce una modifica dell’orario di lavoro, che incide inevitabilmente anche sulla sua retribuzione, la quattordicesima dovrà essere calcolata pro-rata, ossia, si dovrà calcolare il rateo maturato durante i mesi ad orario di lavoro ridotto e sommarlo al rateo maturato durante i mesi di lavoro full-time.

Per quanto concerne il calcolo, al pari della tredicesima, la quattordicesima è un istituto retributivo a maturazione progressiva. Ciò significa che per ogni mese di servizio si matura un rateo di quattordicesima e una volta raggiunta la data prevista per l’erogazione viene corrispoto al lavoratore il totale dei ratei maturati nel periodo di maturazione.

Il rateo di quattordicesima viene calcolato dividendo l’importo della retribuzione lorda del mese di riferimento per dodici.

Facciamo un esempio.

Se un lavoratore, nel mese di aprile 2020, ha percepito uno stipendio pari a 2.400 euro, il rateo di quattordicesima da accantonare per quel mese sarà pari a 2.400 / 12 = n200 euro.

Per quanto concerne il trattamento fiscale e contributivo, gli importi erogati al lavoratore a titolo di quattordicesima sono assoggettati a tassazione piena ed a contribuzione previdenziale piena. Ne consegue che, prima di erogare il netto al lavoratore, il datore di lavoro, in qualità di sostituto di imposta, dovrà trattenere  l’imposta sul reddito Irpef, in base all’aliquota applicabile al lavoratore, e la quota di contributi previdenziali Inps a carico del lavoratore che, di solito, è pari al 9,19%. Nella busta paga del mese in cui riceve la quattordicesima, il lavoratore avrà evidenza delle trattenute operate e del netto erogato.

Mancato pagamento quattordicesima: che fare?

Può accadere che, nel mese di pagamento della quattordicesima previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro applicato al rapporto di lavooro, il lavoratore non riceva l’importo a lui spettante. In questi casi, ci sono varie possibilità, che dipendono dalle circostanze concrete del singolo contesto aziendale.

Può accadere che il datore di lavoro si trovi in un momento di temporanea difficoltà economica e chieda ai lavoratori di pazientare qualche mese per avere la quattordicesima. Se, invece, senza alcuna informazione preliminare, il datore di lavoro omette di pagare la quattordicesima la situazione è diversa.

In questo caso, i passaggi da seguire sono i seguenti:

  • innanzitutto, il lavoratore dovrebbe contattare l’ufficio del personale e chiedere informazioni a riguardo;
  • se la risposta è evasiva il lavoratore deve inviare al datore di lavoro un sollecito di pagamento quattordicesima. Il sollecito può essere scritto direttamente dal lavoratore oppure da un patronato o da un avvocato;
  • se non viene data nessuna risposta nemmeno al sollecito, occorre agire per il recupero coattivo del credito, attivando la procedura di esecuzione forzata.

Occorre tenere in considerazione il fatto che la quattordicesima non è un diritto del lavoratore previsto dalla legge ma introdotto solo dai Ccnl. È dunque nel Ccnl che si trova la disciplina specifica della quattordicesima, anche con riferimento al mese in cui deve essere pagata e ai termini per il suo pagamento.

Credito da quattordicesima: quando si prescrive?

In linea generale, i crediti del lavoratore si prescrivono in cinque anni. Tale principio, tuttavia, non si applica al credito da quattordicesima.

Con riferimento alla tredicesima e alla quattordicesima, secondo l’interpetazione della Cassazione [2] opera la prescrizione presuntiva triennale [3]. La legge prevede, infatti, che si prescrive in tre anni il diritto dei prestatori di lavoro, per le retribuzioni corrisposte a periodi superiori al mese. Lo stipendio mensile, dunque, si prescrive in cinque anni ma le mensilità aggiuntive in tre anni.

Tuttavia, la prescrizione triennale non costituisce prescrizione in senso proprio, ma una prescrizione presuntiva. Ciò in quanto non comporta l’estinzione del diritto tout court, ma si limita a prevedere che, di fronte al passaggio di un certo periodo di tempo (in questo caso tre anni), scatti una presunzione legale del soddisfacimento del diritto.

In altre parole: dopo tre anni si presume che la quattordicesima sia stata pagata ma tale presunzione può essere superata fornendo in giudizio la prova contraria (ossia, attraverso la confessione giudiziale del datore di lavoro o il deferimento del giuramento decisorio).

Prescrizione quattordicesima: da quando decorre?

Un altro problema da affrontare, oltre al termine di prescrizione, è l’individuazione del momento in cui il termine di prescrizione inizia a decorrere.

La regola generale in materia di prescrizione prevede che la stessa inizi a decorrere da quando il credito è divenuto liquido ed esigibile. Nel caso della quattordicesima, ad esempio, se il Ccnl prevede che tale mensilità aggiuntiva debba essere pagata il 27 luglio, la prescrizione inizia a decorrere il 27 luglio, ossia nel momento in cui il pagamento era esigibile.

Nell’ambito dei rapporti di lavoro, tuttavia, la giurisprudenza della Corte Costituzionale ha introdotto il principio secondo cui, nei rapporti di lavoro privi della cosiddetta stabilità reale, ossia di una forte protezione in caso di licenziamento illegittimo, la prescrizione non può decorrere in costanza di rapporto ma solo al momento in cui il rapporto di lavoro cessa. Ciò in quanto, secondo i giudici costituzionali, il lavoratore, durante il rapporto, a causa della sua posizione subalterna rispetto al datore di lavoro (il cosiddetto metus) non sarebbe in condizione di attivare i propri diritti e, dunque, sarebbe indotto a rinunciare a far valere quanto a lui spetta.

Fino al 2012, la situazione era abbastanza semplice: nelle aziende con più di quindici dipendenti, per le quali era prevista, in caso di licenziamento illegittimo del lavoratore, l’applicazione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori (reintegrazione nel posto di lavoro) e nel pubblico impiego la prescrizione iniziava a decorrere anche durante il rapporto di lavoro; al contrario, nelle altre aziende la prescrizione iniziava a decorrere solo alla fine del rapporto.

Dal 2012, tuttavia, varie riforme [4] hanno modificato la tutela del lavoratore in caso di licenziamento e il problema appare oggi quantomai aperto. Secondo alcuni, oggi, solo nel pubblico impiego la prescrizione può decorrere in costanza di rapporto.


note

[1] Art. 36 Cost.

[2] Cass. sent. n. 4687/2019.

[3] Art. 2956 cod. civ.

[4] L. 92/2012 e D. Lgs. 23/2015.


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