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Pensione minima: importo e requisiti

6 Luglio 2020 | Autore:
Pensione minima: importo e requisiti

Integrazione al trattamento minimo e ulteriori benefici per incrementare la pensione: di quanto è incrementato l’assegno, calcolo, condizioni da soddisfare.

Che cos’è la pensione minima? Con il termine pensione minima normalmente si intende l’integrazione della pensione al trattamento minimo: in altri termini si tratta di un’integrazione che l’Inps corrisponde quando la pensione risulta d’importo molto basso, al di sotto di quello che viene considerato il “minimo vitale”.

Col termine pensione minima sono anche indicati, in modo improprio, benefici e prestazioni con natura e finalità differenti, come l’incremento al milione, l’assegno sociale o la pensione di cittadinanza.

Facciamo ora il punto sulla pensione minima: importo e requisiti, chi ha diritto all’integrazione, come si calcola il beneficio, quali redditi rilevano. Osserviamo anche quali sono le ulteriori prestazioni economiche a sostegno del reddito del pensionato, dalla maggiorazione sociale all’incremento al milione, dall’assegno sociale alla pensione di cittadinanza.

A quanto ammonta la pensione minima?

L’integrazione al trattamento minimo è una prestazione economica che l’Inps riconosce a chi ha una pensione molto bassa, al di sotto del cosiddetto minimo vitale, pari, nel 2020, a 515,58 euro.

L’importo è rivalutato ogni anno in base al meccanismo della perequazione, adeguandolo al costo della vita. La rivalutazione riconosciuta per il 2020 risulta pari allo 0,5%, per cui il trattamento minimo è salito da 513,01 euro mensili del 2019 ai 515,58 euro mensili del 2020.

Il trattamento minimo annuo, per il 2020, ammonta dunque a 6.702,54 euro (515,58 euro moltiplicati per 13 mensilità).

Come avviene l’integrazione alla pensione minima?

Proviamo a spiegare in modo semplice come avviene l’integrazione della pensione al minimo: l’importo della pensione è elevato sino ad arrivare al minimo vitale, 515,58 euro mensili per il 2020, per tutte e 13 le rate di pensione annue: l’integrazione al minimo può dunque ammontare a 515,58 euro mensili soltanto se, per assurdo, la pensione risulta pari a zero.

Negli altri casi, l’importo dell’integrazione al minimo è pari alla differenza tra la pensione e l’ammontare del trattamento minimo: ad esempio, se la pensione mensile 2020 risulta pari a 500 euro mensili, l’integrazione al minimo ammonta a 15,58 euro al mese, cioè alla cifra che serve per arrivare all’importo della pensione minima.

A chi spetta la pensione minima?

Non tutte le pensioni sotto la soglia minima possono beneficiare dell’integrazione, in quanto per alcuni trattamenti l’integrazione al minimo è esclusa. Inoltre, per aver diritto all’incremento è necessario rispettare precisi requisiti di reddito.

In linea generale, sono integrabili al minimo tutte le pensioni (trattamenti di previdenza, non di assistenza):

  • dirette (pensione di vecchiaia, anticipata, di anzianità…), erogate dall’Assicurazione generale obbligatoria dell’Inps, dai fondi esclusivi e sostitutivi della stessa e dai fondi speciali per i lavoratori autonomi dell’Inps (gestione Commercianti, Artigiani, etc.);
  • indirette (pensione ai superstiti, di reversibilità o indiretta), erogate dall’Assicurazione generale obbligatoria dell’Inps, dai fondi esclusivi e sostitutivi della stessa e dai fondi speciali per i lavoratori autonomi dell’Inps (gestione Commercianti, Artigiani…).

I lavoratori non iscritti all’Inps hanno diritto alla pensione minima? Coloro che sono iscritti a una cassa professionale, cioè a una gestione previdenziale di categoria (ad esempio cassa Forense per gli avvocati, Cnpadc per i dottori commercialisti…), possono aver diritto all’integrazione se previsto dal regolamento dell’ente.

Particolari regole sono disposte:

  • per l’integrazione al minimo dell’assegno ordinario di invalidità;
  • per i casi in cui l’interessato risulti titolare di più trattamenti di pensione.

A chi non spetta la pensione minima?

Le pensioni calcolate esclusivamente con le regole del sistema contributivo non beneficiano dell’integrazione al minimo; fanno eccezione le sole pensioni calcolate col sistema contributivo, ottenute dalle lavoratrici che sono uscite con opzione donna (qui la Guida all’opzione donna 2020).

Ricordiamo che sono calcolate integralmente col sistema contributivo:

  • le pensioni di chi non possiede contributi versati prima del 1996;
  • le pensioni ottenute in regime di totalizzazione, salvo diritto ad autonoma pensione presso le gestioni Inps;
  • le pensioni degli aderenti all’opzione contributiva;
  • le pensioni degli iscritti alla gestione Separata, comprese quelle ottenute con il computo dei contributi provenienti da altre gestioni.

Il sistema di calcolo contributivo risulta di solito penalizzante, in quanto si basa sui contributi accreditati e sull’età pensionabile, non sugli ultimi stipendi o redditi e sull’anzianità contributiva come il sistema retributivo.

Reddito massimo per il diritto alla pensione minima

L’integrazione al minimo spetta solo se il reddito del pensionato, assieme a quello del coniuge, non superano determinati limiti.

Per il 2020, il pensionato non sposato ha diritto all’adeguamento al minimo:

  • in misura piena, con un reddito annuo non superiore a 6.702,54 euro, cioè al trattamento minimo mensile moltiplicato per 13 mensilità (trattamento minimo annuo);
  • in misura parziale, con un reddito annuo superiore a 6.702,54 euro ma entro 13.405,08 euro (cioè sino a due volte il trattamento minimo annuo).

Se il reddito supera la soglia di 13.405,08 euro (valore 2020), il pensionato non ha diritto ad alcuna integrazione.

Se il pensionato è sposato si applicano dei limiti di reddito più alti ma si considera anche il reddito del coniuge.

In particolare, spetta l’integrazione:

  • piena, con reddito annuo complessivo proprio e del coniuge entro 20.107,62 euro (ossia 3 volte il trattamento minimo annuo) e reddito del pensionato entro 6.702,54 euro;
  • parziale, con reddito annuo complessivo proprio e del coniuge oltre 20.107,62 euro, ma entro 26.810,16 euro (cioè sino a quattro volte il trattamento minimo annuo) e reddito del pensionato entro 13.405,08 euro (deve essere applicato un doppio confronto, tra reddito personale e reddito della coppia: l’integrazione applicata è pari all’importo minore risultante dal doppio confronto).

Se il reddito personale e del coniuge supera i 26.810,16 euro (4 volte il minimo), o se il solo reddito personale supera la soglia di 13.405,08 euro (2 volte il minimo), non si ha diritto ad alcuna integrazione.

Nessun limite di reddito coniugale può essere applicato alle integrazioni al minimo per le pensioni con decorrenza anteriore al 1994. Se la decorrenza della pensione, invece, è collocata nel 1994, il limite di reddito è pari a 5 volte il minimo, ossia a 33.512,70 euro per il 2020.

Come si calcola la pensione minima?

Per calcolare l’integrazione mensile, si deve:

  • sottrarre il reddito totale dalla soglia limite;
  • dividere la cifra per 13.

Bisogna prestare attenzione alla doppia soglia di confronto: se il reddito della coppia non supera 4 volte il trattamento minimo annuo, ma il reddito del pensionato supera il limite individuale di 2 volte il minimo annuo, come osservato non si ha diritto ad alcuna integrazione.

Deve essere comunque applicata l’integrazione minore risultante dal confronto tra limite e reddito della coppia e limite e reddito personale.

Quali redditi rilevano per il diritto alla pensione minima?

Non tutti i redditi sono inclusi nel calcolo delle soglie limite per il diritto alla pensione minima, ma devono essere esclusi:

  • il reddito della casa di abitazione;
  • la pensione da integrare al minimo;
  • il Tfr (trattamento di fine rapporto) ed i trattamenti assimilati (ad esempio in regime di Tfs, come l’indennità di buonuscita, indennità premio si servizio, di anzianità…), comprese le relative anticipazioni;
  • gli arretrati da lavoro soggetti a tassazione separata;
  • i redditi esenti da Irpef, come le pensioni di guerra, le rendite Inail, le pensioni degli invalidi civili, i trattamenti di famiglia, etc.

Tutti gli altri redditi, invece, devono essere inclusi nel conteggio.

Quando è bloccata la pensione minima?

Se il pensionato perde il diritto all’integrazione, mantiene comunque la stessa  pensione minima integrata, ma congelata, o cristallizzata (cioè ferma) all’ultimo importo: il rateo di pensione resta uguale sino a che l’integrazione, adeguata tramite la perequazione automatica (cioè tramite l’adeguamento al costo della vita effettuato ogni anno), supera il suo valore.

Come funziona la maggiorazione sociale della pensione?

Oltre all’integrazione al minimo, il pensionato può beneficiare di ulteriori integrazioni dell’assegno, come la maggiorazione sociale [1].

La maggiorazione ammonta a:

  • 25,83 euro al mese per coloro che hanno dai 60 ai 64 anni;
  • 82,64 euro per chi ha un’età che si colloca tra 65 e i 69 anni
  • 136,44 euro per i pensionati con almeno 70 anni non titolari della quattordicesima (cosiddetto incremento al milione);
  • 124,44 euro per i titolari di quattordicesima mensilità.

Perché l’Inps riconosca ed eroghi al richiedente la maggiorazione sociale, il pensionato deve rispettare determinati limiti di reddito. Se il pensionato è sposato, il reddito personale e il reddito del coniuge non devono superare il valore del trattamento minimo incrementato del valore dell’assegno sociale annuo.

Specifiche maggiorazioni, in parte diverse da quelle elencate, riguardano i titolari di assegno sociale, gli invalidi civili, i ciechi civili, i sordomuti e i titolari di assegni sostitutivi o derivanti dall’invalidità civile.

Incremento al milione della pensione

L’incremento al milione [2] è un’ulteriore maggiorazione sociale, che spetta ai pensionati con almeno 70 anni di età. Il requisito anagrafico può essere ridotto, fino a un massimo di 5 anni, di un anno ogni 5 anni di contributi accreditati al pensionato. Si può ottenere la riduzione di un anno (relativamente a una sola annualità, chiaramente) anche se si è in possesso di un periodo di contribuzione non inferiore a 2 anni e mezzo.

Per i ciechi civili, gli invalidi civili totali, i sordomuti ed i titolari di pensione di inabilità civile l’età minima per il diritto all’incremento è pari a 60 anni.

L’incremento al milione aumenta l’importo della pensione sino ad arrivare a un massimo di 651,51 euro mensili.

Più precisamente, l’incremento della pensione minima, comprensivo delle eventuali maggiorazioni sociali, non può superare l’importo mensile determinato dalla differenza fra l’importo di 651,51 euro (valore 2020, dato da 136,44 euro più 515,07, vecchio importo del trattamento minimo 2020 successivamente incrementato) e l’importo del trattamento minimo, oppure della pensione sociale o dell’assegno sociale, in base alla prestazione riconosciuta al pensionato.

In ogni caso, per ottenere l’incremento al milione non è necessario che la pensione sia integrata al trattamento minimo: possono conseguire l’adeguamento, in presenza delle condizioni di reddito richieste, anche gli assegni di importo superiore al trattamento minimo, purché non superiori a 651,51 euro.

Pensione minima di cittadinanza

In molti, con il termine pensione minima, si riferiscono alla pensione di cittadinanza: questa prestazione è un nuovo trattamento di assistenza, erogato però non come integrazione della pensione, ma all’intero nucleo familiare composto da soli over 67 o disabili gravi, attraverso un’apposita carta prepagata, la carta Rdc/Pdc.

Per il calcolo della pensione minima di cittadinanza si fa infatti riferimento ai redditi e al patrimonio di tutti i componenti della famiglia e non al solo pensionato richiedente. Non serve il versamento di contributi previdenziali perché la pensione di cittadinanza è un trattamento assistenziale, riconosciuto in base allo stato di bisogno della famiglia.

La prestazione economica è erogata in misura diversa in base alla composizione del nucleo familiare ed ai redditi di ciascuno: in alcuni casi, si possono superare i 1500 euro al mese di trattamento.

Per saperne di più, leggi: “Guida alla pensione minima di cittadinanza“.

Assegno sociale

C’è, infine, chi utilizza il termine pensione minima riferendosi all’assegno sociale: anche l’assegno sociale, come la pensione di cittadinanza, è una prestazione di assistenza, ma erogata al solo beneficiario dell’assegno. Questo trattamento assistenziale non integra la pensione, anzi è incompatibile con la generalità dei trattamenti pensionistici, salvo quelli calcolati col sistema interamente contributivo.

Come la pensione di cittadinanza, l’assegno sociale spetta ai cittadini più anziani, dai 67 anni di età (si tratta dell’età per la pensione di vecchiaia ordinaria prevista sino al 31 dicembre 2022), che hanno un reddito al di sotto di un certo limite.

Per saperne di più, leggi: “Guida all’assegno sociale“.


[1] Art.1 L. 544/1988.

[2] Art.39 co.4 L. 289/2002.


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