Dichiarazione dei redditi: i nuovi rischi penali

6 Luglio 2020 | Autore:
Dichiarazione dei redditi: i nuovi rischi penali

Sanzioni molto più pesanti per l’omessa presentazione, per fatture false o per la dichiarazione infedele o fraudolenta. Pene simili a quelle per terrorismo.

Nuovi reati (e, quindi, nuove pene) per chi presenta una dichiarazione dei redditi fraudolenta o per chi non la presenta affatto. Debuttano quest’anno, infatti, le novità sui reati tributari, introdotte lo scorso giorno di Natale, che comprendono anche quelli riguardanti proprio le denunce dei redditi e dell’Iva.

Va ricordato, innanzitutto, che, mentre il termine ordinario per la presentazione della dichiarazione Iva è scaduto il 30 giugno, quello del 730 è stato spostato al 30 settembre a causa dell’emergenza coronavirus e la scadenza per il modello Redditi è stata fissata al 30 novembre.

Per capire la portata delle nuove disposizioni, si pensi che l’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi viene equiparata, sotto il profilo sanzionatorio all’atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi. La dichiarazione che contiene false fatture con un’evasione di poco superiore ai 20mila euro diventa più grave del sequestro di persona e dell’atto di terrorismo contro la sede della Presidenza della Repubblica o di organi del Governo. Giusto per rendere l’idea di quello che si rischia tentando di fregare il Fisco.

Più lieve la pena per la dichiarazione infedele, cioè quella che consiste nella sottrazione a tassazione di elementi attivi oltre una certa soglia e/o nella deduzione di costi inesistenti non dimostrati da fatture o altri documenti.

Questo delitto scatta con soglie di evasione più basse rispetto a prima. Nel dettaglio, si risponde del reato di dichiarazione infedele quando:

  • l’imposta evasa supera, con riferimento alle singole imposte, i 100mila euro anziché i 150mila;
  • l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi inesistenti, supera il 10% dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o, comunque, è superiore a 2 milioni di euro, anziché 3 milioni.

Per quanto riguarda le pene applicate, la vecchia reclusione da uno a tre anni diventa da due a quattro anni. Possibile anche l’applicazione degli arresti domiciliari, del divieto di espatrio e di altre misure coercitive.

Due, invece, le ipotesi di reato che riguardano la dichiarazione fraudolenta. La prima è quella relativa all’uso di documenti per operazioni inesistenti. Prevista la reclusione da 4 a 8 anni. Il delitto si compie non solo con fatture false ma anche gli altri documenti dal valore probatorio simile, come una nota spese. Occorre poi che fatture e/o documenti siano emessi a fronte di operazioni non realmente effettuate in tutto o in parte o che indicano i corrispettivi o l’Iva in misura superiore a quella reale, oppure che riferiscono l’operazione a soggetti diversi da quelli effettivi. Se l’importo degli elementi passivi fittizi è inferiore a 100mila euro, è prevista l’attenuante della reclusione da 18 mesi a 6 anni.

Il secondo caso di dichiarazione fraudolenta è quello dell’uso di altri artifizi, come le operazioni simulate oggettivamente o soggettivamente oppure avvalendosi di documenti falsi o di altri mezzi fraudolenti idonei a ostacolare l’accertamento e ad indurre in errore l’amministrazione. È prevista la reclusione da 3 a 8 anni anziché da 16 mesi a 6 anni.

Infine, chi non presenta la dichiarazione dei redditi o in caso di imposta evasa e ritenute non versate per più di 50mila euro e per ciascun periodo di imposta per singola imposta, rischia la reclusione da 2 a 5 anni anziché da 18 mesi a 4 anni. Significa che per questo reato si rischia la galera.



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