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Furto bancomat: quando non c’è rimborso

6 Luglio 2020
Furto bancomat: quando non c’è rimborso

Quando sussiste responsabilità del proprietario della tessera magnetica: la banca non sempre restituisce i soldi sottratti. 

Non sempre si viene rimborsati dalla banca quando, a seguito di smarrimento del bancomat, il proprietario del conto corrente subisce un prelievo illegittimo di denaro da parte di terzi. Al classico caso in cui la denuncia di furto alla polizia viene presentata con molto ritardo rispetto alla presa di consapevolezza di non avere più con sé la tessera magnetica, se ne aggiunge un altro, individuato di recente dall’ABF di Torino. L’Arbitro bancario finanziario [1], con un recente provvedimento, ha accolto la tesi dell’istituto di credito, rigettando la domanda di un privato rivolta ad ottenere il rimborso dei soldi trafugati da ignoti. 

È l’occasione per stabilire, in caso di furto bancomat, quando non c’è rimborso. Ma procediamo con ordine. 

Furto bancomat: obblighi del correntista

Il correntista deve conservare il bancomat con diligenza e attenzione, avendo cura di prevenire possibili furti. 

Il bancomat può essere lasciato nel portafogli o in un cassetto di casa, ma mai insieme al codice pin, necessario al suo funzionamento. 

In caso di smarrimento o furto, il titolare deve immediatamente telefonare all’istituto di credito emittente per bloccare la tessera; deve poi presentare una denuncia in polizia o presso i carabinieri per poi darne copia alla banca laddove necessario a ottenere la restituzione delle somme nel frattempo trafugate da malviventi.

Furto bancomat: quando la banca non restituisce i soldi

Alla luce degli obblighi comportamentali appena illustrati, possiamo ora vedere quando la responsabilità per il prelievo non autorizzato di somme dal conto corrente, a seguito di furto del bancomat, non ricade sulla banca e quest’ultima, pertanto, non è tenuta a restituire i soldi al proprio cliente.

Chi, pur avendo subito il furto del bancomat, non si attiva immediatamente per comunicarlo alla propria banca affinché lo blocchi è personalmente responsabile e non potrà pretendere alcunché. Ogni trafugamento di denaro dal proprio conto ricade sul correntista. 

Il bancomat può essere prestato a terzi ma l’uso illegittimo che questi dovessero fare della tessera magnetica ricadrebbe sul proprietario che non potrebbe perciò rivalersi contro il proprio istituto di credito.

Abbandonare il portafogli in auto con dentro il bancomat, mentre si è fuori dall’abitacolo, costituisce un comportamento imprudente che, per ovvie ragioni, ricade solo sul correntista.

Lasciare il bancomat nel portafogli insieme a un foglietto di carta con su scritto il codice pin integra un comportamento irresponsabile che esclude la possibilità di ottenere, dalla banca, la restituzione del denaro. 

Secondo l’Abf, il decorso di un breve spazio di tempo tra il furto di un bancomat e l’operazione di prelievo o di pagamento fa presumere, con notevole grado di probabilità, che il pin fosse custodito insieme alla carta. Ciò fonda un giudizio di colpa grave del titolare e la violazione da parte sua degli obblighi di conservazione e sicurezza, relativamente alle disposizioni di legge e di contratto [2].

Questo perché, di solito, per recuperare il codice segreto del bancomat c’è sempre bisogno di un po’ di tempo. 

Fra questi elementi, il Collegio conferisce particolare rilevanza proprio alla contestualità temporale fra la sottrazione della carta e il suo indebito utilizzo. Infatti, secondo il Collegio, la successione temporale degli eventi può far desumere con elevato grado di probabilità che il codice pin fosse conservato insieme alla carta e ad essa immediatamente associabile, al punto da renderne particolarmente agevole la digitazione per porre in essere le operazioni contestate dal ricorrente. 

C’è comunque da dire che nessuna legge fa discendere una automatica presunzione di colpa a carico del cliente rispetto all’omessa diligente custodia dello strumento di pagamento dal semplice fatto che l’operazione sia stata eseguita mediante digitazione del pin, ma «impone una valutazione caso per caso alla luce delle specifiche circostanze di fatto, valorizzando le singole e specifiche circostanze relative alla fattispecie di volta in volta sottoposte all’esame dell’Abf, in ordine alle quali è necessario verificare se – alla luce degli elementi costitutivi della fattispecie – stretti in intima connessione tra di loro, sia possibile desumere in capo all’utilizzatore un comportamento gravemente colposo».


note

[1] ABF Torino, provvedimento del 25 ottobre 2019 (presidente Lucchini Guastalla, relatore De Francesco. 

[2] ABF decisione 5304/13 del 17 ottobre 2013.


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