Nuovo condono fiscale: il Governo dice no

6 Luglio 2020 | Autore:
Nuovo condono fiscale: il Governo dice no

Il nuovo Piano nazionale di riforme esclude espressamente future sanatorie fiscali e punta invece alla lotta all’evasione e alla riduzione del tax gap.

Addio a nuove rottamazioni, saldo e stralcio di cartelle esattoriali e future edizioni di pace fiscale. Il Governo sembra seriamente intenzionato a mettere uno stop definitivo su queste possibilità: nel nuovo Piano nazionale di riforma (Pnr) redatto dal ministro dell’Economia e Finanze, Roberto Gualtieri, c’è il no a nuovi condoni fiscali messo nero su bianco.

Nella bozza del documento scritto dal ministro, visionata dalla nostra agenzia stampa Adnkronos, tra gli obiettivi che tracceranno la strada dell’azione del Governo per i prossimi mesi, si legge che c’è «la determinazione a non prevedere nuovi condoni che, generando aspettative circa la loro reiterazione, riducono l’efficacia della riscossione delle imposte». In sostanza il Governo vuole evitare che, con una speranza anticipata di prossimi condoni “a basso costo”, si generino nei contribuenti aspettative che li indurrebbero a non pagare le tasse, confidando in una futura sanatoria.

Invece, Gualtieri punta ad «aggredire e ridurre il tax gap» e lo fissa come uno dei principali obiettivi del prossimo piano di riforme. Il tax gap non è altro che il divario tra quanto i contribuenti dovrebbero pagare e quanto pagano effettivamente. La differenza è una perdita di gettito per le casse dello Stato ed è un buon indice della stima dell’evasione fiscale che avviene in Italia: se l’indice fosse zero, vorrebbe dire che tutti stanno versando l’intero ammontare delle imposte dovute, ma così evidentemente non è.

In realtà, dai calcoli emerge che metà degli italiani mantiene l’altra metà, compresi i falsi poveri, e quasi un italiano su due non paga l’Irpef. Il Governo lo sa benissimo e ora corre ai ripari: «non c’è tempo da perdere», scrive Gualtieri nel piano. Anche perché, senza nuovi interventi concreti, c’è il serio rischio di non ottenere gli aiuti europei previsti nel programma straordinario di Recovery Fund per la ripresa dalla crisi provocata dal Coronavirus: l’Italia verrebbe facilmente accusata dagli Stati “frugali” del Nord Europa (contrari a queste forme di trasferimenti a fondo perduto) di essere “spendacciona” e di non fare nulla per combattere questi fenomeni.

Così la strategia complessiva del Governo, anziché puntare al consenso politico ed alla cassa che si otterrebbe una nuova sanatoria, adesso si rivolge proprio alla riduzione del tax gap. Per arrivare a questo, il Pnr prevede di «migliorare la qualità dei controlli effettuati dall’Amministrazione finanziaria e rafforzare l’efficacia della riscossione».

Un rafforzamento dei poteri delle Agenzie fiscali, quindi, ma non solo: sarà impresso anche «un forte impulso alle attività orientate a favorire la compliance volontaria dei contribuenti e a prevenire gli inadempimenti tributari». Qui il Governo punta a incentivare l’adempimento spontaneo dei cittadini al pagamento dei tributi e per ottenere il risultato ricorre a un «maggiore utilizzo dei pagamenti elettronici», ma arriva anche a prevedere «modalità semplificate per la fruizione di agevolazioni o incentivi fiscali» che oggi sono troppo complessi e scoraggiano molti.

Proprio la riforma fiscale è uno dei principali temi trattati nel documento, che sarà esaminato nel prossimo Consiglio dei ministri: nel nuovo Piano nazionale di riforme è previsto un taglio delle tasse accompagnato dall’eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi e il nuovo sistema tributario secondo il nuovo Pnr dovrà essere improntato «all’efficienza, all’equità e alla progressività».

Il Governo è consapevole che su questi temi si gioca tutto, non solo la credibilità europea ma anche la tenuta dei conti pubblici: Gualtieri afferma, infatti, che «tanto maggiore sarà la credibilità della strategia di rilancio della crescita potenziale e di miglioramento strutturale del bilancio, tanto minore sarà il livello dei rendimenti sui titoli di Stato e lo sforzo complessivo che il Paese dovrà sostenere nel corso degli anni».

Il piano non è ancora stato emanato ma arrivano già le prime critiche: l’economista Carlo Cottarelli, in un intervento su ‘La Stampa‘ di oggi dice che «si confondono un po’ gli obiettivi con gli strumenti. In realtà, la maggior parte delle direttrici è costituita proprio da obiettivi più che da riforme. Il problema è che ci stanno troppe cose. Una strategia deve definire in modo chiaro le priorità (poche) che dovranno essere raggiunte senza tentennamenti. Qui, invece, ci sta un po’ di tutto. Eppure, alcuni punti cruciali sono trattati in modo incompleto».

Intanto, se ancora non è ben chiaro quello che si farà, sembra già deciso quello che il Governo intende non fare: nuovi condoni fiscali e altri tipi di sanatorie sembrano definitivamente esclusi dai prossimi piani di azione.



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