Cronaca | News

Nella Pa i pensionati superano i dipendenti in servizio

6 Luglio 2020
Nella Pa i pensionati superano i dipendenti in servizio

Il sorpasso nel 2021 con le prossime uscite anticipate. Il personale negli uffici pubblici è sempre più anziano e i nuovi concorsi tardano ad arrivare.

È una pubblica amministrazione sempre più “anziana” quella che emerge dai dati dell’ultimo rapporto presentato oggi al Forum Pa 2020 e riportati dalla nostra agenzia stampa Adnkronos: entro il 2021, ci saranno più pensionati che dipendenti pubblici in servizio.

L’imminente sorpasso sembra determinato dal continuo calo del personale: l’equilibrio tra nuove assunzioni e pensionamenti non è stato ancora raggiunto, nonostante il recente sblocco del turnover che per un decennio ha impedito di reclutare dipendenti nei vari comparti, dalla sanità alla scuola, dai ministeri agli enti locali.

Da qui il “record” che la PA italiana si accinge a conquistare: secondo i dati illustrati oggi, ci sono complessivamente 3,2 milioni di impiegati pubblici, mentre i pensionati raggiungono già quota 3 milioni e il loro numero è destinato a incrementarsi nel prossimo futuro.

Già oggi, 540mila dipendenti – che rappresentano il 16,9% del totale – hanno compiuto 62 anni di età (il 16,9% del totale) e quasi 200mila hanno maturato 38 anni di anzianità contributiva e dunque sono quasi pronti alla pensione. Inoltre, la possibilità di pensione anticipata è stata parzialmente accelerata da Quota 100: nel 2019 sono uscite anticipatamente dalla PA 90mila persone, ma considerando anche le precedenti agevolazioni il 57,7% dei pensionati pubblici attuali ha optato per il ritiro anticipato. La quota degli under 30 è invece di appena il 2,9%.

Negli anni più recenti, dal 2018 a oggi sono andati in pensione circa 300mila dipendenti pubblici a fronte di sole 112mila nuove assunzioni e 1.700 stabilizzazioni di precari. Invece, è appena del 13,7% la percentuale dei dipendenti delle PA che sono andati in pensione per raggiunti limiti di età (mentre questa percentuale è il 20% nel privato e il 28% negli autonomi). Inoltre, la percentuale dei dipendenti pubblici attualmente in servizio è molto più bassa rispetto agli altri Paesi d’Europa: sono il 59% in meno di quelli francesi, il 65% di quelli inglesi e il 70% di quelli tedeschi.

Ora che le nuove assunzioni sono tornate possibili – ne sono un esempio gli ultimi concorsi per 11mila posti statali – le procedure per l’immissione del nuovo personale sono lente: dai lavori del Forum di oggi, intitolato “Resilienza digitale”, emerge che «la media dei tempi tra emersione del bisogno e effettiva assunzione dei vincitori dei concorsi è di oltre 4 anni». Considerando che c’è stato il blocco alle procedure di selezione imposto dall’emergenza Coronavirus e che anche prima la ripartenza era stata lenta (da settembre del 2019 ad oggi sono state messe a concorso meno di 22mila posizioni lavorative) gli esperti rilevano che «di questo passo ci vorrebbero oltre dieci anni a recuperare i posti persi».



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