Cefalea da freddo: cos’è, perché arriva e come combatterla

6 Luglio 2020
Cefalea da freddo: cos’è, perché arriva e come combatterla

Potremmo chiamarlo «mal di testa da gelato»: chi ne soffre ha difficoltà a mangiare coni, ghiaccioli, granite e quelle golosità che danno un po’ di refrigerio d’estate.

Avete presente quando, addentando un ghiacciolo o gustando una coppetta di gelato, sentite come una scossa improvvisa alle tempie? È un fenomeno abbastanza diffuso – ahinoi – d’estate. Si chiama «cefalea da freddo» o anche «cervello congelato»: una sindrome che scatena un forte e per fortuna breve mal di testa, a partire da un alimento freddo che stiamo ingerendo, ma non solo. Basta un qualunque stimolo, anche un’inalazione, per avvertire quella specie di fitta che annienta tutto il piacere di un momento di golosità.

Ce ne parla oggi una nota dell’agenzia di stampa Adnkronos, a partire da un approfondimento del sito Medical Facts di Roberto Burioni. In linea con le alte temperature stagionali, il portale dedica un articolo alla cefalea da freddo, spiegando che cos’è e quali sono i motivi di questo malessere. Valutarne la diffusione reale non è facile, fanno notare gli autori, perché trattandosi di un mal di testa breve che si risolve spontaneamente chi ne viene colpito non cerca cure mediche. Ma sembra che nel mirino ci siano soggetti predisposti. Sul fenomeno sono stati condotti anche studi, si spiega nel focus, e sembra che la prevalenza del disturbo vari a seconda dell’età.

Chi è più a rischio

I bambini e i giovani sembrano maggiormente colpiti rispetto agli adulti, vuoi perché «le strutture neuronali dei piccoli potrebbero essere più immature e sensibili», oppure per «le dimensioni ridotte della loro faringe che potrebbe implicare un più rapido raffreddamento»; o ancora perché «gli adulti potrebbero aver imparato con l’esperienza ad evitare gli stimoli dolorosi».

Non sembra invece esserci differenza tra i due sessi. E «la maggior parte delle persone colpite riferisce che il dolore regredisce in meno di trenta secondi (sebbene in casi più rari possa perdurare per alcuni minuti)».

Perché quel mal di testa così intenso

Sembra inoltre che l’insorgenza sia «più probabile, rapida e intensa se si assumono liquidi piuttosto che solidi freddi e se l’ingestione è più veloce». Resta sconosciuto l’esatto meccanismo alla base del disturbo, ma – riferiscono gli autori del focus – sono state ipotizzate due teorie. «Nella prima, i protagonisti sono i vasi sanguigni cerebrali: il contatto di una sostanza fredda con la mucosa di bocca e faringe» ne provocherebbe «un rapido restringimento, con conseguente dolore».

La seconda teoria «suppone invece che il mal di testa dipenda dalla stimolazione sensitiva dei nervi presenti nelle diverse regioni: il nervo trigemino (nel caso del palato) o i nervi glossofaringeo e vago (che innervano la faringe e l’esofago)».

Come contrastarla

La diagnosi? Secondo le linee guida, è sufficiente aver sperimentato due episodi di questo singolare mal di testa, per il quale ovviamente non esiste terapia specifica, se non evitare i fattori scatenanti.

«Cercare di mangiare lentamente cibi e liquidi freddi, minimizzando il contatto con la parte posteriore del palato», ad esempio. O secondo alcune ipotesi «spingere la lingua contro il palato posteriore». «Niente paura quindi – rassicurano gli esperti – la cefalea legata al freddo è un fenomeno parossistico che si risolve senza conseguenze».



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