Smart working potenziato nella Pa: i nuovi traguardi

6 Luglio 2020
Smart working potenziato nella Pa: i nuovi traguardi

Il lavoro agile arriverà al 50% del personale entro il 2020 e al 60% dal 2021: il ministro Dadone spiega le misure. Il piano organizzativo è ancora da scrivere.

Lo smart working non terminerà al cessare dell’emergenza Covid-19 ma anzi verrà ulteriormente potenziato: il ministro della Pubblica amministrazione, Fabiana Dadone, oggi presente ai lavori del Forum Pa 2020, ha illustrato i nuovi traguardi, che vanno oltre l’obiettivo già annunciato di raggiungere la quota di almeno il 40% dei dipendenti in lavoro agile per 2 o 3 giorni della settimana.

«Per migliorare la qualità del servizio proviamo a investire su un’altra rotta: per questo abbiamo guardato al lavoro agile. Portiamo avanti questa esperienza con il 50% dei dipendenti con attività compatibile fino a dicembre prossimo, e poi dal 1° gennaio con il 60% e vediamo», ha detto oggi il ministro ai microfoni di Tgcom24 a margine dei lavori, come ci riporta in redazione l’Adnkronos.

Dadone spiega così i motivi dell’emendamento al Dl Rilancio, oggi in approvazione alla Camera, sullo smart working nella Pa: «È stata una scelta fatta per mantenere una continuità rispetto alla fase vissuta durante la pandemia, quando abbiamo messo in lavoro da remoto tutti i dipendenti pubblici la cui attività non richiedesse la presenza fisica. Considerata l’esperienza positiva e per non perdere lo slancio abbiamo lavorato all’emendamento con cui si prevede la proroga dello smart working per il 50% dei dipendenti con attività compatibile fino a dicembre prossimo ed un piano organizzato che porti i lavoratori al 60% dal gennaio prossimo».

In concreto, il nuovo piano organizzativo però «è ancora tutto da scrivere e da organizzare anche con il confronto con il sindacato, già iniziato con l’apertura di tavoli ad hoc, che comporterà la responsabilizzazione dei dirigenti delle strutture chiamati a scegliere chi potrà accedere al lavoro agile», spiega il ministro, che alle critiche sulla riduzione dei consumi risponde così: «Lo smart working non è solo sostituire con il tavolo della cucina il lavoro svolto in azienda, ma redistribuire anche i luoghi di lavoro: possono esserci locali, tipo caffè, in grado di accogliere questa organizzazione del lavoro». Perciò – prosegue – «si tratta di vederla da un altro punto di vista, ad esempio il congestionamento del traffico. Ovviamente si sposteranno alcuni consumi ma possiamo migliorare la qualità del servizio, proviamo ad investire su un’altra rotta e vediamo».

«La rivoluzione è in atto, smart working prorogato e lavoratori delle Pa che rientrano in sicurezza al lavoro. Approvato l’emendamento della collega e amica Vittoria Baldino, secondo la riformulazione a lei proposta, che proroga fino al 31 dicembre 2020 il lavoro agile per il 50% dei dipendenti che svolgono attività eseguibili da remoto e introduce il ‘Piano organizzativo del lavoro agile’ (Pola), con il quale dal 1° gennaio 2021 la percentuale salirà ad almeno il 60%», scrive poi Dadone in un post sulla sua pagina Facebook.

Secondo una ricerca presentata oggi durante il Forum Pa 2020, il ricorso allo smart working durante l’emergenza Covid-19 è stata «per la gran parte dei dipendenti pubblici un’esperienza positiva, che ha portato in qualche caso addirittura a un aumento di produttività: per 7 lavoratori su 10 è stata assicurata totale continuità al lavoro, per il 41,3% l’efficacia è persino migliorata; per il 61% la nuova cultura di flessibilità e cooperazione prevarrà anche finita l’emergenza» ed ha significato anche «una notevole riduzione di sprechi, quantificabili in 135 milioni di ore di spostamenti in meno nei tre mesi di lockdown, pari a 1 miliardo di km non percorsi, 400 milioni di euro di benzina risparmiati e 127mila tonnellate di CO2 in meno nell’atmosfera, oltre al 30% di costi in meno a carico della Pa tra consumi energetici, gestione delle mense e pulizie dei locali».



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