Come stanno ripartendo le imprese dopo il lockdown

6 Luglio 2020
Come stanno ripartendo le imprese dopo il lockdown

Più sicurezza, grazie ai protocolli su come lavorare convivendo con il Coronavirus. Ma i costi, per chi ha un’impresa, lievitano.

Dopo la pandemia di Coronavirus, fare impresa è un’impresa, letteralmente. Per garantire la sicurezza sul posto di lavoro, è stato necessario mettere a punto dei protocolli, oltre a dotarsi di tutta una serie di misure che hanno pesato sui bilanci aziendali. È la fotografia scattata dal sondaggio di Randstad N.V., The Adecco Group e ManpowerGroup su oltre mille imprese di diversi settori economici con sede in tutta Italia, di cui l’agenzia di stampa Adnkronos ci offre una sintesi.

I punti salienti dell’indagine

Emerge che il 99% delle imprese che hanno ripreso l’attività dopo il lockdown ha adottato un protocollo sulla sicurezza Covid-19 che definisce le regole per il rientro al lavoro (dalla distanza fisica alle misure igieniche, dalle politiche di accesso ai luoghi di lavoro ai piani di emergenza). In quasi metà dei casi hanno optato per un protocollo aziendale, che permettesse di adattare le regole alle esigenze della propria realtà, in 4 su 10 si sono adeguate a quello previsto a livello nazionale.

Voglia di ripartire senz’altro, ma non mancano i problemi nell’applicazione concreta dei protocolli: il 64% delle imprese ha avuto difficoltà a reperire dispositivi di protezione individuale come mascherine, guanti o occhiali; oltre metà si trova ad affrontare un aumento dei costi. E non tutte le aziende hanno accompagnato le nuove regole con piani di formazione dedicati.

L’importanza dei protocolli

Dall’indagine, condotta tra il 17 e il 21 giugno su un campione di aziende clienti delle tre agenzie per il lavoro, scopriamo che il 79% delle imprese ha ripreso completamente l’attività nella fase 2 e, di queste, solo una strettissima minoranza (l’1%) non ha adottato alcun protocollo sulla sicurezza per il Covid-19. Nello specifico, il 46% delle imprese ha optato per un protocollo aziendale, il 39% per uno nazionale. In minor misura, il 7% ha scelto il protocollo di settore, il 5% il protocollo territoriale, l’1% si è affidato ad altre procedure.

Analizzando le risposte per area del Paese, settore e dimensione d’impresa, emergono alcune differenze significative. I protocolli aziendali hanno una maggiore incidenza nel Sud Italia, dove sono applicati dal 60% delle attività, mentre quelli nazionali risultano particolarmente diffusi nel commercio, anche per la limitata dimensione di molte imprese del settore. Non a caso, i protocolli aziendali (che richiedono più investimenti e adeguata organizzazione) sono la grande maggioranza nelle realtà con oltre 500 dipendenti.

I principali problemi

Qualche problema, come dicevamo, nell’applicazione dei protocolli stessi. Il 64% delle aziende fatica a reperire i dispositivi di protezione individuale e il 55% accusa un incremento dei costi per l’adeguamento alle disposizioni.

Solo una minoranza (8%) ha avuto difficoltà nella condivisione delle regole con i dipendenti. I problemi nel far fronte al fabbisogno di mascherine e altri strumenti di protezione si evidenziano in particolare tra le aziende dell’industria e quelle del sud Italia, mentre sono meno sentiti nelle grandi aziende con oltre mille dipendenti, che possano vantare migliori capacità di approvvigionamento.

La formazione del personale

Per rientrare al lavoro in piena sicurezza non basta un protocollo, è necessario che i lavoratori ne conoscano nel dettaglio le regole. Il 69% delle aziende italiane ha introdotto piani di formazione per la sicurezza Covid-19, con una copertura abbastanza trasversale per aree, settori e dimensione aziendale. Una buona incidenza, anche se è auspicabile un’ulteriore espansione dei programmi di training sulle nuove procedure perché il rientro al lavoro possa davvero essere produttivo e sicuro.

«Ci troviamo in un periodo storico molto delicato, sia a livello economico che sociale – ha dichiarato Andrea Malacrida, country manager The Adecco Group in Italia -. Con la graduale riapertura della maggior parte delle attività commerciali e produttive nel corso delle ultime settimane, tutte le aziende del Paese si stanno confrontando con la nuova normalità imposta dalle misure di contenimento e stabilizzazione dell’emergenza. Si tratta di un grande esercizio di adattamento a condizioni impreviste e in parte ancora imprevedibili».

«Crediamo, tuttavia, che questo sforzo non debba ricadere solo su imprenditori e lavoratori ma sull’intero sistema Paese – ha aggiunto Malacrida – per poter garantire, ad esempio, la piena disponibilità di dispositivi di protezione individuale. I prossimi mesi saranno decisivi per capire quale sarà il nostro futuro ed è necessario che ognuno faccia la propria parte per fare in modo che la ripartenza economica sia rapida ed efficace, proprio come tutti auspichiamo».

Imprese pronte a tutto per superare le difficoltà

«Dalla ricerca – ha affermato Riccardo Barberis, amministratore delegato di ManpowerGroup in Italia – emerge che la quasi totalità delle aziende e dei lavoratori hanno dimostrato di essere pronti e determinati a ripartire in piena sicurezza, nonostante si siano dovuti affrontare aumenti di costi e difficoltà nel reperire dpi».

«Nella fase post Covid – ha proseguito Barberis – la possibilità di ricorrere maggiormente alla flessibilità, accompagnata da un’accelerazione delle politiche attive, sarà dunque fondamentale per garantire la continuità occupazionale; in questo scenario il contributo delle agenzie per il lavoro può giocare un ruolo decisivo, accompagnando i lavoratori in un ritorno al lavoro in piena salute e sicurezza, con piani di formazione dedicata, forme contrattuali tutelanti per il lavoratore e più welfare aggiuntivo».

La ripartenza del mercato va sostenuta

«I dati emersi dalla survey – ha commentato Marco Ceresa, amministratore delegato di Randstad Italia – rilevano che, con la progressiva ripartenza, le aziende stanno riorganizzando il lavoro seguendo le disposizioni del Governo in modo da istruire i lavoratori con una formazione dedicata ai comportamenti corretti per operare in sicurezza».

«Le imprese – ha continuato Ceresa – stanno investendo in modo importante per tutelare i lavoratori e necessitano, quindi, di un’agilità organizzativa per ripartire con rapidità e garantire continuità alle azioni cautelative intraprese al fine di mantenere i corretti comportamenti. Diventa, quindi, fondamentale snellire gli assetti regolatori relativi ai contratti flessibili, al fine di sostenere il mercato nella ripartenza, in un contesto in cui le aziende hanno difficoltà a prevedere e pianificare le attività oltre il breve periodo».



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