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Truffa pensione di invalidità: ultime sentenze

6 Agosto 2020
Truffa pensione di invalidità: ultime sentenze

Natura fraudolenta della condotta; assegnazione pensione di invalidità civile con trattamento assistenziale da parte dell’Inps; condanna penalmente rilevante; truffa aggravata e falsità in certificazioni.

Truffa aggravata e pensione d’invalidità

In tema di truffa aggravata per il conseguimento di una pensione d’invalidità, qualora le erogazioni pubbliche a versamento rateizzato siano riconducibili ad un’originaria ed unica condotta fraudolenta, destinata a produrre effetti con cadenza periodica, la loro percezione conserva rilevanza penale anche in assenza di successive verifiche da parte dell’ente previdenziale e la consumazione del reato si realizza al momento dell’ultima percezione indebita.

(Fattispecie in cui, avendo l’agente ottenuto, mediante la simulazione di uno stato di cecità, la concessione di una pensione d’invalidità, limitandosi in seguito a percepire il trattamento previdenziale, la Corte ha escluso la configurabilità della meno grave ipotesi di cui all’art. 316-ter c.p., attesa l’avvenuta induzione in errore della persona offesa e la natura fraudolenta della condotta).

Cassazione penale sez. II, 02/05/2019, n.23185

Conseguimento di erogazioni pubbliche

Integra il delitto di truffa aggravata, e non quello di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, l’utilizzazione o la presentazione di dichiarazioni false o attestanti cose non vere, o l’omissione di informazioni dovute, quando hanno natura fraudolenta (fattispecie relativa alla formazione di un verbale della commissione medica falso attestante un’inesistente situazione di invalidità per ottenere la pensione).

Cassazione penale sez. II, 11/03/2015, n.10766

Quando la pensione di invalidità può essere sequestrata?

La pensione di invalidità può essere sequestrata a fini di confisca solo fino al quinto, pur laddove si ipotizzi la truffa, in ossequio alla regola generale dell’ordinamento processuale, desumibile dall’art. 1 d.P.R. 5 gennaio 1950 n. 180, in materia di limiti alla sequestrabilità degli stipendi e delle pensioni.

(Nella specie, si procedeva nell’ambito di un procedimento per il reato di truffa aggravata e continuata, ipotizzata come commessa da una persona che sarebbe riuscita a ottenere, senza essere cieca, la pensione di invalidità, ed era stato disposto il sequestro preventivo a fini di confisca in danno dell’indagata – tra l’altro – della pensione di invalidità e dell’indennità di accompagno erogate dall’Inps: la Corte, chiamata a pronunciarsi sull’ordinanza con cui il tribunale del riesame aveva rigettato il ricorso avverso la misura cautelare, ha parzialmente accolto il ricorso, annullando senza rinvio l’ordinanza cautelare limitatamente ai quattro quinti dei ratei della pensione di invalidità e dell’indennità di accompagno, ribadendo il principio normativo secondo cui il sequestro è ammissibile solo nei limiti del quinto del relativo importo).

Cassazione penale sez. II, 11/12/2013, n.12541

Cecità assoluta e truffa aggravata

Integra il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640 bis c.p.) la condotta di chi ottenga fraudolentemente l’erogazione della pensione di invalidità e dell’indennità di accompagnamento sulla base di una patologia (nella specie, asseritamente importante la cecità assoluta) in realtà insussistente.

Cassazione penale sez. II, 11/12/2012, n.49402

La modifica delle proprie condizioni di salute

La specifica omissione di comunicazioni non integra il reato di truffa allorché non sia prevista la obbligatorietà delle comunicazioni stesse (nei fatti, l’imputata, che beneficiava di pensione di invalidità, aveva taciuto la modifica delle proprie condizioni di salute, ancorché ciò non fosse previsto da alcuna norma).

Tribunale Messina, 09/10/2001

Sequestro preventivo a fini di confisca

La pensione di invalidità può essere sequestrata a fini di confisca solo fino al quinto, pur laddove si ipotizzi la truffa, in ossequio alla regola generale dell’ordinamento processuale, desumibile dall’articolo 1 del Dpr 5 gennaio 1950 n. 180, in materia di limiti alla sequestrabilità degli stipendi e delle pensioni.

(Nella specie, si procedeva nell’ambito di un procedimento per il reato di truffa aggravata e continuata, ipotizzata come commessa da una persona che sarebbe riuscita a ottenere, senza essere cieca, la pensione di invalidità, ed era stato disposto il sequestro preventivo a fini di confisca in danno dell’indagata – tra l’altro – della pensione di invalidità e dell’indennità di accompagno erogate dall’Inps: la Corte, chiamata a pronunciarsi sull’ordinanza con cui il tribunale del riesame aveva rigettato il ricorso avverso la misura cautelare, ha parzialmente accolto il ricorso, annullando senza rinvio l’ordinanza cautelare limitatamente ai quattro quinti dei ratei della pensione di invalidità e dell’indennità di accompagno, ribadendo il principio normativo secondo cui il sequestro è ammissibile solo nei limiti del quinto del relativo importo).

Corte di Cassazione, Sezione 2, Penale, Sentenza, 17 marzo 2014, n. 12541

Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche

Integra il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (articolo 640-bis del Cp) la condotta di chi ottenga fraudolentemente l’erogazione della pensione di invalidità e dell’indennità di accompagnamento sulla base di una patologia (nella specie, asseritamente importante la cecità assoluta) in realtà insussistente.

Corte di Cassazione, Sezione 2, Penale, Sentenza, 20 dicembre 2012, n. 49402

Truffa aggravata: certificato medico contraffatto

Costituisce condotta idonea alla integrazione dei delitti di truffa aggravata e di falsità in certificazioni, la produzione da parte dell’agente di un documento contraffatto, apparentemente rilasciato da una struttura pubblica, attestante la necessità di assistenza continua da parte dello stesso, al fine di ottenere la pensione di invalidità civile con trattamento assistenziale da parte dell’INPS.

Nella descritta ipotesi, invero, attraverso la produzione di un falso certificato medico, l’agente tenta di indurre in errore il personale della commissione medica per il riconoscimento delle invalidità civili, al fine di procurarsi l’ingiusto vantaggio patrimoniale di una pensione di invalidità che non avrebbe potuto altrimenti conseguire.

Nel caso concreto, l’evento, come innanzi descritto, non ha trovato verificazione per l’accertamento effettuato dai responsabili della commissione medica, cui è conseguita la dichiarazione di falsità della documentazione prodotta dalla prevenuta.

Tribunale Napoli, Sezione 9, Penale, Sentenza, 14 marzo 2014, n. 3376

Omissione di comunicazioni

La specifica omissione di comunicazioni non integra il reato di truffa allorché non sia prevista la obbligatorietà delle comunicazioni stesse (nei fatti, l’imputata, che beneficiava di pensione di invalidità, aveva taciuto la modifica delle proprie condizioni di salute, ancorché ciò non fosse previsto da alcuna norma).

Tribunale Messina, Penale, Sentenza, 9 ottobre 2001

L’accertamento della verità

Il dolo di una parte in danno dell’altra, al fine dell’impugnazione per revocazione contemplata dall’art. 395 n. 1 cod. proc. civ., non può esaurirsi nella mera allegazione di fatti non veritieri, ma richiede artifici o raggiri idonei a paralizzare o sviare la difesa avversaria e ad impedire al giudice l’accertamento della verità.

Pertanto, con riguardo a sentenza che riconosca ad un coltivatore diretto la pensione d’invalidità, il suddetto dolo non è ravvisabile nella sola non corrispondenza a verità della dedotta e documentata iscrizione negli elenchi tenuti dal servizio per i contributi agricoli unificati, ove non risulti che la certificazione inerente a tale iscrizione sia stata conseguita con comportamento fraudolento.

Corte di Cassazione, Sezione L, Civile, Sentenza, 10 febbraio 1989, n. 841

Condizione oggettiva di limitazione nell’esercizio di un’attività agricola

La legge, al fine di consentire l’esercizio del diritto di prelazione, richiede che il prelazionario sia coltivatore diretto e svolga l’attività agraria con il lavoro proprio o dei componenti della propria famiglia.

Ne consegue che ove i familiari siano invalidi civili, tali da non potere svolgere alcuna attività lavorativa (salvo il supporre un’avvenuta guarigione o una truffa ai danni dell’ente erogante la relativa pensione) non può ragionevolmente ritenersi che gli stessi possano coadiuvare il prelazionario nella coltivazione seppure saltuaria di un fondo agricolo. Del resto, lo svolgimento da parte del predetto soggetto, con continuità, dell’attività di commerciante non consente di poterlo qualificare quale coltivatore diretto del fondo.

Tribunale Penale, Sentenza, 2 febbraio 1999



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