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Indipendenza economica figlio maggiorenne: ultime sentenze

15 Agosto 2020
Indipendenza economica figlio maggiorenne: ultime sentenze

Quando viene meno l’obbligo di concorrere al mantenimento dei figli maggiorenni? Per scoprirlo, leggi le ultime pronunce giurisprudenziali.

Mantenimento dei figli: fino a quando dura?

L’obbligo dei genitori di concorrere al mantenimento dei figli perdura fino a che gli stessi non abbiano raggiunto l’indipendenza economica ovvero il genitore interessato alla declaratoria di cessazione dell’obbligo non dia prova del fatto che il mancato svolgimento di un’attività economica dipende da un atteggiamento di inerzia del figlio ovvero di rifiuto ingiustificato dello stesso; il diritto del figlio maggiorenne al mantenimento si giustifica infatti nei limiti del perseguimento di un progetto educativo e di un percorso di formazione, nel rispetto delle sue capacità, inclinazioni e aspirazioni, purché compatibili con le condizioni economiche dei genitori e con criteri proporzionalmente crescenti in rapporto all’età dei beneficiari.

(Nel caso di specie, a fronte di un percorso scolastico non portato avanti o, nonostante l’età raggiunta, non ancora concluso, e di inerzia di fronte a concrete occasioni per inserirsi nel mondo del lavoro e conseguire la propria indipendenza economica, sono venuti meno i presupposti per il riconoscimento di un mantenimento in loro favore).

Tribunale Verona sez. I, 26/09/2019

Figlio maggiorenne economicamente autosufficiente

In caso di modifica giudiziale delle condizioni economiche del regime post-coniugale, intervenuta in ragione della raggiunta indipendenza economica dei figli, il genitore obbligato può esercitare l’azione di ripetizione ex art. 2033 c.c. anche con riferimento alle somme corrisposte in epoca antecedente alla domanda di revisione, allorché la causa giustificativa del pagamento sia già venuta meno, atteso che la detta azione ha portata generale e si applica a tutte le ipotesi di inesistenza, originaria o sopravvenuta, del titolo di pagamento, qualunque ne sia la causa.

(Nella specie, le due figlie erano divenute economicamente autosufficienti a seguito del conseguimento della laurea, come previsto dagli accordi economici in sede di divorzio congiunto dei genitori, e pacificamente con i rispettivi matrimoni contratti nel 1994 e 1998, sicché la S.C. ha cassato la sentenza della Corte d’appello che aveva negato la ripetizione delle somme corrisposte per il mantenimento delle figlie prima della modifica delle condizioni a decorrere dal 2006).

Cassazione civile sez. I, 13/02/2020, n.3659

Revoca dell’assegno di mantenimento al figlio maggiorenne

La cessazione dell’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni non autosufficienti deve essere fondata su un accertamento di fatto che abbia riguardo all’età, all’effettivo conseguimento di un livello di competenza professionale e tecnica, all’impegno rivolto verso la ricerca di un’occupazione lavorativa nonché, in particolare, alla complessiva condotta personale tenuta, da parte dell’avente diritto, dal momento del raggiungimento della maggiore età (nel caso di specie il tribunale ha rigettato la domanda di assegno di mantenimento in favore del figlio, tenuto conto dell’età – 25 anni -, del fatto che il figlio non si sia posto nelle condizioni ed abbia posto in essere l’attività necessaria al fine di conseguire una adeguata indipendenza economica – studi universitari non terminati -, e ciò non sia avvenuto per cause a lui non imputabili).

Tribunale Catania sez. I, 15/01/2019, n.179

Mancato conseguimento dell’indipendenza economica

In tema di divorzio, va revocato l’assegno di mantenimento disposto in favore del figlio maggiorenne cui sia imputabile il mancato conseguimento dell’indipendenza economica.

Tribunale Siena, 15/12/2018, n.51

Diritto alla prosecuzione dell’assegno versato dal genitore

In tema di mantenimento del figlio maggiorenne, il mutamento di sesso dello stesso può dare diritto alla prosecuzione dell’assegno versato dal genitore. Il cambiamento dei caratteri sessuali costituisce infatti una causa di vulnerabilità e di difficoltà psicologica e relazionale legata al difficile processo di adeguamento della propria identità sessuale, con evidenti conseguenze sull’inserimento sociale e nel mondo del lavoro, e quindi nella acquisizione di una posizione di indipendenza. Trascorsi tre anni da quel momento e raggiunta l’età dei trenta anni, in assenza di deduzioni specifiche da parte del maggiorenne, va presunto però il raggiungimento di una situazione di indipendenza economica o di una capacità lavorativa potenziale cui non ha fatto riscontro una concreta ricerca del lavoro e, pertanto, deve essere revocato il diritto all’assegno di mantenimento.

Cassazione civile sez. VI, 12/03/2018, n.5883

Maggiorenne divenuto disoccupato

È inammissibile la richiesta di contributo al mantenimento per il figlio maggiorenne divenuto disoccupato all’interno del procedimento di modifica delle condizioni di divorzio poiché, raggiunta l’indipendenza economica del figlio, non può rivivere l’obbligo di mantenimento potendo invece sorgere eventualmente obblighi alimentari accertabili con un autonomo procedimento.

Tribunale Roma sez. I, 21/07/2017

Colpevole inerzia della figlia

In tema di divorzio, va revocato l’assegno di mantenimento disposto in favore del figlio maggiorenne cui sia imputabile il mancato conseguimento dell’indipendenza economica (nella specie, la corte ha accertato la colpevole inerzia della figlia, ventisettenne, che, dopo dieci anni, non aveva ancora conseguito la laurea triennale in psicologia e che aveva anche rifiutato una congrua offerta di lavoro procuratale dal padre, onerato dell’assegno, oltretutto compatibile con la prosecuzione degli studi).

Corte appello Catania, 13/07/2017

L’onere di provare l’indipendenza economica del figlio

In tema di divorzio, il genitore che non intenda più provvedere al mantenimento del figlio maggiorenne è onerato della prova (anche presuntiva) del raggiungimento, da parte dello stesso, dell’indipendenza economica, ovvero dell’imputabilità al figlio del mancato conseguimento di quest’ultima, che va però valutata con rigore via via crescente con l’avanzare dell’età del figlio medesimo, tenuto conto che l’obbligo di mantenimento in oggetto, anche in forza del principio di autoresponsabilità, non può essere protratto oltre ragionevoli limiti di tempo (nella specie, la Suprema corte ha cassato la decisione di merito che aveva confermato l’obbligo del padre di mantenimento di due figli ultratrentenni, senza però considerare che l’una, terminati gli studi universitari, aveva scelto di specializzarsi e l’altro aveva interrotto e cambiato reiteratamente i corsi di studio, senza conseguire il diploma di laurea).

Cassazione civile sez. I, 22/06/2016, n.12952

Figlio maggiorenne: nessun assegno se non vuole lavorare

L’obbligo dei genitori di concorrere al mantenimento dei figli maggiorenni, secondo le regole dettate dagli artt. 147 e 148 c.c., cessa a seguito del raggiungimento, da parte di questi ultimi, di una condizione di indipendenza economica che si verifica con la percezione di un reddito corrispondente alla professionalità acquisita ovvero quando il figlio, divenuto maggiorenne, è stato posto nelle concrete condizioni per potere essere economicamente autosufficiente, senza averne però tratto utile profitto per sua colpa o per sua scelta.

Cassazione civile sez. VI, 12/04/2016, n.7168

Figlio fuoricorso all’università: perdita dell’assegno di mantenimento

Il dovere di mantenimento del figlio maggiorenne cessa non solo quando il genitore onerato dia prova che il figlio abbia raggiunto l’autosufficienza economica, ma anche quando lo stesso genitore provi che il figlio, pur posto nelle condizioni di addivenire ad una autonomia economica, non ne abbia tratto profitto, sottraendosi volontariamente allo svolgimento di una attività lavorativa adeguata e corrispondente alla professionalità acquisita.

Cassazione civile sez. I, 01/02/2016, n.1858

Quando si estingue l’obbligo del genitore al mantenimento del figlio maggiorenne?

L’obbligo del genitore – separato e/o divorziato – di concorrere al mantenimento del figlio maggiorenne può ritenersi estinto solo esclusivamente a seguito del comprovato raggiungimento da parte del figlio medesimo di un’effettiva e stabile indipendenza economica ovvero della sua dimostrata colposa inerzia nell’attuazione o prosecuzione di un valido percorso di formazione e/o studio. La percezione da parte del figlio di somme di denaro di modesta entità a seguito dell’espletamento di attività lavorative saltuarie e/o “a chiamata” non può integrare il predetto presupposto dell’indipendenza economica, atteso che detti emolumenti sono rimessi di fatto alla determinazione unilaterale del datore di lavoro.

Tribunale Savona, 27/01/2016

Disgregazione del nucleo familiare e indipendenza economica del figlio

La finalità solidaristica di salvaguardia del nucleo familiare e di protezione dell’interesse del figlio minore, che è alla base della concessione in godimento della casa coniugale sulla quale è fondato il provvedimento presidenziale di assegnazione, viene meno in presenza di figlio maggiorenne che convive da diversi anni con l’altro genitore e presso il quale ha stabilito la propria residenza ed è proprietario di un cospicuo patrimonio immobiliare che gli consente di provvedere alle proprie esigenze, per cui la disgregazione del nucleo familiare e la raggiunta indipendenza economica del figlio, costituiscono circostanze ostative all’ulteriore occupazione da parte del beneficiario dell’alloggio.

Tribunale Firenze, 14/07/2015

Obbligo di mantenimento: fino a quando può essere protratto?

In tema di separazione di coniugi, il genitore che non intenda più provvedere al mantenimento del figlio maggiorenne, anche con riferimento alla revoca dell’assegnazione della casa familiare, è onerato della prova del raggiungimento, da parte dello stesso, dell’indipendenza economica, ovvero dell’imputabilità al figlio del mancato conseguimento di quest’ultima, tenuto conto che l’obbligo di mantenimento non può essere protratto oltre ragionevoli limiti di tempo.

Cassazione civile sez. I, 20/08/2014, n.18076



18 Commenti

  1. Ma quanti figli stanno a casa senza fare nulla perché mamma e papà gli tolgono tutti gli sfizi e giustamente loro continuano a fare la bella vita alle spalle dei fessi?! Se fossero figli miei non glielo avrei permesso o, al massimo, gli avrei dato un bel calcio e li avrei sbattuti fuori di casa e poi volevo vedere se si alzavano le maniche

  2. Quanti giovani pensano a perdere tempo e ad uscire dalla mattina alla sera e campano grazie all’appoggio dei genitori. Ma quando questi non ci sono più poi pensano di scannarsi tra fratelli per la suddivisione dell’eredità. Sapete perché succede questo? Perché i genitori non gli insegnano cosa significare guadagnarsi le cose da soli e darsi da fare e gliele danno sempre tutte vinte

  3. Ai miei tempi, non c’erano problemi di questo tipo. Cioè, io e mio fratello sin da adolescenti ci siamo rimboccati le maniche e ci siamo dati da fare per aiutare la famiglia ad andare avanti dopo la morte di nostro padre. Abbiamo fatto tante rinunce, ci siamo anche tolti tante belle soddisfazioni con onestà e spirito di sacrificio, che ad oggi non vedo proprio nelle nuove generazioni, a parte davvero rarissimi casi

  4. Quando i figli stanno bene e non gli manca nulla, anziché approfittarne per costruire qualcosa o mandare avanti l’attività che con dedizione le famiglie hanno costruito, distruggono tutto perché non ci sanno fare, non imparano il mestiere, anzi hanno la presunzione di nascere già “imparati” e poi mandano all’aria il lavoro di una vita.

  5. Io ho iniziato a lavorare sottopagato. Per me, era difficile raggiungere l’indipendenza economica e riuscire a vivere da solo senza il sostegno dei miei genitori. Poi, ho pensato di avviare da solo in autonomia un piccolo negozietto ricevendo alcuni finanziamenti. Ho iniziato a crearmi la mia clientela e piano piano sembra che la mia attività stia andando avanti. Spero di riuscire a conquistare la mia indipendenza economica a 360° così potrò acquistare una mia auto, farmi un mutuo e costruirmi la mia vita e creare un giorno una famiglia

  6. Non dobbiamo dire che tutti i figli sono dei bamboccioni e fannulloni. Di certo, ci sono quelli che pensano solo a fare serata, ad andare in discoteca, ad ubriacarsi, a fumarsi canne. E ne ho conosciuti tanti di giovani che avevano solo queste aspirazioni nella loro vita e, ovviamente, essendo completamente diversi da me, come li ho conosciuti me ne sono allontanata. Ma ci sono tanti altri figli che si danno da fare, fanno sacrifici ogni giorno, rinunciano alle uscite con gli amici e sono focalizzati sui loro progetti, sul loro futuro e si fanno in 4 per raggiungere i loro obiettivi

  7. Il problema delle generazioni di oggi è che hanno tutto pronto, non penso debbano sforzarsi molto come abbiamo fatto io e mio marito ai vecchi tempi. Molti oggi hanno già tutto pronto, hanno tante opportunità e professioni nuove da poter seguire. Ma non vogliono studiare, non vogliono lavorare duramente. Molti si lamentano anche se un lavoro richiede qualche sacrificio in più, perché non possono poi uscire e andare al bar con gli amici a trascorrere ore ed ore senza far nulla.

  8. Buongiorno. Vorrei capire una cosa da genitore. Fino a quando il padre è tenuto a versare il mantenimento al figlio? Se svolge un lavoro precario, quando si può dire davvero che ha raggiunto l’indipendenza economica?

    1. La risposta proviene da una sentenza della Cassazione: ecco qual è l’indirizzo confermato dai giudici.
      Difficile, al giorno d’oggi, parlare di indipendenza economica, specie quando in mezzo c’è un giovane alle prime armi con il mondo del lavoro. La Corte però ribadisce principi ormai consolidati: ai figli spetta un mantenimento tale da garantire loro lo stesso tenore di vita di cui godevano quando ancora i genitori non erano divorziati; inoltre l’assegno di mantenimento va versato fino a quanto questi non hanno le capacità per reggersi con le proprie gambe. Ed è proprio questo il punto di scontro più abituale: quando c’è indipendenza economica? Per i giudici supremi, l’assegno di mantenimento va versato quando il giovane può vantare solo un contratto di apprendistato: quest’ultimo, infatti, è insufficiente per poter parlare di indipendenza economica.Opposta è invece la soluzione quando il figlio ottiene una serie di «contratti a termine e guadagni contenuti»: in questo caso, secondo la Cassazione, può dirsi raggiunta l’autosufficienza economica ed è legittimo richiedere la revoca del contributo paterno al mantenimento della prole.
      Di seguito alcune delle più recenti sentenze su mantenimento del figlio e indipendenza economica
      Il dovere di mantenimento del figlio maggiorenne cessa non solo quando il genitore onerato dia prova che il figlio abbia raggiunto l’autosufficienza economica, ma anche quando lo stesso genitore provi che il figlio, pur posto nelle condizioni di addivenire ad una autonomia economica, non ne abbia tratto profitto, sottraendosi volontariamente allo svolgimento di una attività lavorativa adeguata e corrispondente alla professionalità acquisita.
      Cass. sent. n. 1858/16
      Il dovere di mantenimento del figlio maggiorenne cessa ove il genitore onerato dia prova che il figlio abbia raggiunto l’autosufficienza economica pure quando il genitore provi che il figlio, pur posto nelle condizioni di addivenire ad una autonomia economica, non ne abbia tratto profitto, sottraendosi volontariamente allo svolgimento di una attività lavorativa adeguata e corrispondente alla professionalità acquisita (accolta, nella specie, la domanda di modifica del contributo da versare ai figli maggiorenne avanzata dal genitore onerato, atteso che entrambi i ragazzi frequentavano l’Università, dalla quale non avevano saputo trarre profitto: uno, infatti, risultava iscritto al Corso di Laurea di Scienze Biologiche al terzo anno e aveva superato soltanto 4 esami; l’altro, fuori corso per la quarta volta al corso di laurea in Cultura e Amministrazione dei beni Culturali, aveva superato meno della metà degli esami complessivi).
      Cass. sent. n. 1858/16
      Ritenuto che non v’è alcun principio per cui il figlio maggiorenne debba essere aiutato a conseguire risultati confacenti alle sue aspirazioni professionali ed economiche ove tali risultati siano superiori alle aspettative che la famiglia poteva avere creato sul suo futuro professionale ed economico, o che, in ogni caso, i genitori non siano economicamente in grado di assicurargli; e ritenuto altresì che il dovere parentale di mantenimento del figlio maggiorenne non convivente, con la corresponsione di un assegno, cessa allorché il figlio consegua uno stato di autosufficienza economica con la percezione di un reddito corrispondente alla professionalità acquisita in relazione alle normali e concrete condizioni di mercato ed alle capacità del figlio stesso: qualora quest’ultimo, laureatosi in medicina e chirurgia, ha stipulato con l’Ente universitario un contratto di specializzazione pluriennale che gli attribuisca un adeguato compenso annuo, il genitore è sciolto da ogni obbligo di mantenimento poiché il contratto di specializzazione non si esaurisce nell’approfondimento culturale, ma comporta prestazioni analoghe a quelle del personale dipendente, con l’obbligo per lo Stato di una adeguata remunerazione, senza che quanto al figlio spettante sia riconducibile ad una mera e semplice borsa di studio.
      Cass. sent. n. 18974/2013
      Il dovere di mantenimento del figlio maggiorenne, gravante sul genitore (tanto separato quanto divorziato) non convivente, sotto forma di obbligo di corresponsione di un assegno, cessa all’atto del conseguimento da parte del figlio, di uno status di autosufficienza economica consistente nella percezione di un reddito corrispondente alla professionalità acquisita in relazione alle normali e concrete condizioni di mercato, poiché il fondamento del diritto del coniuge convivente a percepire l’assegno “de quo” risiede, oltreché nell’elemento oggettivo della convivenza (che lascia presumere il perdurare dell’onere del mantenimento), nel dovere di assicurare un’istruzione e una formazione professionale rapportate alle capacità del figlio (oltreché alle condizioni economiche e sociali dei genitori), onde consentirgli un propria autonomia, dovere che cessa con l’inizio dell’attività lavorativa di quegli.
      Cass. sent. n. 18974/2013

  9. Salve. Vorrei esporvi la mia situazione. Sono un uomo divorziato ed ho ottenuto il riconoscimento dell’invalidità. In pratica, non posso continuare a lavorare; ho presentato istanza al Tribunale per modificare la sentenza del mantenimento alle mie figlie, ma non ho ottenuto alcun risultato. Cosa posso fare?

    1. Con riferimento al quesito posto, è utile evidenziare preliminarmente che l’obbligo del genitore di corrispondere l’assegno mensile di mantenimento, per il figlio maggiorenne, sussiste sino al raggiungimento dell’indipendenza economica. Il genitore che vuole contestare la sussistenza del proprio obbligo di contribuire al mantenimento della prole maggiorenne ha l’onere della prova in merito alle circostanze che escludono tale dovere.Nel caso del lettore, pertanto, non ci troviamo di fronte ad una situazione anomala in quanto la richiesta, da parte del tribunale giudicante, di provare, con apposita documentazione, la presenza di una stabilità economica e lavorativa delle sue figlie, è frutto di una prassi consolidata. Anche la giurisprudenza, con diverse pronunce, è di tale avviso: ad esempio, la Corte di Cassazione ha statuito che il semplice raggiungimento della maggiore età non viene ad esonerare il genitore dall’obbligo di contribuire al suo mantenimento, fino a quando il genitore stesso non fornisca la prova che il figlio è divenuto autosufficiente, ovvero che il mancato svolgimento di attività lavorativa sia a quest’ultimo imputabile. La stesse Cassazione ha affermato, inoltre, che: l’obbligo di mantenimento non cessa automaticamente con il raggiungimento della maggiore età, ma persiste finché il genitore o i genitori interessati dimostrino che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica, ovvero è stato da loro posto nelle condizioni per essere autosufficiente. Tale principio, rapportato alla tematica relativa alla ripartizione dell’onere della prova, comporta che il conseguimento dell’indipendenza economica si configura quale fatto estintivo di un’obbligazione prevista dalla legge, onde spetta al genitore che deduca la cessazione del diritto del figlio ad essere mantenuto dimostrare che questi è divenuto autosufficiente, ovvero che il mancato svolgimento di un’attività lavorativa dipenda da un suo atteggiamento di inerzia ovvero di rifiuto ingiustificato di un lavoro compatibile con le sue attitudini, non già all’altro genitore (o al figlio) dimostrare il persistere dello stato di insufficienza economica.Detto questo, poiché la legge colloca questo onere della prova in capo al genitore, considerando anche la situazione personale e le difficoltà oggettive del lettore di reperire idonea documentazione, in particolare per quanto riguarda la situazione di una delle figlie, residente in Australia, egli dovrebbe provare a chiedere direttamente alle sue figlie.

  10. Dopo anni, mi sono liberato dall’obbligo di mantenere mio figlio. Lui diceva che non trovava lavoro, ma in realtà ho scoperto che non aveva un lavoro perché si rifiutava di cercarlo e poi aveva abbandonato senza alcuna ragione il suo vecchio lavoro. E poi che faceva tutto il giorno? Andava
    con amici ad ubriacarsi dai bar bar con i soldi che noi gli davamo per spostarsi alla ricerca di un lavoro. che delusione

  11. Ho letto queste sentenze, ma vi chiedo ulteriori precisazioni. In pratica, quando un figlio diventa autosufficiente e indipendente economicamente? A quanto deve ammontare il mantenimento dei figli?

    1. il mantenimento si perde quando il figlio consegue un reddito che gli consente di mantenersi da solo. Questa situazione non deve necessariamente coincidere con un contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, ma non può neanche essere ravvisata in condizioni di estremo precariato come una borsa di studi, un dottorato all’università, un contratto stagionale o a tempo determinato.Una cartina di tornasole per comprendere se c’è indipendenza economica può essere la cessazione della coabitazione con il genitore.Il fondamento del diritto del coniuge convivente con il figlio a percepire l’assegno in questione risiede, oltre che nell’elemento oggettivo della convivenza, nel dovere di assicurare una istruzione ed una formazione professionale rapportate alle capacità dei figli. Cessata la convivenza e divenuti autonomi i figli, scatta anche la conseguente revoca dell’assegnazione della casa coniugale. La giurisprudenza ha detto che rientra nel concetto di indipendenza economica un lavoro part-time o l’apertura di uno studio professionale. I giudici hanno infatti motivato la revoca dell’assegno con il fatto che entrambi i giovani sono stati infatti messi «nelle condizioni di poter coltivare le proprie inclinazioni e di conseguire l’indipendenza economica». Anche perché, altrimenti, l’obbligo dei genitori di mantenere i figli maggiorenni si protrarrebbe senza limiti di tempo.La pronuncia osserva, rispetto all’autonomia della figlia con un contratto part-time: «Considerato che (x) ha 28 anni da ormai quattro si è laureata e non si ravvisano elementi che inducano a ritenere menomata la sua capacità lavorativa (com’è dimostrato dal contratto di lavoro seppure a tempo parziale)» si deve ritenere che sia stata posta «nelle condizioni di poter coltivare le proprie inclinazioni e di conseguire l’indipendenza economica». Analoga considerazione deve effettuarsi per il figlio della coppia che ha aperto un proprio studio professionale, consolidando la propria capacità lavorativa.Diretta conseguenza di tali valutazione è dunque la revoca dell’assegno di mantenimento.

    2. Sull’entità dell’assegno di mantenimento, se gli ex coniugi non si mettono d’accordo è il giudice a fissarne l’ammontare, secondo un valore che tenga conto del tenore di vita di cui godevano i ragazzi quando ancora vivevano con entrambi i genitori e delle necessità di questi non solo per vivere e mangiare ma anche per coltivare gli hobby e le ambizioni. Ad esempio, rientrano oggi nelle normali spese per assicurare una crescita “contestualizzata” al mutato ambiente sociale anche quelle per l’acquisto di un’auto o per il cellulare.

  12. Ora sono un pensionato, ma ho iniziato a lavorare da giovanissimo ed ero io a portare il pane a casa anche perché mio padre si era ammalato e mia madre era una donna di casa che ha cresciuto tutti noi con amore ed io volevo essere utile così ho deciso di fare il concorso nell’arma. Ho lavorato per anni e vedere negli occhi dei miei il ringraziamento e la stima, significava tutto per me. Vorrei che i giovani di oggi avessero un maggiore senso del dovere e svolgessero la professione nell’arma con rispetto verso la divisa e verso la gente verso cui non bisogna mai superare i limiti e abusare del proprio ruolo al servizio della comunità

  13. Ho iniziato a fare dei piccoli lavoretti appena diplomata per fare i miei piccoli acquisti e non essere mai di peso alla mia famiglia. Poi, ho cercato di seguire sempre i loro consigli, senza perdere di vista i miei obiettivi e coltivando le mie passioni. Anche se a volte, quando non hai nessuna conoscenza o aggancio, il percorso sembra più complicato e la meta più difficile da raggiungere. Ma sono certa che con tanta buona volontà e tanti sacrifici riuscirò a perseguire i miei sogni e ad ottenere la mia indipendenza economica

  14. Sono felice di aver inculcato ai miei figli valori importanti, perché nella vita puoi essere un coltivatore diretto oppure un imprenditore, ma se non porti rispetto verso le persone o verso il tuo lavoro, allora non sei nessuno. Sin da quando erano piccoli, gli ho fatto capire cosa significa cosa vuol dire essere autonomi e indipendenti, a volte essendo un po’ severo, ma ora hanno imparato la lezione e sono pienamente felice di aver cresciuto figli onesti con sani principi.

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