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Polizia in borghese: ultime sentenze

16 Agosto 2020
Polizia in borghese: ultime sentenze

Reato di resistenza a pubblico ufficiale e reato di oltraggio. Comportamento abusivo posto in essere dal poliziotto in borghese.

Reato di resistenza a pubblico ufficiale

In tema di resistenza a pubblico ufficiale non può ritenersi integrato il reato se i pubblici ufficiali non sono in divisa e non si sono identificati. (Nel caso di specie, tre poliziotti in borghese intimavano al soggetto di spostare l’auto che era stata parcheggiata male ma questi reagiva dicendo chi cazzo sei  e si rifiutava di consegnare i documenti ma quando questi si dichiaravano come agenti di polizia il soggetto risaliva in macchina ma veniva afferrato con forza da uno dei poliziotti e gli venivano tolte le chiavi dal cruscotto).

Tribunale Napoli sez. I, 28/06/2018, n.5389

Vigilanza delle forze di polizia in borghese

Ricorre l’ipotesi di furto consumato e non solamente tentato quando l’agente ponga in essere l’azione delittuosa sotto la vigilanza della polizia, la quale intervenga solo dopo lo spossessamento, al fine di restituire la refurtiva all’ignaro derubato. Nel caso di specie, l’azione delittuosa era commessa su un mezzo di trasporto pubblico, sotto la vigilanza delle forze di polizia in borghese, e consistita nell’impossessamento da parte del reo di un telefono cellulare di un passeggero, mentre l’intervento degli agenti era avvenuto solo successivamente alla discesa del reo dal mezzo. La Corte d’appello ha confermato la sentenza di primo grado che ha ritenuto sussistente la fattispecie di furto aggravato consumato.

Corte appello Roma sez. I, 08/03/2016, n.1037

Configurabilità del reato di oltraggio

Ai fini della configurabilità del reato di oltraggio (art. 341 bis c.p.) è necessario che le frasi oltraggiose siano dirette ad un pubblico ufficiale nell’esercizio delle funzioni. (Nel caso di specie, un assistente capo della polizia municipale in borghese a bordo della propria auto aveva un alterco con un parcheggiatore abusivo al quale mostrava il tesserino ma non esercitava al momento alcuna funzione perché era fuori servizio.

Tribunale Napoli sez. I, 17/11/2015, n.15210

Truffa aggravata: esibizione di un falso distintivo

Il criterio differenziale tra il delitto di truffa aggravata dall’ingenerato timore di un pericolo immaginario e quello di estorsione risiede solo ed esclusivamente nell’elemento oggettivo: si ha truffa aggravata quando il danno immaginario viene indotto nella persona offesa tramite raggiri o artifizi; si ha estorsione, invece, quando il danno è certo e sicuro ad opera del reo o di altri ove la vittima non ceda alla richiesta minatoria. Ne consegue che la valutazione circa la sussistenza del danno immaginario (e, quindi, del reato di truffa aggravata) o del danno reale (e, quindi, del reato di estorsione) va effettuata ex post essendo irrilevante ogni valutazione in ordine alla provenienza del danno prospettato ovvero allo stato soggettivo della persona offesa.

(Fattispecie nella quale la Corte ha qualificato come truffa aggravata la condotta dell’imputato che, presentandosi come agente di polizia in borghese ed esibendo un falso distintivo, induceva la persona offesa a farsi consegnare la somma di 500,00 euro, minacciando di elevare verbale di contravvenzione per infrazioni al codice della strada per il superiore importo di 1300,00 euro).

Cassazione penale sez. II, 25/11/2014, n.52121

Reato di abuso di ufficio: la condotta del pubblico ufficiale

Integra il reato di abuso di ufficio la condotta del pubblico ufficiale che, dichiarando pretestuosamente di esercitare i poteri propri del suo ufficio, si avvale di essi per sopraffare chi ostacola i suoi scopi personali, non essendo necessario che il comportamento abusivo sia posto in essere nel corso di un regolare svolgimento delle funzioni o del servizio, né che il danno arrecato sia di natura esclusivamente patrimoniale.

(Fattispecie in cui l’imputato, comandante della Polizia Municipale, facendo riferimento alla propria qualità e ai propri poteri, aveva, in borghese e senza fare uso dalla autovettura di servizio, posizionato la propria macchina in modo da non consentire ad altri di accedere alla loro abitazione).

Cassazione penale sez. V, 19/02/2014, n.32023

Comportamento ostile

Un soggetto che alla guida di un autoveicolo non abbia rispettato il segnale stradale di stop, proseguendo ad alta velocità per il comportamento ostile del suo inseguitore, rivelatosi poi un agente di polizia municipale in borghese, non incorre in sanzioni amministrative per l’erronea supposizione della sussistenza dello stato di necessità. Si tratta, infatti, di errore di fatto non punibile.

Giudice di pace Torino sez. III, 17/04/2008

Sanzione pecuniaria

È legittima la sanzione pecuniaria di 5/30 dello stipendio irrogata ad un agente della Polizia per essersi presentato per l’incontro con il direttore della scuola in abbigliamento borghese indecoroso, in applicazione del n. 18 dell’art. 4, d.P.R. n. 737 del 1981, che sanziona « qualsiasi altro comportamento, anche fuori dal servizio, non espressamente preveduto nelle precedenti ipotesi, comunque non conforme al decoro delle funzioni degli appartenenti ai ruoli dell’Amministrazione della pubblica sicurezza ».

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 07/04/2008, n.2865

Risarcimento dei danni

Il p.m. presso la Corte dei conti non può essere assimilato ad un mero rappresentante dell’amministrazione e neanche a un sostituto processuale che faccia valere nel processo in nome proprio un diritto altrui, egli, infatti, agisce nell’interesse dell’ordinamento, essendo a lui direttamente affidata la tutela della gestione della finanza pubblica in generale e, in particolare, dell’amministrazione danneggiata, la quale, pur essendo titolare del diritto, è stata privata dal legislatore ad esercitare la corrispondente azione risarcitoria; nella specie, va pertanto respinta l’eccezione di inammissibilità dell’atto di citazione per rinuncia al risarcimento del danno espressamente formulata dall’amministrazione dell’interno in sede di transazione del giudizio relativo al risarcimento dei danni subiti da un giovane gravemente ferito da un carabiniere in borghese nel corso di un’operazione di polizia.

Corte Conti, (Lazio) sez. reg. giurisd., 13/06/2005, n.1130

Delitto di resistenza a pubblico ufficiale

Sussiste l’elemento soggettivo del delitto di resistenza a pubblico ufficiale allorché l’autore del fatto sia consapevole che il soggetto contro il quale è diretta la violenza o la minaccia rivesta la qualità di pubblico ufficiale e stia svolgendo un’attività del proprio ufficio.

(In applicazione del tale principio, la S.C. ha ritenuto irragionevole e apodittica la motivazione della corte di merito, che ha cassato senza rinvio, circa la prova della sussistenza di tale elemento conoscitivo senza possibilità di errore, in capo ad un tifoso ritenuto responsabile del suddetto delitto, in quanto, durante una partita di calcio, lanciando sassi contro la tifoseria avversaria, aveva colpito alcuni agenti di polizia in abito borghese presenti sul posto, i quali si erano frapposti tra i due gruppi antagonisti allo scopo di impedire le violenze).

Cassazione penale sez. VI, 03/03/2004, n.17701

Assistente di polizia in borghese e libero dal servizio

Gli appartenenti al corpo della guardia di pubblica sicurezza (ora Polizia di Stato) sono considerati in servizio permanente e non cessano dalle loro qualità di pubblici ufficiali anche quando non sono comandati in servizio.

(Nella fattispecie, su ricorso del pubblico ministero, è stata annullata con rinvio la sentenza di assoluzione dai reati di cui agli artt. 650 e 651 c.p., avendo il pretore ritenuto che tali fatti non sussistono nella mancata ottemperanza da parte di un conducente di veicolo all’invito di declinare le generalità ed esibire il documento di guida e il libretto di circolazione rivolto da un assistente di polizia in borghese e libero dal servizio).

Cassazione penale sez. I, 04/02/1992

Perquisizione eseguita da agenti di polizia giudiziaria in borghese

Le frasi, di contenuto indiziante, pronunciate da taluno nel corso di una perquisizione, eseguita (da agenti di polizia giudiziaria in borghese) nei confronti di altra persona sottoposta alle indagini, non rientrano nel concetto di dichiarazione posto alla base della disciplina garantistica contenuta negli art. 62 e 63 c.p.p. 1988. Possono, pertanto, essere oggetto di una testimonianza da parte degli agenti stessi nel dibattimento, anche se da esse sia scaturita l’attribuzione al “dichiarante” della qualifica di imputato.

Tribunale Roma, 04/12/1989



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8 Commenti

  1. Se l’agente della polizia municipale è fuori servizio e indossa abiti civili, è valida la multa per violazione del codice della strada? In caso devo contestare il verbale?

    1. La multa elevata dal carabiniere, dall’agente della polizia di stato o dal finanziere fuori servizio in borghese è valida. Come chiarito dalla Cassazione, gli appartenenti a tali forze dell’ordine devono considerarsi in “servizio permanente” e non cessano dalla loro qualità di pubblici ufficiali anche quando sono in borghese. E così anche i sottufficiali dei carabinieri, pur se non comandati in servizio, in quanto sempre tenuti, come agenti ed ufficiali di polizia giudiziaria, ad accertare i reati e le infrazioni amministrative. Questo implica che anche le multe sono valide se fatte in abiti civili o in un orario in cui  non sono ufficialmente in servizio.

  2. Una sera ero ad una festa con le amiche e mi si avvicina una persona che diceva di essere un poliziotto in borghese e mi ha chiesto le mie generalità. Io lì per lì ho avuto paura di dare i miei dati personali a un individuo che non conoscevo (per me poteva essere anche uno che ci provava o che voleva seguirmi sui social, o poteva essere un malintenzionato). Poi, una mia amica che lo aveva già visto in uniforme mi ha assicurato che era davvero un poliziotto e mi sono tranquillizzata. Ma ora, mi chiedo come avrei potuto altrimenti essere certa di avere davanti un poliziotto e non un furbetto?

    1. Per legge, esiste solamente un caso in cui gli appartenente alle forze dell’ordine devono identificarsi: si tratta dell’ipotesi in cui essi siano in borghese.Secondo la legge, il personale delle forze armate autorizzato a svolgere il servizio d’istituto in abito civile (in pratica, in borghese), nel momento in cui debba far conoscere la propria qualità o allorché l’intervento assuma rilevanza esterna, ha l’obbligo di applicare sull’abito in modo visibile una placca di riconoscimento e di esibire la tessera di riconoscimento, ove richiesto.
      Dunque, per quanto la legge imponga di portare sempre con sé la tessera di riconoscimento, sussiste l’obbligo di identificarsi solamente quando polizia e carabinieri agiscono in borghese: in questo caso, bisogna applicare all’abito una placca di riconoscimento e, se v’è espressa richiesta da parte dei cittadini, bisogna identificarsi mostrando apposita tessera.La ragione per cui i poliziotti e i carabinieri in borghese debbano identificarsi è piuttosto ovvio: agendo in abiti civili, le persone non sanno con chi hanno a che fare e, dunque, potrebbero ben rifiutarsi di obbedire a un ordine impartito da un soggetto che si confonde con gli altri.Dunque, poliziotti e carabinieri sono tenuti a identificarsi mostrando la tessera di riconoscimento solamente quando agiscono in borghese e, dunque, quando sono privi di divisa.

    2. Che professionalitá questo personaggio, domandare i documenti senza esibire una prova di essere un appartenente alle ffoo

  3. Se sto guidando in tutta tranquillità, potrebbe fermarmi un agente in borghese e richiedere patente e libretto oppure farmi una multa? Ma io mi chiedo, se non lavori, perché mi fermi? Cioè capisco che magari uno riscontra qualche anomalia e ha qualche sospetto, ma in caso contrario, puoi anche evitare a mio parere di fermare gli automobilisti.

    1. Secondo la legge, agenti e ufficiali che si occupano dei servizi di polizia stradale, quando non sono in uniforme, per espletare i propri compiti devono fare uso di apposito segnale distintivo. La legge prosegue dicendo che gli organi di polizia stradale, quando non sono in uniforme, per l’intimazione dell’alt a coloro che circolano sulle aree soggette alla disciplina del codice della strada esibiscono in modo chiaramente visibile il segnale distintivo e successivamente, prima di qualsiasi accertamento o contestazione, esibiscono la speciale tessera rilasciata dalla competente amministrazione. Dunque, polizia e carabinieri sono tenuti a identificarsi immediatamente solo quando non siano in uniforme, cioè nelle circostanze in cui non è possibile riconoscerli subito come soggetti appartenenti alle forze dell’ordine.
      Negli altri casi, cioè quando sono in divisa, è l’uniforme che parla per loro: a nessun altro obbligo di identificazione sono soggetti.

    2. C’è un precedente del giudice di Pace di Trieste che, invece, ritiene illegittime anche le multe dei carabinieri in borghese. E motiva la decisione sulla base di una semplice parola: trasparenza. È questo il principio di base che deve presiedere su tutta l’attività della pubblica amministrazione. Non sono consentite mosse a sorpresa se non in casi eccezionali come per le indagini disposte dalla procura della repubblica che necessitino di appostamenti o pedinamenti in segreto. Del resto se è vero che anche l’autovelox, per essere posizionato in modalità “on”, deve essere previamente segnalato da un cartello, lo stesso dicasi per la polizia e i carabinieri. Gli agenti che operano sulla strada devono essere visibili a distanza mediante l’uso di appositi capi di vestiario oppure devono essere in uniforme. Ragion per cui, anche se si tratta di carabinieri, ad essi è impedito elevare contravvenzioni nel momento in cui sono fuori servizio e/o vestiti con abiti civili o, peggio, si trovano all’interno di veicoli privati. Come chiarito dalla giurisprudenza, quando gli agenti o i carabinieri non sono in uniforme «devono fare uso di un apposito segnale distintivo e, per l’intimazione dell’alt devono esibire, in modo chiaramente visibile, il segnale distintivo e anche la loro tessera personale».  

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