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Prova orario di lavoro: ultime sentenze

18 Agosto 2020
Prova orario di lavoro: ultime sentenze

Il lavoro straordinario e l’onere probatorio incombente sul lavoratore; gli indici rivelatori della subordinazione e l’osservanza da parte del lavoratore di un orario di lavoro predeterminato.

Lavoro straordinario

Il lavoratore che chieda in via giudiziale il compenso per il lavoro straordinario ha l’onere di dimostrare di aver lavorato oltre l’orario normale di lavoro, senza che l’assenza di tale prova possa esser supplita dalla valutazione equitativa del giudice, utilizzabile solo in riferimento alla quantificazione del compenso.

Tribunale Roma sez. II, 20/01/2020, n.488

Onere probatorio gravante sul lavoratore 

Il lavoratore che agisca per ottenere il compenso per il lavoro straordinario ha l’onere di dimostrare di aver lavorato oltre l’orario normale di lavoro e, ove egli riconosca di aver ricevuto una retribuzione ma ne deduca l’insufficienza, è altresì tenuto a provare il numero di ore effettivamente svolto, senza che eventuali – ma non decisive – ammissioni del datore di lavoro siano idonee a determinare una inversione dell’onere della prova.

Tribunale Bari sez. lav., 08/06/2020, n.1507

Il carattere della subordinazione

Quando l’assoggettamento del lavoratore ai poteri datoriali non sia facilmente evincibile, in virtù della difficoltà di fornirne una prova diretta e/o della peculiarità delle mansioni svolte, occorre fare riferimento a criteri sussidiari o complementari che possono assurgere a indici rivelatori della subordinazione. Tra questi rientrano, a titolo esemplificativo: l’assunzione del rischio d’impresa in capo esclusivamente al datore di lavoro, l’osservanza da parte del lavoratore di un orario di lavoro predeterminato, il pagamento a cadenze periodiche di una retribuzione prestabilita, l’utilizzo da parte del lavoratore di attrezzature e materiali dell’impresa, l’assenza in capo al lavoratore di una seppur minima struttura imprenditoriale.

Tribunale Bari, 04/02/2019, n.484

Accertamento del rapporto di lavoro subordinato

Con riferimento alla prova della subordinazione, requisito fondamentale del rapporto di lavoro subordinato, ai fini della sua distinzione dal rapporto di lavoro autonomo, è il vincolo di soggezione del lavoratore al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro.

Tale potere deve manifestarsi -sia pure con differente graduazione in dipendenza della peculiarità concreta della tipologia mansionistica– nell’emanazione di ordini specifici (potendo le direttive generali connotare anche la collaborazione autonoma nell’impresa altrui), oltre che nell’esercizio di una assidua attività di vigilanza e controllo dell’esecuzione della prestazioni lavorative, anche al fine dell’eventuale esercizio del potere disciplinare.

Al fine della distinzione tra lavoro subordinato e autonoma collaborazione assumono invece carattere meramente sussidiario e non decisivo altri indici fattuali, quali la continuità della prestazione, l’osservanza di un orario di lavoro, la cadenza fissa della retribuzione.

Tribunale Catania sez. lav., 06/11/2019, n.4846

Pagamento del lavoro straordinario: onere probatorio 

Ai fini del pagamento del lavoro straordinario, gli sconfinamenti in eccesso dall’orario di lavoro previsto dal contratto costituiscono l’oggetto precipuo dell’onere probatorio a carico del lavoratore che deduca di aver svolto la propria attività lavorativa oltre il normale orario di lavoro. Al riguardo, il lavoratore che domandi in via giudiziale il compenso per il lavoro straordinario deve dimostrare di aver lavorato oltre l’orario normale di lavoro, senza che la valutazione equitativa del giudice possa supplire l’assenza di siffatta prova.

Tribunale Reggio Calabria sez. lav., 09/10/2019, n.1258

Prova puntuale delle ore di lavoro svolte

Il soggetto che agisce per ottenere la corresponsione dei compensi previsti per il lavoro straordinario è gravato dell’onere di fornire prova puntuale delle ore di lavoro svolte. Tale onere probatorio investe, dunque, sia la prova dello svolgimento della prestazione lavorativa nell’orario normale, sia la prova dello svolgimento della prestazione lavorativa oltre tale orario, sia la prova dell’articolazione di tale prestazione, con riferimento ad eventuali pause godute al fine di potere puntualmente ricostruire la prestazione resa.

Tribunale Bari sez. lav., 03/10/2019, n.3889

Lavoro straordinario: quantificazione del compenso

Il lavoratore che chieda in via giudiziale il compenso per il lavoro straordinario ha l’onere di dimostrare di aver lavorato oltre l’orario normale di lavoro, senza che l’assenza di tale prova possa esser supplita dalla valutazione equitativa del giudice, utilizzabile solo in riferimento alla quantificazione del compenso.

Tribunale Caltanissetta sez. lav., 02/10/2019, n.452

Prestazione lavorativa svolta oltre il tempo prestabilito

In tema di riconoscimento del lavoro straordinario, l’onere della prova  in merito allo svolgimento di lavoro straordinario grava in capo al lavoratore il quale dopo aver dimostrato la sussistenza del rapporto di lavoro con l’azienda e l’orario normale di lavoro pattuito, deve indicare il numero di ore per le quali si è protratta la sua prestazione lavorativa oltre il tempo prestabilito.

Il lavoratore ha cioè l’onere di provare l’esecuzione della prestazione lavorativa oltre i limiti, legalmente o contrattualmente previsti. L’esposto principio costituisce proiezione del criterio guida di cui all’articolo 2967 c.c., configurandosi lo svolgimento di lavoro in eccedenza rispetto all’orario normale quale fatto costitutivo della pretesa azionata.

Tribunale Brescia sez. lav., 05/08/2019, n.401

Azione per l’accertamento dell’orario di lavoro prestato

Il lavoratore che ricorre dinanzi all’autorità giudiziaria per far accertare, tra l’altro, l’orario di lavoro effettivamente prestato, e la conseguente corresponsione del compenso per il lavoro straordinario, ha l’onere di dimostrare di aver lavorato oltre l’orario normale di lavoro, senza che l’assenza di tale prova possa esser supplita dalla valutazione equitativa del giudice.

Corte appello Milano sez. lav., 10/04/2019, n.304

Elementi sintomatici e sussidiari del vincolo di subordinazione

L’elemento che contraddistingue la subordinazione, intesa quale disponibilità del prestatore nei confronti del datore, si sostanzia nell’assoggettamento al potere organizzativo, direttivo e disciplinare del datore di lavoro, nella limitazione della sua autonomia e nel conseguente inserimento del lavoratore nell’organizzazione aziendale con prestazione delle sole energie lavorative corrispondenti all’attività di impresa. In aggiunta a quello menzionato, vi sono ulteriori indici rivelatori della subordinazione, idonei anche a prevalere sull’eventuale volontà contraria manifestata dalle parti, ove incompatibili con l’assetto previsto dalle stesse.

Essi sono: l’assenza di rischio, la continuità della prestazione, l’osservanza di un orario di lavoro, la cadenza e la misura fissa della retribuzione, la localizzazione della prestazione, l’utilizzo dei mezzi produttivi del datore di lavoro, l’obbligo di giustificare le assenze. Ebbene, la ricorrenza di tali elementi, valutati con giudizio sintetico e non atomistico, può essere indicativa della ricorrenza di un rapporto di lavoro subordinato. Di contro, non può ravvisarsi un rapporto di lavoro subordinato quando il lavoratore non abbia fornito la prova dell’esistenza dei predetti indici rivelatori.

Tribunale Bari sez. lav., 04/02/2019, n.482

Svolgimento di lavoro in eccedenza rispetto all’orario normale

Il lavoratore che agisca per ottenere il compenso per il lavoro straordinario ha l’onere di dimostrare di aver lavorato oltre l’orario normale di lavoro e, ove egli riconosca di aver ricevuto una retribuzione ma ne deduca l’insufficienza, è altresì tenuto a provare il numero di ore effettivamente svolto, senza che eventuali – ma non decisive – ammissioni del datore di lavoro siano idonee a determinare una inversione dell’onere della prova.

Tribunale Foggia sez. lav., 10/01/2019, n.117

Azione per ottenere il compenso per lavoro straordinario o ferie non godute

In tema di onere probatorio, il lavoratore che chieda in via giudiziale il compenso per lavoro straordinario ha l’onere di dimostrare di aver lavorato oltre l’orario normale di lavoro. Tale dimostrazione presuppone la prova di aver espletato l’orario normale di lavoro e quindi di aver proseguito l’attività lavorativa oltre il suddetto orario; parimenti, il lavoratore che assume di non aver goduto delle ferie ha l’onere di provare l’avvenuta prestazione di attività lavorativa nei giorni ad esse destinati, non potendosi presumersi la violazione, da parte del datore di lavoro, del diritto del dipendente alla fruizione delle ferie stesse.

Tribunale Bari sez. lav., 19/11/2018, n.3972



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2 Commenti

  1. Quell’infame del mio capo mi costringeva a fare gli straordinari, non pagati ovviamente, sapendo che avevo bisogno dei soldi per mandare avanti la mia famiglia e portare il pane a casa. Non mi sono goduto i miei figli crescere e mi sentivo sfruttato lavorativamente e demoralizzato perché non avevo più una vita e non riuscivo a dedicare alla mia famiglia il tempo che avrei voluto. Poi, un bel giorno, mi sono deciso e ho fatto denuncia all’ispettorato del lavoro. Quel cane del mio capo stava portando tutti noi dipendenti all’esaurimento. E così ne ha pagato le conseguenze

  2. Allora, io non sono mai stato fiscale nell’orario di lavoro. Ho sempre cercato di essere corretto e rispettoso degli orari. Però, alcuni dei miei dipendenti avevano il vizietto di fare tardi e pretendere le lunghe pause e magari andare via anche 10 minuti prima. Allora, io non ti chiedo straordinari, non ti chiedo orari stressanti, ma tutto nella norma. Se però tu mi sprechi il tempo da dedicare al lavoro a fare i comodi tuoi con calma e non fai neppure bene le cose, sono costretto ad arrivare al licenziamento. Ma cose da pazzi. Io quando lavoravo anche da giovane per mantenermi cercavo sempre di non sprecare tempo ed essere puntualissimo in tutto. Mi aspetto lo stesso dai miei lavoratori

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