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Orario di lavoro full time: ultime sentenze

3 Marzo 2022
Orario di lavoro full time: ultime sentenze

Riduzione dell’orario di lavoro tramite il consenso del lavoratore; svolgimento della prestazione lavorativa part-time con orario corrispondente al full-time.

Limiti alla distribuzione dell’orario di lavoro da parte del datore

Nei rapporti di lavoro a tempo pieno, il diritto del datore di lavoro alla distribuzione dell’orario di lavoro, espressione del potere di organizzazione dell’attività, può subire limiti solo in dipendenza di accordi che vincolino l’imprenditore a particolari procedure, diversamente da quanto accade nei contratti con orario part-time, nei quali la programmabilità del tempo libero del lavoratore (al fine di garantire l’esplicazione di un’ulteriore attività lavorativa) assume carattere essenziale che giustifica l’immodificabilità dell’orario da parte datoriale.

Cassazione civile sez. lav., 03/11/2021, n.31349

Truffa aggravata

Integra il reato di truffa aggravata la condotta del medico che abbia stipulato un contratto di lavoro con un’azienda sanitaria del SSN celando e non rappresentando a quest’ultima la situazione di incompatibilità in cui versa, quale sanitario in servizio presso altra ASL in qualità di dirigente medico a tempo pieno con rapporto non esclusivo.

Tribunale Pescara, 14/05/2021, n.538

Mutuo consenso delle parti in caso di modifica dell’orario di lavoro

Nel contratto di lavoro subordinato a tempo parziale, che si differenzia dal contratto di lavoro a tempo pieno solo per la riduzione quantitativa della prestazione lavorativa e correlativamente della retribuzione, il carattere necessariamente bilaterale della volontà in ordine a tale riduzione nonché della collocazione della prestazione lavorativa in un determinato orario, reputato dalle parti come il più corrispondente ai propri interessi comporta che ogni modifica di detto orario non possa essere attuata unilateralmente dal datore di lavoro in forza del suo potere di organizzazione dell’attività aziendale, essendo invece necessario il mutuo consenso di entrambe le parti.

Tribunale Frosinone sez. lav., 20/04/2021, n.351

Rispetto dell’orario di lavoro

Nel rito del lavoro, è corretto l’operato del giudice che, nell’ambito di una controversia promossa per accertare la natura subordinata di un rapporto di lavoro, chieda al testimone di precisare, al di fuori delle circostanze capitolate, se venisse rispettato un orario di lavoro, quali fossero le mansioni svolte dal prestatore nonché in quale posizione materiale la prestazione fosse effettuata, dovendosi ritenere che la possibilità di porre tali domande sia consentita, se non anche imposta, dall’art. 421 c.p.c., e ciò tanto più ove al ricorso siano stati allegati conteggi elaborati sul presupposto dello svolgimento di determinate mansioni e orari e la controparte abbia contestato, oltre alla natura subordinata del rapporto, anche lo svolgimento di un orario a tempo pieno.

Cassazione civile sez. lav., 14/04/2021, n.9823

Sgravi contributivi

È onere della parte che intende valersi degli sgravi fornire la prova dei presupposti per la sussistenza del beneficio, poiché il diritto può essere riconosciuto solo ave si accerti che in concreto sussista una diversità oggettiva tra le due imprese essendo onere dell’impresa cessionaria dimostrare gli elementi di novità intervenuti nella struttura, in presenza di significativi elementi di permanenza della preesistente struttura aziendale. Oggetto dell’accertamento della valutazione del giudice deve essere anche la natura delle attività svolte dalla parte cedente e della cessionaria e la sua eventuale identità, il numero dei lavoratori già alle dipendenze dell’impresa avente causa, e dunque l’effettiva necessità che l’assunzione a tempo pieno ed indeterminato del personale già dipendente della società dante causa risponda a reali esigenze economiche dell’impresa. Infine, oggetto di considerazione deve essere anche il fattore temporale, ossia la successione nel tempo degli eventi che precedono.

Cassazione civile sez. lav., 14/02/2020, n.3831

Diritto del lavoratore part time al ripristino dell’orario originario full-time

Non è ravvisabile alcun diritto del lavoratore part time al ripristino dell’orario originario full-time, posto che la variazione, tanto in aumento quanto in diminuzione, nel corso del rapporto di lavoro, del monte ore inizialmente pattuito tra le parti integra gli estremi di una novazione oggettiva dell’intesa negoziale in essere, che postula una rinnovata manifestazione di volontà.

Corte appello Roma sez. lav., 18/12/2019, n.3873

Attribuzione del punteggio per il carico di lavoro

Nel disciplinare la valutabilità dei titoli di servizio, anche sotto il profilo dell’avanzamento in carriera, l’Amministrazione deve tener conto – in virtù dei principi di ragionevolezza e proporzionalità che costituiscono canoni fondamentali dell’azione dei pubblici poteri e che trovano espressione in diverse normative di settore – dei riflessi delle modalità di tempo della prestazione lavorativa, quantomeno sugli aspetti del servizio prestato suscettibili di valutazione quantitativa, con conseguente “riduzione proporzionale” del punteggio attribuito per le relative voci, essendo pienamente condivisibile il rilievo che è oggettivamente impossibile che il dipendente a tempo parziale possa aver reso una quantità di prestazioni pari a quello di un lavoratore a tempo pieno. Tale principio ha trovato espresso riconoscimento anche nella specifica normativa Consob (art. 8, comma 1, della delibera Consob n. 17758 del 21 aprile 2011).

Dunque, le previsioni regolamentari invocate dalla P.A. non costituiscono un’idonea base giuridica per riconoscere, ai fini dell’attribuzione del punteggio per il carico di lavoro, quella piena equiparazione dell’impiego a tempo parziale e a tempo pieno che, peraltro, comporterebbe una discriminazione al contrario a svantaggio di questi ultimi, dato che il carico di lavoro deve essere proporzionato alla durata dell’attività lavorativa.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 09/12/2019, n.14057

Disciplina del rapporto di lavoro

In tema di articolazione dell’orario di lavoro, la disciplina prevista per il lavoro part-time dall’art. 6, commi 4 e 5, del d.lgs. n. 81 del 2015 non può trovare applicazione nei rapporti di lavoro a tempo pieno, né può essere utilizzata come parametro della programmazione della prestazione lavorativa a garanzia del diritto del lavoratore di conoscere in via anticipata, in un tempo ragionevole, i propri turni di servizio.

(In applicazione del principio, la S.C. ha cassato la sentenza che aveva riconosciuto ad alcuni lavoratori a tempo pieno il risarcimento del danno non patrimoniale determinato dalla comunicazione, da parte della datrice di lavoro, dei turni di servizio con un preavviso inferiore alle 48 ore).

Cassazione civile sez. lav., 06/12/2019, n.31957

Settore edilizio: lavoro con orario a tempo pieno 

Non v’è ragione di dubitare che l’art. 9 D.Lgs. n. 61 del 2000 si applichi pure al settore edilizio, non solo perché è cronologicamente successivo all’art. 29 D.L. n. 244 del 1995, ma anche perché disciplina una fattispecie, quella del lavoro a tempo parziale, che si pone in rapporto di specie a genere con quella del lavoro con orario a tempo pieno, cui si riferisce il citato art. 29. Di conseguenza, l’orario “normale” su cui parametrare il calcolo dei contributi coincide con quello pattuito dalle parti nei contratti part-time e la contribuzione deve quindi essere proporzionata al minor impegno orario dovuto dal lavoratore ordinariamente occupato a tempo ridotto.

Tribunale Trapani sez. lav., 11/10/2019

Automatica trasformazione del rapporto part-time in rapporto a tempo pieno

In tema di lavoro a tempo parziale, l’osservanza di un orario lavorativo (nella specie, a favore della Società Autostrade) pari a quello previsto per il tempo pieno è idonea a comportare, nonostante la difforme iniziale volontà delle parti, l’automatica trasformazione del rapporto part-time in altro a tempo pieno, non occorrendo, a tal fine, l’osservanza di alcun requisito formale.

Cassazione civile sez. lav., 25/07/2019, n.20209

Modalità di servizio e orario di lavoro

Il principio di non discriminazione non può impedire che, nella individuazione dei titoli di preferenza per le valutazioni relative alle progressioni orizzontali dei dipendenti, si tenga conto delle modalità di servizio e dell’orario di lavoro osservato essendo ragionevole ritenere che il livello professionale idoneo al raggiungimento della fascia superiore si raggiunga più velocemente da parte di quei lavoratori che a parità di anzianità di servizio operano full-time, trovandosi così a dovere affrontare e risolvere un maggior numero di questioni e problematiche rispetto ai colleghi che operano con orario ridotto.

Corte appello Torino sez. lav., 26/01/2019, n.638

Lavoro full-time e riduzione dell’orario di lavoro

Nell’ambito del rapporto di lavoro full-time, la variazione in riduzione dell’orario di lavoro, pur in assenza di accordo scritto, può legittimamente fondarsi sul consenso del lavoratore desumibile da comportamento concludente.

Cassazione civile sez. lav., 19/01/2018, n.1375

Modifica unilaterale dell’orario di lavoro del dipendente full time

È legittima la modifica unilaterale dell’orario di lavoro del dipendente full time, se operata dal datore di lavoro con correttezza e buona fede e nel rispetto della normativa delle limitazioni al lavoro notturno, anche con riferimento alla l. n. 104/1992.

Tribunale Torino sez. lav., 23/02/2016

Modifica dell’organizzazione del lavoro

In materia di variazione dell’orario di lavoro nell’ambito di contratto full time, in assenza di vincoli procedimentali collettivi, la modifica unilaterale dell’orario di lavoro disposta dal datore è espressione dell’esercizio dello “ius variandi”, quale concreta manifestazione della libertà economica tutelata dall’art. 41 cost., consentito dagli art. 2086, 2094, 2104 c.c., con la conseguenza che, pur in presenza di una consolidata prassi aziendale, la modifica dell’organizzazione del lavoro fa venir meno il presupposto stesso del diritto acquisito dal lavoratore, e il merito della decisione datoriale sfugge al sindacato giudiziale ai sensi dell’art. 30 comma 1 l. n. 183 del 2010, spettando unicamente al giudice un controllo in ordine all’effettiva sussistenza del motivo adottato dal datore di lavoro.

In ogni caso, l’eventuale violazione dei canoni comportamentali della correttezza e buona fede da parte del datore di lavoro potrebbe comportare solamente conseguenze di natura risarcitoria e non il ripristino dell’orario di lavoro antevigente (cfr. Trib. Catanzaro, 1 dicembre 2012, Trib. Catanzaro, 28 ottobre 2011).

Tribunale Milano sez. lav., 23/09/2014

Nullità del licenziamento e tutela reintegratoria

È illegittimo il licenziamento intimato per giustificato motivo oggettivo (chiusura punto vendita) in quanto il “repechage” interno è stato proposto sotto condizione dell’uniformazione dell’orario di lavoro “part time” della lavoratrice a quello degli altri dipendenti (“full time” con sabato e domenica lavorati). Infatti il tentativo di esercitare, in coincidenza con la chiusura di un punto vendita, una coazione sulla lavoratrice per ottenere l’accettazione di condizioni di lavoro deteriori è in contrasto con l’art. 5 d.lg. n. 61 del 2000 che prevede espressamente che il rifiuto del passaggio da tempo parziale a tempo pieno non costituisce giustificato motivo di licenziamento.

Pertanto la nullità del licenziamento rende applicabile la tutela reintegratoria prevista dal novellato art. 18 comma 1 l. n. 300 del 1970 avverso il licenziamento discriminatorio nonché riconducibile ad altri casi di nullità previsti dalla legge o determinato da un motivo illecito determinante ai sensi dell’art. 1345 c.c.

Tribunale Bologna sez. lav., 19/11/2012

Svolgimento della prestazione lavorativa con orario full-time

Lo svolgimento della prestazione lavorativa part-time con orario corrispondente al full-time in maniera non continuativa non legittima la richiesta di consolidamento del lavoro supplementare all’interno del normale orario di lavoro.

Tribunale Milano, 31/05/2007

Retribuzione proporzionata del lavoratore

Il lavoratore part time ha sempre diritto, ai sensi dell’art. 36 cost., a una retribuzione proporzionata alla retribuzione prevista dal c.c.n.l. per una prestazione a tempo pieno; conseguentemente, in ipotesi di riduzione contrattuale dell’orario del dipendente full time, il lavoratore part time che continui a prestare il medesimo numero di ore settimanali ha diritto a un corrispondente incremento della percentuale con la quale è calcolata la sua retribuzione.

Tribunale Milano, 15/09/2007

La ripartizione dell’orario di lavoro nella giornata

È nulla la clausola di un contratto di lavoro part-time ove non sia determinata la ripartizione dell’orario di lavoro nella giornata, nel mese o nell’anno e sia invece riservata al datore di lavoro la scelta fra differenti e possibili orari di lavoro giornalieri. La conseguenza di una tale situazione è, però, non la trasformazione del rapporto a full-time, ma l’integrazione della retribuzione ex art. 36 Cost. in relazione alla maggiore disponibilità richiesta al dipendente.

Tribunale Milano, 02/01/2006

Durata dell’orario di lavoro

Trovano applicazione i principi comunitari in tema di parità di trattamento uomo/donna e lavoratore “part time/full time” derivanti dalle direttive 76/207/Cee, 97/81/Ce e 93/104/Ce nell’ipotesi in cui, all’interno della medesima azienda una sola lavoratrice presti lavoro intermittente senza determinazione alcuna nè della durata dell’orario di lavoro nè dell’organizzazione del lavoro. È legittimo, secondo tali principi, un contratto di lavoro intermittente in forza del quale il datore di lavoro può chiamare la lavoratrice in base al proprio fabbisogno lavorativo, senza alcuna predeterminazione.

Corte giustizia UE, 12/10/2004, n.313

Trasformazione del rapporto a full-time

È nulla la clausola di un contratto di lavoro a part-time ove non sia determinata la ripartizione dell’orario di lavoro nella giornata, nel mese o nell’anno e sia invece riservata al datore di lavoro la scelta fra differenti possibili orari di lavoro giornalieri. La conseguenza di una tale situazione è, però, non la trasformazione del rapporto a full-time, ma l’integrazione della retribuzione ex art. 36 cost. in relazione alla maggiore disponibilità eventualmente richiesta al dipendente.

Tribunale Milano, 12/11/1999

Riduzione del normale orario di lavoro

La semplice circostanza che la disciplina collettiva preveda per i dipendenti che lavorino a full-time in occasione della c.d. semifestività, una riduzione del normale orario di lavoro, non dà diritto ai lavoratori a part-time di osservare, in quelle stesse giornate, un orario di lavoro proporzionalmente ridotto.

Pretura Roma, 18/04/1994



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