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Orario di lavoro part time: ultime sentenze

18 Agosto 2020
Orario di lavoro part time: ultime sentenze

Principio di non discriminazione del lavoratore part time; diritto di conoscere in via anticipata, in un tempo ragionevole, i propri turni di servizio; retribuzione.

Articolazione dell’orario di lavoro

In tema di articolazione dell’orario di lavoro, la disciplina prevista per il lavoro part-time dall’art. 6, commi 4 e 5, del d.lgs. n. 81 del 2015 non può trovare applicazione nei rapporti di lavoro a tempo pieno, né può essere utilizzata come parametro della programmazione della prestazione lavorativa a garanzia del diritto del lavoratore di conoscere in via anticipata, in un tempo ragionevole, i propri turni di servizio.

(In applicazione del principio, la S.C. ha cassato la sentenza che aveva riconosciuto ad alcuni lavoratori a tempo pieno il risarcimento del danno non patrimoniale determinato dalla comunicazione, da parte della datrice di lavoro, dei turni di servizio con un preavviso inferiore alle 48 ore).

Cassazione civile sez. lav., 06/12/2019, n.31957

Part time verticale ciclico

In tema di efficacia, a fini pensionistici, dei periodi non lavorati in caso di part time verticale, i lavoratori con orario part time verticale ciclico hanno diritto all’inclusione anche dei periodi non lavorati, incidendo la contribuzione ridotta sulla misura della pensione e non sulla durata del rapporto di lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 24/04/2020, n.8160

Licenziamento per giusta causa

In tema di licenziamento per giusta causa, il rifiuto del lavoratore di adempiere la prestazione secondo le modalità indicate dal datore di lavoro è idoneo, ove non improntato a buona fede, a far venir meno la fiducia nel futuro adempimento e a giustificare pertanto il recesso, in quanto l’inottemperanza ai provvedimenti datoriali, pur illegittimi, deve essere valutata, sotto il profilo sanzionatorio, alla luce del disposto dell’art. 1460, comma 2, c.c., secondo il quale la parte adempiente può rifiutarsi di eseguire la prestazione a proprio carico solo ove tale rifiuto non risulti contrario alla buona fede, avuto riguardo alle circostanze concrete.

(Nella specie, relativa a un contratto di lavoro “part-time” in cui la prestazione, pur fissata nella durata settimanale, non era collocata temporalmente, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto legittimo il licenziamento del lavoratore che, senza attivare la procedura ex art. 8, comma 2, del d.lgs. n. 61 del 2000, si era rifiutato reiteratamente di adempiere alla prestazione nei giorni e secondo l’orario richiesto, pur osservato pacificamente per sette mesi).

Cassazione civile sez. lav., 14/05/2019, n.12777

L’anzianità previdenziale e i periodi non lavorati

L’anzianità previdenziale dei lavoratori con orario part time verticale di cui all’articolo 7 comma 1 L. n. 638 del 1983 deve essere interpretata in conformità alla normativa comunitaria, nel senso in cui detti lavoratori, in particolare quelli con part time ciclico, non possono essere ritenuti esclusi dall’anzianità contributiva relativamente ai periodi non lavorati.

Corte appello Roma sez. lav., 11/01/2019, n.37

Settore edile: istituto del minimale contributivo

Nel settore edile, l’istituto del minimale contributivo, previsto dall’art. 29 del d.l. n. 244 del 1995, conv. in l. n. 341 del 1995, trova applicazione anche nell’ipotesi in cui siano stati conclusi contratti part-time in eccedenza rispetto al limite previsto da una disposizione del contratto collettivo applicabile, poiché la funzione della predetta disposizione è quella di individuare il complessivo valore economico delle retribuzioni imponibili di una data impresa, che, in caso di violazione del divieto di assunzioni a tempo parziale in misura superiore ad una determinata percentuale del totale dei lavoratori occupati a tempo indeterminato, va commisurato alla retribuzione dovuta per l’orario normale di lavoro anche per i lavoratori assunti part-time in violazione del predetto divieto, a prescindere dalla circostanza che tali compensi siano stati effettivamente corrisposti.

Cassazione civile sez. lav., 12/05/2020, n.8794

Acquisizione del diritto alla pensione

In tema di anzianità contributiva dei lavoratori a tempo parziale, l’art 7, comma 1, del d.l. n. 463 del 1983, conv. con modif. in l. n. 638 del 1983, in conformità al principio di non discriminazione di cui all’art. 4 della direttiva n. 97/81/CE, come applicato dalla Corte di Giustizia UE nella sentenza del 10 giugno 2010 C-395/08 e C-396/08, va interpretato nel senso che, ai fini dell’acquisizione del diritto alla pensione, i lavoratori con orario part-time verticale ciclico hanno diritto all’inclusione anche dei periodi non lavorati.

Cassazione civile sez. lav., 23/10/2018, n.26824

Modifica dell’orario di lavoro

Nel contratto di lavoro part-time, che con il contratto di lavoro a tempo pieno ha in comune la causa giuridica tipica (cioè lo scambio lavoro-retribuzione), differenziandosene soltanto per la riduzione quantitativa della prestazione lavorativa (e, correlativamente, della retribuzione) – il carattere necessariamente bilaterale della volontà in ordine a tale riduzione nonché della collocazione della prestazione lavorativa in un determinato orario (reputato dalle parti come il più corrispondente ai propri interessi) comporta che ogni modifica di detto orario non possa essere attuata unilateralmente dal datore di lavoro in forza del suo potere di riorganizzazione dell’attività aziendale, essendo invece necessario il mutuo consenso di entrambe le parti.

Corte appello Roma sez. lav., 27/09/2018, n.3312

Il diritto di usufruire dei permessi Legge 104

Il diritto a fruire dei permessi di cui all’art. 33, comma 3, l. n. 104/1992, poiché posto a presidio della tutela della salute psico-fisica del disabile quale diritto fondamentale dell’individuo tutelato dall’art. 32 cost., non è comprimibile in ragione dell’orario di lavoro part time di colui che assiste il familiare con handicap in situazione di gravità.

Cassazione civile sez. lav., 20/02/2018, n.4069

Lavoro con orario a tempo pieno e lavoro a tempo parziale

Non v’è ragione di dubitare che l’art. 9 D.Lgs. n. 61 del 2000 si applichi pure al settore edilizio, non solo perché è cronologicamente successivo all’art. 29 D.L. n. 244 del 1995, ma anche perché disciplina una fattispecie, quella del lavoro a tempo parziale, che si pone in rapporto di specie a genere con quella del lavoro con orario a tempo pieno, cui si riferisce il citato art. 29. Di conseguenza, l’orario “normale” su cui parametrare il calcolo dei contributi coincide con quello pattuito dalle parti nei contratti part-time e la contribuzione deve quindi essere proporzionata al minor impegno orario dovuto dal lavoratore ordinariamente occupato a tempo ridotto.

Tribunale Trapani sez. lav., 11/10/2019

Assenza di prova dell’orario part-time a carico del datore di lavoro

Il rapporto di lavoro subordinato, in assenza della prova di un rapporto part-time, nascente da atto scritto, si presume a tempo pieno; è, pertanto, onere del datore di lavoro, che alleghi la durata limitata dell’orario, fornire la prova della riduzione della prestazione lavorativa, né la sua diminuzione può essere unilateralmente disposta dal datore di lavoro, potendo conseguire soltanto ad accordo tra le parti, la cui prova, tuttavia, può essere data per “facta concludentia”, anche se il contratto sia stato stipulato per iscritto.

Cassazione civile sez. lav., 19/01/2018, n.1375

Criteri di calcolo per determinare la retribuzione del lavoratore part time

Il principio di non discriminazione del lavoratore part time, di cui all’articolo 4 del d.lg. n. 61 del 2000 (vigente ratione temporis), impone di utilizzare per calcolare la retribuzione del lavoratore part time il medesimo dato -base con il quale è calcolata la retribuzione del lavoro a tempo pieno e come la retribuzione del lavoro a tempo pieno a tenore del CCNL prescinde dal rigore ricostruttivo dell’orario, con analogo metodo occorre procedere per riproporzionare la retribuzione del lavoro part time, assumendo come base di computo il dato mensile e non già quello orario.

Cassazione civile sez. lav., 02/08/2017, n.19269

Lavoratori con orario part-time verticale ciclico

In tema di anzianità contributiva dei lavoratori a tempo parziale, l’art 7, comma 1, del d.l. n. 463 del 1983, conv. con modif. dalla l. n. 638 del 1983, in conformità al principio di non discriminazione di cui all’art. 4 della direttiva n. 97/81/CE, come applicato dalla Corte di Giustizia UE nella sentenza del 10 giugno 2010 C-395/08 e C-396/08, va interpretato nel senso che, ai fini dell’acquisizione del diritto alla pensione, i lavoratori con orario part-time verticale ciclico hanno diritto all’inclusione anche dei periodi non lavorati, incidendo la contribuzione ridotta sulla misura della pensione e non sulla durata del rapporto di lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 29/04/2016, n.8565

L’applicazione del regime part-time di 18 ore settimanali

È un dato oggettivo e privo di illegittimità il fatto che con l’applicazione del regime part-time di 18 ore settimanali il dipendente non possa eseguire tutte le mansioni prima ricoperte e possa avere minori responsabilità.

Tribunale Monza sez. lav., 11/08/2015, n.460

Anzianità previdenziale dei lavoratori con orario part time verticale

I lavoratori con orario di lavoro part time verticale ciclico, non possono vedersi esclusi dalla anzianità contributiva i periodi non lavorati nell’ambito del programma negoziale lavorativo concordato sicché in tal senso dev’essere interpretato dalla L. 638/83, con riferimento all’anzianità previdenziale dei lavoratori con orario part time verticale.

Tribunale Roma sez. lav., 21/05/2020, n.1369



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