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Prelievi bancari: ultime sentenze

10 Agosto 2020
Prelievi bancari: ultime sentenze

Prescrizione del diritto alla ripetizione dell’indebito; movimentazioni fittizie; prelievi da parte di persona non autorizzata.

Il direttore di filiale di banca che prelievi senza autorizzazione somme da un conto di servizio risponde del danno sia in via contrattuale che extracontrattuale.

Onere della prova a carico della banca

Spetta alla banca che ha compiuto l’operazione d’acquisto di titoli per conto di un proprio correntista fornire la prova dell’ordine del cliente; in mancanza il negozio di acquisto di titoli non può produrre effetti nella sfera giuridica degli attori e pertanto devono ritenersi illegittimi i prelievi effettuati dall’istituto di credito sui conti degli attori. La banca è comunque ritenuta dal giudice in buona fede ed è quindi condannata alla restituzione della somma capitale e degli interessi dal giorno della domanda.

Tribunale Milano, 04/11/2005

Prelievi con bancomat non riconosciuti dal correntista

Nel caso di prelievi a mezzo bancomat non riconosciuti dal correntista, grava sulla banca l’onere di dimostrarne l’imputabilità al cliente per colpa grave. Se tale prova non viene fornita, il cliente va ristorato.

Cassazione civile sez. III, 26/05/2020, n.9721

L’illegittimità di prelievi effettuati sul conto corrente

In tema di processo civile non è possibile chiedere al giudice un ordine di esibizione di documenti per provare un fatto che spetta all’attore provare. (Nel caso di specie si assumeva l’illegittimità di prelievi effettuati sul conto corrente da parte della banca sul presupposto che erano stati effettuati mediante falsificazione della firma).

Tribunale Grosseto, 07/01/2020, n.8

Conto corrente: azione di ripetizione e prescrizione

La prescrizione del diritto alla ripetizione dell’indebito decorre dalla chiusura definitiva del rapporto, considerata la natura unitaria del contratto di conto corrente bancario, il quale dà luogo ad un unico rapporto giuridico, quantunque articolato in una pluralità di atti esecutivi. La serie successiva di versamenti e prelievi, accreditamenti e addebiti, infatti, comporterebbe soltanto variazioni quantitative del titolo originario costituito tra banca e cliente; solo con la chiusura del conto si stabilirebbero in via definitiva i crediti ed i debiti delle parti e le somme trattenute indebitamente dall’istituto di credito potrebbero essere oggetto di ripetizione.

In definitiva, qualora i versamenti eseguiti dal correntista in pendenza del rapporto abbiano avuto solo funzione ripristinatoria della provvista, il termine di prescrizione dell’azione di ripetizione decorre dalla data in cui è stato estinto il conto corrente in cui gli interessi non dovuti sono stati registrati. Solo da tale momento sussiste infatti un pagamento indebito.

Tribunale Napoli sez. VIII, 24/07/2019, n.7472

Prelievo da un conto di servizio senza autorizzazione

La condotta tenuta dal direttore di filiale di banca che consiste nell’effettuazione di un’operazione non autorizzata di prelievo di somme da un conto di servizio, con sostanziale distrazione dalla loro originaria destinazione, ha rilievo sia quale fonte di responsabilità contrattuale, sia quale illecito extracontrattuale, poiché lede il diritto assoluto all’integrità patrimoniale che fa capo al datore di lavoro: ne consegue che quest’ultimo può agire in giudizio per il risarcimento del danno sia in via contrattuale, sia in via extracontrattuale.

Corte appello Roma sez. lav., 21/03/2018, n.235

Somme depositate dagli aggiudicatari e reato di peculato

Integra il reato di peculato la condotta del professionista delegato dal giudice a curare le operazioni di vendita nell’ambito di procedure di esecuzione che si appropri delle somme corrisposte dagli aggiudicatari delle vendite (nella specie, l’appropriazione si era sostanziata con l’effettuazione di prelievi dai libretti di deposito intestati alla procedura esecutiva, effettuati mediante l’ostensione ai funzionari di banca di falsi decreti autorizzativi del giudice dell’esecuzione).

Cassazione penale sez. VI, 24/01/2017, n.18886

Spostamenti o prelievi di denaro dai conti correnti dei clienti

La condotta dell’impiegato di banca che attraverso movimentazioni fittizie effettui spostamenti o prelievi di denaro dai conti correnti dei clienti sottraendolo alla loro disponibilità integra gli estremi del reato di furto, aggravato dal mezzo fraudolento, e non quello di appropriazione indebita o di frode informatica.

Ai fini della configurabilità della fattispecie di cui all’articolo 646 c.p., occorre che via sia una detenzione nomine proprio e non in nomine alieno, come accade in tutti i casi di persone che abbiano la disponibilità materiale della cosa che appartiene ad altri in virtù del rap rapporto di dipendenza che le lega al titolare del diritto.

L’impiegato di banca non ha la disponibilità neanche provvisoria della provvista dei conti correnti dei clienti dell’istituto di credito, essendo il suo compito quello di eseguire le disposizioni del correntista, che rimane il possessore e dominus della gestione del conto. Ai fini della configurabilità della fattispecie di cui all’articolo 640-ter c.p., invece, non e sufficiente la circostanza che le operazioni di spostamento del denaro siano effettuate attraverso sistemi informatici. Tale reato si configura quando l’agente interviene su un sistema informatico, alterandone il funzionamento o manipolando dati, informazioni o programmi senza l’autorizzazione dal titolare del sistema.

Corte appello Taranto, 07/07/2014, n.223

Apertura di credito in conto corrente

In tema di recesso del fideiussore da una fideiussione prestata a garanzia di un’apertura di credito in conto corrente senza determinazione di durata, le rimesse attive affluite sul conto dopo il recesso del fideiussore e fino alla chiusura del rapporto creditizio non possono essere conteggiate separatamente a favore del garante in riduzione del saldo passivo esistente alla data del recesso medesimo, stante il principio di inscindibilità delle rimesse attive e passive sia nel rapporto tra banca e cliente che in quello tra banca e garante, avendo i versamenti la funzione di ripristinare la disponibilità e di consentire, quindi, ulteriori prelievi.

Tribunale Arezzo, 31/01/2014, n.31

Prelievi dal conto corrente bancario

I prelievi dal conto corrente bancario fatti dal correntista fallito e i pagamenti eseguiti dalla banca a terzi sullo stesso conto sono, a norma dell’art. 44 legge fall., inefficaci verso i creditori, per cui la banca, nei confronti degli organi della procedura, non può sottrarsi alla restituzione invocando l’uso fatto delle somme versate nel conto ed è tenuta a restituire quanto ricevuto dal fallito a qualsiasi titolo, senza poter dedurre dall’obbligo di restituzione – nei limiti delle somme ricevute – i prelievi e i pagamenti eseguiti per conto del fallito, in ciò differenziandosi dall’ipotesi regolata dall’art. 42 legge fall. che, ove le rimesse costituiscano proventi di un’attività d’impresa (autorizzata), legittima la curatela a reclamare dalla banca la restituzione del solo saldo attivo del conto, corrispondente all’utile di impresa.

Cassazione civile sez. I, 27/11/2013, n.26501

Furto pluriaggravato e uso indebito di carte di credito

In tema di furto pluriaggravato e di uso indebito di carte di credito, costituiscono precisi elementi a carico dell’imputato della commissione di entrambi i reati contestati le riprese dell’imputato e del suo complice da parte del sistema di videosorveglianza presso la filiale della Banca, ove venivano tentati i prelievi bancomat, e quanto al furto il breve lasso temporale intercorso tra l’asportazione della carta bancomat dal portabagagli dell’autovettura della persona offesa e detti tentativi di prelievo.

Tribunale Torino sez. uff. indagini prel., 22/05/2012

Indebiti prelievi da parte di persona non autorizzata

Esercitata l’azione risarcitoria, da parte del nuovo curatore fallimentare, nei confronti di una banca, per la sottrazione di somme depositate su libretto di deposito a risparmio nominativo intestato ad un fallimento, ma oggetto di indebiti prelievi da parte di persona non autorizzata e diversa dal cessato curatore e conclusa con il predetto terzo una transazione, con restituzione da parte della banca degli importi così prelevati e cessione a suo favore dei diritti vantati dalla massa nei confronti del cessato curatore fallimentare, la successiva azione con cui la banca chieda affermarsi la responsabilità del cessato curatore non necessita dell’autorizzazione del giudice delegato, ai sensi dell’art. 38 l. fall.; con essa, infatti, detto terzo non agisce come organo della procedura o sostituto del curatore, bensì a tutela di un interesse proprio, avendo provveduto al risarcimento, e perciò a titolo di surroga nei diritti vantati dal fallimento verso il curatore revocato, e dunque ex art. 1203 n. 3, c.c. ovvero in regresso ex art. 1299 c.c., ma in ogni caso con autonoma legittimazione, che ha il suo titolo proprio nell’adempimento della predetta transazione, ex art. 35 l. fall.

Cassazione civile sez. I, 13/01/2011, n.710



8 Commenti

  1. Mi hanno rubato il bancomat. Ho provveduto subito al blocco del bancomat, ma nonostante ciò sono riusciti a fare dei prelievi abusivi. La banca è tenuta a restituirmi quanto mi hanno rubato?

    1. L’utilizzo fraudolento della carta bancomat, ovvero il prelievo non autorizzato di fondi conseguente alla sua sottrazione non è privo di tutele giuridiche. Tra gli obblighi per il consumatore (cliente) c’è quello di utilizzare la carta in maniera conforme, di custodirla adeguatamente nonché di denunciarne prontamente il furto o lo smarrimento.L’intermediario finanziario (la banca) è tenuto a risarcire le somme sottratte al cliente a seguito di sottrazione della carta: salvo nel caso in cui lo stesso cliente abbia agito con dolo o colpa grave, la banca è obbligata a rimborsare il denaro sottratto, con l’esclusione di una franchigia di 150 €, la cui perdita resta a carico dell’utente.Il procedimento per il recupero dei fondi sottratti richiede il rispetto di determinati passaggi, ovvero la presentazione di una denuncia alle autorità, l’attivazione del blocco della carta, l’invio una raccomandata alla banca (allegando la denuncia), in cui si disconoscono le operazioni compiute tra il momento del furto ed il successivo blocco.Purtroppo nella prassi le banche interessate negano la rifusione delle somme adducendo delle motivazioni pretestuose, come quella di aver contenuto nel medesimo portafoglio carta e pin di accesso, ipotesi che rientrerebbe nel novero della colpa grave che esonera le stesse da ogni obbligazione pecuniaria. Questo orientamento è scorretto ed infondato. Lo strumento migliore per tutelarsi in tali ipotesi è quello di attivare una procedura davanti all’organismo di Arbitrato Bancario Finanziario, figura preposta a risolvere le dispute insorte tra i clienti e gli intermediari finanziari. Il predetto organismo, che decide su base collegiale, ha affermato con una importantissima pronuncia [2] il principio secondo cui non costituisca colpa grave del consumatore la circostanza che il codice di attivazione della carta si trovi custodito nel medesimo posto in cui è allocata la carta, pertanto la banca è tenuta al risarcimento delle somme sottratte a seguito di furto. L’assunto si basa sulla considerazione che il ladro è ugualmente in grado di potersi procurare in via informatica il necessario codice pin. Inoltre, gli istituti di credito sono obbligati a rifondere le spese sostenute dal cliente quando non dimostrino di fornire sistemi di sicurezza altamente avanzati.Nel caso illustrato, la lettrice deve rivolgersi all’ente di Arbitrato Bancario Finanziario presentando apposito ricorso, sottolineando il dato che si è prontamente attivata per denunciare il furto del portafoglio (entro un’ora e quaranta minuti) e che quanto sostenuto dalla banca circa la presenza del pin nel portafoglio dove teneva la carta è una circostanza assolutamente falsa e priva di riscontro che comunque non esonera l’istituto di credito dalla restituzione delle somme indebitamente sottratte.

  2. Devo fare dei prelievi in banca, ma vorrei capire fin dove posso prelevare e come evitare questioni inutili. Perciò, vorrei capire qual è la soglia di prelievo contanti oltre cui scatta la segnalazione all’Unità di Informazione Finanziaria. Aspetto vostri chiarimenti.

    1. Se il correntista preleva contanti al di sotto della soglia “critica” non rischia nulla;
      se, invece, la supera – anche attraverso più operazioni di importo basso, ma ripetute in un arco di tempo ristretto – l’operazione viene ritenuta sospetta e l’interessato viene invitato a fornire una dichiarazione che sarà conservata all’interno della filiale. Questa poi verrà valutata dai dirigenti di banca che decideranno, a loro volta, se trasmettere la notizia alla Uif.Qual è questa soglia di prelievo in contanti oltre la quale scatta la segnalazione? La legge stabilisce una soglia di 15mila euro che può essere ridotta fino a 1.000 euro se questa risulta essere il frazionamento di un’operazione di importo maggiore.Tuttavia, le banche usano assumere informazioni dal cliente sull’uso dei contanti già a partire da prelievi di almeno 5.000 euro. L’operazione viene “segnalata” nell’archivio della filiale al fine di confrontarla con ulteriori successive operazioni poste dallo stesso cliente per verificare il superamento dei limite di 15mila euro e l’eventuale frequenza nell’uso dei contanti.Quindi, già a partire da 5mila euro, l’impiegato di banca chiede al cliente che fa il prelievo di dichiarare la ragione e le finalità dello stesso.Cosa può rispondere il titolare del conto? Qui, bisogna fare molta attenzione. Attualmente, la legge, infatti, vieta i pagamenti in contanti superiori a 3mila euro. Dal 1° luglio 2020, la soglia massima per i pagamenti passerà da 3.000 a 2.000 euro, mentre dal 1° gennaio 2022 scenderà ancora fino ad arrivare a 1.000 euro. A stabilirlo è l’articolo 18 del Decreto Fiscale 2020.Pertanto, sarà difficile fornire una valida motivazione di un prelievo di contanti superiore a tale soglia. Ad esempio, per quanto pagare il costruttore da cui si è acquistata la propria casa sia un’attività lecita, non si può dire che il prelievo di contanti serve per adempiere a una rata poiché, in tal caso, si ammetterebbe la violazione della normativa sui pagamenti tracciabili e le sanzioni ricadrebbero anche sull’acquirente.

  3. Un mio amico banchiere mi ha detto che la banca chiede giustificazioni al proprio cliente già a partire da un prelievo di 5.000 euro in contanti. Quindi, io ho un dubbio. Quando l’operazione viene considerata “sospetta”?

    1. Tale valutazione viene fatta dopo una attenta analisi di ulteriori elementi. Elementi che sono indicati dalla legge stessa e sono:
      la natura giuridica del cliente (se persona fisica o società);
      l’attività da questi svolta;
      il comportamento tenuto dal cliente al momento del compimento dell’operazione sospetta;
      l’area geografica di residenza o sede del cliente o della controparte;
      la tipologia dell’operazione, rapporto continuativo o prestazione professionale posti in essere;
      le modalità di svolgimento dell’operazione, rapporto continuativo o prestazione professionale;
      l’ammontare dell’operazione;
      la frequenza e il volume delle operazioni e la durata del rapporto continuativo o della prestazione professionale;
      la ragionevolezza dell’operazione, del rapporto  continuativo o della prestazione professionale, in rapporto all’attività svolta dal cliente e all’entità delle risorse economiche a sua disponibilità;
      l’area geografica di destinazione del pagamento e l’oggetto dell’operazione,  del  rapporto continuativo o della prestazione professionale.

  4. Ho letto diversi articoli sui prelievi in banca e non ho ben capito un aspetto molto importa a mio avviso. Cioè a chi si applicano i limiti di tracciabilità per i prelievi dal conto?per i privati si applicano ai prelievi in banca i limiti di tracciabilità? Aspetto una vostra risposta, grazie

    1. La normativa in materia di pagamenti tracciabili impone una soglia massima all’uso di contanti per lo scambio di denaro tra privati. Questo significa che per una vendita, una donazione o un prestito tra privati non si può superare tale limite. Limite che dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021 è pari a 2.000 euro e che dal 1° gennaio 2022 è pari a 1.000 euro. Ebbene questa normativa non si applica ai prelievi di contanti in banca. Ciò perché, ogni volta che si fa un versamento un prelievo dal conto, i soldi non passano dalla mano di una persona a quelle di un’altra ma resta nella disponibilità dello stesso soggetto che è il correntista. La banca infatti è una semplice custode del denaro ma non ne acquista la proprietà. Quindi è un po’ come un passaggio di soldi dalla mano destra a quella sinistra. L’unico soggetto a cui si applicano i limiti di tracciabilità per i prelievi dal conto è l’imprenditore. Per questi infatti la legge vieta un prelievo superiore a 1.000 euro al giorno e a 5.000 euro al mese. Oltre questa soglia c’è l’obbligo di indicare nelle scritture contabili l’esatto impiego che si è fatto del denaro attinto dal conto. Una volta chiarito che, almeno per i privati, non si applicano ai prelievi in banca i limiti di tracciabilità, vediamo invece quali divieti impone la normativa. In verità, non c’è alcun tetto al prelievo di contanti dal proprio conto e, in teoria, ogni correntista potrebbe prelevare qualsiasi importo voglia. Tuttavia, a partire da 10.000 euro in poi, il dipendente allo sportello è tenuto a chiedere al cliente per quale scopo è destinata la somma di contanti richiesta; contestualmente, lo stesso dipendente invia una segnalazione alla Uif, l’Unità di informazione finanziaria. Quest’ultima fa una valutazione sulle motivazioni offerte del privato e, se le ritiene non sufficienti, invia una comunicazione alla Procura della Repubblica. Il Pm, a sua volta, verificherà se sussistono gli estremi di un reato ed eventualmente aprirà un procedimento dando luogo all’attività investigativa. 

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