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Pneumatico usurato: ultime sentenze

6 Agosto 2020
Pneumatico usurato: ultime sentenze

Attività di recupero di rifiuti mediante combustione; configurabilità del caso fortuito; responsabilità per omicidio colposo.

Scoppio di un pneumatico

Lo scoppio di uno pneumatico costituisce una ipotesi di caso fortuito, la quale esonera da responsabilità il conducente, ai sensi dell’art. 45 c.p., a meno che il danneggiato non dimostri che lo scoppio sia ascrivibile a colpa del conducente (o del proprietario). In particolare, la responsabilità di tali soggetti sussiste allorché sia provato che lo pneumatico era usurato, oppure che la velocità eccessiva, ad ancora che il fondo stradale era sconnesso.

Tribunale Roma sez. XII, 05/11/2004

Pneumatico usato e pneumatico usurato

Il semplice pneumatico usato, a differenza di quello usurato, non integra la nozione di “rifiuto”, dovendo al contrario essere considerato come un semplice “prodotto” o “merce”, come tale non rientrante nella disciplina di cui al d.l. n. 22 del 1997 e successive modifiche.

Tribunale Parma, 31/10/1998

Sgonfiamento di uno pneumatico usurato

Ai fini della configurabilità del caso fortuito, di cui all’art. 45 cod. pen., il facile sgonfiamento di uno pneumatico usurato a tal punto da rimanere privo di battistrada, e, quindi, più esposto a lacerazioni o forature non costituisce l’evento imprevedibile o imprevisto richiesto.

Cassazione penale sez. IV, 21/10/1982, n.3988

Attività di recupero rifiuti non pericolosi

Il D.M. 5 febbraio 1998 e s.m., riguarda la “individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure semplificate di recupero ai sensi degli articoli 31 e 33 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22” è espressamente richiamato, con riferimento alle attività di recupero, dall’art. 214, comma 4 d.lgs. n. 152/06, il quale ne prevede l’applicabilità sino all’adozione dei decreti previsti dal comma 2 del medesimo articolo.

Tuttavia, tali attività riguardano esclusivamente il recupero di materia (riciclaggio) e non anche il recupero di energia. Da ciò consegue anche che le prescrizioni apposte all’autorizzazione devono ritenersi vincolanti per il soggetto autorizzato non soltanto quando traggano origine da specifiche disposizioni normative che l’atto autorizzatorio semplicemente recepisce, ma anche quando siano apposte direttamente dall’amministrazione che le rilascia nell’esercizio del suo potere discrezionale.

E’ pertanto evidente che, il destinatario del provvedimento non potrà certo ignorare le prescrizioni imposte con l’atto abilitativo e che ne delineano l’ambito di efficacia ed esercitare comunque l’attività autorizzata, pur potendo far ricorso agli ordinari strumenti di tutela qualora intenda porre in discussione la legittimità del titolo abilitante. Fattispecie: effettuazione di attività di recupero di rifiuti mediante combustione non accertando le caratteristiche dei rifiuti, consistenti in pneumatici usurati e camere d’aria con eventuale presenza di inquinanti superficiali (IPA< 10 ppm) e scarti di gomma di varie dimensioni e forme e, sempre con riferimento al medesimo impianto di coincenerimento, per non aver osservato le prescrizioni dell’autorizzazione omettendo di acquisire, prima dell’accettazione dei rifiuti nell’impianto, le informazioni sui rifiuti indicate dall’art. 7 comma 4, lett. a) e b) d.lgs. 133/2005.

Corte di Cassazione, Sezione 3, Penale, Sentenza, 9 maggio 2013, n. 19955

Danni riportati dall’autovettura

I danni causati all’autovettura dell’istante che, percorrendo la strada provinciale finiva in una buca presente sul manto stradale riportando la rottura di due pneumatici e del cerchio anteriore è qualificabile come “danno da insidia”, ascrivibile alla responsabilità dell’ente pubblico proprietario della strada. La P.A., infatti, nella qualità di proprietaria o gestore del bene demaniale, è tenuta a risarcire i danni cagionati agli utenti/cittadini per eventuali danni occorsi agli utenti stessi per omessa o insufficiente manutenzione della rete stradale.

Detta responsabilità deve essere accertata ai sensi dell’art. 2051 c.c. con conseguente riparto dell’onere probatorio. Invero, la prova del caso fortuito, che consente l’esonero da responsabilità e che si identifica in un fattore estraneo alla sfera soggettiva del custode idoneo ad interrompere il nesso di causalità tra la cose e l’evento lesivo, grava sul custode e presuppone che il danneggiato fornisca in via prioritaria la prova del nesso di causalità tra l’evento dannoso lamentato e la cosa in custodia.

Giudice di Pace, Milano, Sezione 7, Civile, Sentenza, 1 aprile 2016, n. 3215

Smaltimento pneumatici usurati

Costituisce attività di raccolta, smaltimento e recupero di rifiuti, soggetta, come tale, ad autorizzazione amministrativa – la cui mancanza dà luogo alla configurabilità del reato previsto dall’art. 51, comma 1, lett. a), del D.L.vo 5 febbraio 1997 n. 22 – anche quella che abbia ad oggetto pneumatici usurati destinati ad essere immessi, dopo la raccolta, in cicli produttivi nei quali essi vengano utilizzati come materia prima.

Corte di Cassazione, Sezione 3, Penale, Sentenza, 18 febbraio 2000, n. 28

Investimento pedone

Il conducente di un’autovettura deve tenere un comportamento improntato alla massima prudenza imposta dalle circostanze di tempo e di luogo per evitare qualsiasi incidente, ovvero dalle condizioni della strada, dalle condizioni ambientali e dallo stato di usura degli pneumatici, in quanto elementi tutti negativamente incidenti sull’efficacia frenante; la colpa concorrente del pedone che attraversi la strada fuori dalle strisce pedonali esclude la responsabilità dell’automobilista, solo se l’imprevedibile accelerazione della velocità nella sua andatura sia tale da impegnare la strada al sopraggiungere dell’autovettura in modo tanto repentino, da rendere inevitabile l’investimento da parte dell’automobilista.

(Nella specie, l’imputato, alla guida di un’autovettura con battistrada dotato di pneumatici anteriori talmente usurati da costituire una superfìcie liscia, veniva ritenuto responsabile di omicidio colposo per aver investito un pedone, persona di età avanzata, impossibilitata a correre speditamente poiché portatore di placche, mentre quest’ultimo impegnava la strada percorsa dall’auto, attraversandola diagonalmente e sotto una pioggia insistente).

Corte di Cassazione, Sezione 4, Penale, Sentenza, 13 ottobre 2005

Sinistro causato dalla scarsa manutenzione dell’autorimorchio 

Sono imputabili per il reato di omicidio colposo i prevenuti che nelle rispettive qualità di proprietà dell’autocarro con rimorchio l’uno ed autista del mezzo l’altro, per colpa consistita in negligenza, imprudenza ed imperizia, nonché nell’inosservanza delle norme sulla circolazione stradale, omettendo di tenere il veicolo in condizioni di massima efficienza, tale da garantirne la sicurezza, facendolo circolare con il terzo asse sprovvisto di impianto frenante e di ganasce sulla ruota destra, oltre che con pneumatici usurati, percorrendo la strada provinciale a scorrimento veloce ed omettendo di tenere una velocità commisurata allo stato dei luoghi oltre che alle caratteristiche ed al carico del veicolo, determinavano lo sbandamento ed il ribaltamento del mezzo che urtava violentemente l’autobus che sopraggiungeva nel senso opposto di marcia, sino a farlo precipitate da un’altezza di 7,60 metri sulla strada sottostante, cagionando così la morte di due donne e lesioni personali a tutti gli altri passeggeri.

Il reato de qua, commesso con violazione delle norme sulla sicurezza stradale, era punito, con la precedente normativa, da due a cinque anni di reclusione e, in caso di morte di più persone la pena era aumentata fino al triplo e comunque sino ad un massimo di 12 anni, attualmente innalzati a 15 anni.

Con la legge n. 251 del 2005, è stato modificato il termine di prescrizione del reato de qua, essendo stato raddoppiato. Ne discende che nel caso specifico, non risultando decorso detto temrine, non resta che pronunciare sentenza di assoluzione degli imputati per non aver commesso il fatto, non risultando accertato il nesso di causalità tra il sinistro e la responsabilità degli stessi.

Tribunale Cassino, Penale, Sentenza, 11 giugno 2013, n. 221



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