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Google Adsense: la nuova tassa sulla pubblicità in internet

4 Novembre 2013
Google Adsense: la nuova tassa sulla pubblicità in internet

Per i servizi online obbligo di rivolgersi a soggetti con partita Iva italiana: la nuova proposta del PD istitutiva di una web-tax

L’ultima frontiera della tassazione italiana mira a colpire Google insieme ai giganti del web e, in particolare, gli introiti derivanti dalla pubblicità sul web.

Presentata alla Camera qualche giorno fa, la nuova proposta (che porta la firma del presidente della commissione Bilancio, Francesco Boccia, Pd) punta a tassare in modo sistematico l’attività di raccolta pubblicitaria e di commercio elettronico in Italia svolta dalle multinazionali del web, da Google ad Amazon a Yahoo e altri ancora.

Molte di queste transazioni di raccolta e vendita della pubblicità – spiega la relazione illustrativa – sfuggono, di fatto, a qualsiasi tassazione nel Paese dove, al contrario, vengono fruiti beni e servizi e sui quali si producono ricavi.

Pertanto la proposta – che ha già ottenuto l’assenso del Governo e dovrà ora ottenere solo il sì del Senato – modifica la legge sull’Iva [1], introducendo l’obbligo per i committenti di servizi online (ossia le aziende e i soggetti italiani che commissionano la pubblicità a Google e agli altri big del web) di poter acquistare solo da soggetti in possesso di una partita Iva italiana, nonché introducendo l’obbligo di utilizzare mezzi tracciabili in Italia per il pagamento dei servizi.

Chi ha già avuto a che fare con Google Adsense – come piccolo blogger o titolare di siti – sa bene che non è richiesta l’emissione di alcun documento, potendo ciascuno ricevere le somme direttamente da Google, società con sede a Dublino, Irlanda.

Così, sia che si chieda a Google della pubblicità, sia che si riceva da Google un pagamento per la messa a disposizione dei banner pubblicitari, la relativa transazione sfugge facilmente al controllo e alla tracciabilità, poiché i pagamenti possono anche essere ricevuti attraverso canali bancari esteri.

La questione, peraltro, è stata più volte presentata all’Agenzia delle Entrate, poiché il dubbio sulla legittimità dell’operazione è sorto a parecchi privati.

La nuova proposta invece mira a obbligare i soggetti che vogliono fare pubblicità in Italia, anche online, ad acquistare (pubblicità) solo da un soggetto che ha partita Iva in Italia, così da imporre a tutti l’apertura di una partita Iva e l’obbligo di utilizzare mezzi tracciabili in Italia.

In questo modo i soggetti passivi d’imposta (i committenti di servizi online), saranno maggiormente controllati dal Fisco italiano, e più difficilmente sfuggiranno al prelievo italiano su questi stessi servizi.

L’obbligo di rivolgersi a un soggetto con partita Iva non si limita al solo commercio elettronico ma anche all’acquisto di spazi pubblicitari dei link sponsorizzati che appaiono sulle schermate e sulle pagine dei motori di ricerca. Questi spazi pubblicitari, dunque, potranno essere venduti esclusivamente da editori, concessionarie pubblicitarie o motori di ricerca in possesso di regolare partita Iva italiana.


note

[1] Dpr 633/72.


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