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Il convivente può essere a carico?

7 Luglio 2020
Il convivente può essere a carico?

Si può essere a carico in assenza di parentela? È possibile portare a carico la convivente e il figlio di quest’ultima avuto da un precedente matrimonio?

Un nostro lettore convive con una donna e con il figlio di quest’ultima, avuto da una precedente relazione. Ora, l’uomo vorrebbe portare a proprio carico sia la compagna, sia il ragazzo, benché entrambi non siano a lui legati da alcun vincolo di parentela o coniugio. Il convivente può essere a carico? Si può essere “fiscalmente a carico” in assenza di parentela? 

Cerchiamo di comprendere cosa dice, a riguardo, la normativa.

Quando si è a carico?

Affinché un soggetto possa essere considerato fiscalmente a carico di un altro, è necessario che sussistano due presupposti:

  • il primo è il tipo di rapporto che deve sussistere tra il contribuente e il soggetto “a carico”. Deve trattarsi, più in particolare, di:
    • un rapporto di parentela in linea retta (genitori, figli, nonni) o in linea collaterale (fratelli, zii, cugini, nipoti);
    • un rapporto di coniugio (moglie o marito);
    • un rapporto di affinità [1] (generi, nuore, suocero, suocera);
  • il secondo è la soglia di reddito che il soggetto fiscalmente a carico non deve superare. Tale soglia non deve essere superiore a 2.840,51 euro per la generalità dei soggetti; invece, per i figli di età inferiore ai 24 anni, la soglia è di 4.000 euro di reddito annuo.

Può essere considerato “a carico” anche il coniuge legalmente ed effettivamente separato, benché convivente in un altro luogo.

Si possono portare a carico il coniuge e i figli anche se non sono conviventi o se sono residenti all’estero. Al contrario, per gli altri familiari (genitori, nonni, fratelli, zii, cugini, nipoti, generi, nuore, suocero/a) è necessaria la situazione di convivenza con il familiare che beneficerebbe della detrazione.

Nel limite di reddito di euro 2.840,51 al lordo degli oneri deducibili, che il familiare non deve superare nel corso dell’anno per essere considerato fiscalmente a carico, devono essere comprese:

  • le retribuzioni corrisposte da Enti e Organismi Internazionali, da Rappresentanze diplomatiche e consolari, da Missioni, dalla Santa Sede, dagli Enti gestiti direttamente da essa e dagli Enti centrali della Chiesa Cattolica;
  • la quota esente dei redditi di lavoro dipendente prestato nelle zone di frontiera ed in altri Paesi limitrofi in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto lavorativo da soggetti residenti nel territorio dello Stato.

Il convivente può essere a carico?

Veniamo ora alle coppie di fatto e, in particolare, a quelle eterosessuali. In tal caso, il partner convivente, non legato da alcun rapporto di coniugio – quindi in assenza di matrimonio – non può essere portato a carico proprio perché manca il primo dei due presupposti appena elencati: il rapporto di parentela o affinità. 

Neanche il partner legato da un contratto di convivenza o registrato all’Anagrafe come convivente può usufruire di tale agevolazione. Questo, nonostante la recente entrata in vigore della cosiddetta legge sulle unioni civili, che ha regolamentato non solo l’unione tra persone dello stesso sesso, ma anche diversi aspetti della convivenza di fatto.

L’unica eccezione è prevista invece per le coppie omosessuali che hanno optato per il regime dell’unione civile: ai sensi della famosa legge Cirinnà, si può portare “a proprio carico” il partner convivente dello stesso sesso.

Attenzione quindi a non confondere: 

  • una cosa sono le convivenze di fatto, quelle registrate all’Anagrafe o quelle regolate da un «contratto di convivenza»: per queste non sono previste le detrazioni per familiari a carico e non è quindi possibile portare “a carico” il partner benché abbia la stessa residenza e conviva sotto lo stesso tetto;
  • un’altra cosa sono invece le unioni civili, che sono invece costituite dalle coppie gay conviventi: in questo caso, è possibile portare il partner a proprio carico.

Leggi anche “Convivente a carico, spetta la detrazione fiscale?“.

Il figlio della moglie può essere a carico?

Nel caso descritto dal quesito, il marito non instaura alcun rapporto giuridico con il figlio di primo letto della moglie, ancorché di fatto possa sussistere tra loro una situazione di convivenza, che comunque non attribuisce alcuna opportunità sotto il profilo fiscale. Unico rimedio, in tal senso, è costituito da una richiesta di adozione oppure di affidamento del ragazzo, laddove sussistano i presupposti normativi. 


note

[1] Secondo l’enumerazione recata dall’articolo 433 del Codice civile, richiamato dall’articolo 12 del Tuir (Dpr 917/1986).

Autore immagine: it.depositphotos.com


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