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Quanti soldi servono per aprire un bar

7 Luglio 2020 | Autore:
Quanti soldi servono per aprire un bar

Uno degli ostacoli maggiori all’apertura di un bar, oltre all’iter burocratico, è rappresentato dai costi di avvio e di gestione relativamente elevati.

Aprire un’attività commerciale in proprio è un’idea stimolante per molti, soprattutto per coloro che cercano di inserirsi nel mondo del lavoro in maniera indipendente. Qualunque sia il tipo di attività commerciale prescelta, l’avvio prevede il rispetto di una determinata procedura anche se non è più necessario possedere una apposita licenza, salvo casi determinati.

La legge Bersani [1], infatti, ha semplificato l’iter previsto per aprire i negozi tranne che si tratti di tabaccherie, per le quali rimane l’obbligo della licenza in quanto destinate alla vendita di prodotti soggetti al monopolio statale. In particolare, se l’attività che si vorrebbe aprire è un bar, è necessario che il futuro titolare abbia avuto precedenti esperienze lavorative nel settore del commercio o abbia prestato la sua professionalità anche da dipendente, presso un altro negozio dello stesso tipo.

Inoltre, deve presentare specifici requisiti oltre a possedere una forte predisposizione ai rapporti interpersonali, dovendo relazionarsi in prima persona con i clienti. Perciò, coloro che sono interessati all’argomento, in questo articolo troveranno tutte le notizie utili su quanti soldi servono per aprire un bar, qual è la procedura da seguire, quali sono i requisiti da soddisfare, come funziona l’apertura di un bar in franchising e dove trovare i finanziamenti.

Come scegliere la zona dove aprire un bar

L’apertura di un bar segue delle tappe ben precise ad iniziare da quella relativa alla scelta della zona dove avviare l’attività.

Non sempre aprire un bar in centro città è una buona idea: la presenza di altre attività commerciali dello stesso tipo potrebbe creare molto concorrenza, soprattutto se si tratta di locali già esistenti da tempo e con una clientela affezionata difficilmente disposta a cambiare.

In questo caso, l’offerta dovrebbe essere diversa e più allettante. Ad esempio, se in una zona ci sono numerosi uffici o banche, la proposta di piatti freddi da consumare velocemente nella pausa pranzo o di aperitivi rinforzati potrebbe risultare vincente rispetto al semplice panino o tramezzino che si trovano negli altri bar. In un posto vicino ad un centro commerciale, un bar con tavolini all’aperto e un’area giochi per i più piccoli, potrebbe indurre i genitori con bambini a fermarsi per un gelato dopo lo shopping.

Tuttavia, anche la periferia può essere una zona ottimale dove aprire un bar soprattutto se si sceglie una strada trafficata e si possiede un ampio parcheggio. I viaggiatori potrebbero fermarsi perché invogliati da qualche proposta gastronomica particolare come ad esempio da alcuni piatti della cucina locale. Un piccolo locale di quartiere caratterizzato da un ambiente caldo ed accogliente, potrebbe contare su una clientela abituale specialmente se offre opzioni di intrattenimento quali tavoli da biliardo, videogiochi, freccette, ecc.

Pertanto, oltre a valutare bene la zona, bisogna stabilire il tipo di bar più adatto da aprire in quel determinato posto, anche considerando i gusti e le esigenze degli eventuali clienti.

In cosa consiste un business plan

Il luogo dove aprire il bar, la tipologia e la possibile clientela possono formare oggetto di una specifica ricerca di mercato, da commissionare ad una società specializzata nel settore.

Oltre a fornire queste informazioni indispensabili per avviare l’attività, la società può redigere un business plan, una relazione cioè nella quale indica con precisione, per quanto possibile, i costi fissi e variabili, gli investimenti iniziali, le prospettive di guadagno ed i tempi di rientro dall’investimento, ecc. In tal modo si ha una reale stima dei costi da dover affrontare ed una linea guida per aprire un bar realmente redditizio e di successo.

Qual è la procedura da seguire per aprire un bar

Il secondo passo da compiere quando si decide di aprire un bar è quello di informarsi sulla procedura da seguire e sulle autorizzazioni e i permessi richiesti all’uopo dalla legge.

Apertura partita Iva

Innanzitutto, il futuro titolare deve regolarizzare la propria posizione imprenditoriale, aprendo una partita Iva. La relativa pratica è esente da spese ma ci sono dei costi di gestione, quali l’onorario del commercialista e l’iscrizione alla Camera di commercio. In tutto, la spesa per queste voci si aggira intorno ai 200 euro.

Formazione di una società

Se si sceglie di costituire una società, occorre individuarne la forma più adatta nonché il regime fiscale. Ad esempio per una ditta individuale non occorre avere un capitale iniziale né esiste un obbligo di tenuta del bilancio, basta solo la partita Iva. Una società a responsabilità limitata, invece, richiede un capitale minimo di 10.000 euro e l’obbligo di pubblicazione del bilancio mentre una società per azioni implica un capitale minimo di 50.000 euro. Sotto questo punto di vista l’aiuto del commercialista è fondamentale. La società, quindi, va iscritta al Registro delle imprese.

Presentazione della Scia al Comune

L’apertura di un bar presuppone la presentazione di una segnalazione certificata di inizio attività (Scia) all’ufficio tecnico del Comune di riferimento. In parole più semplici, al posto della vecchia licenza, che veniva concessa in base ad un numero limitato di attività della stessa tipologia, oggi bisogna comunicare al Comune che si sta aprendo un bar nel rispetto di tutte le normative di settore, senza attendere alcuna autorizzazione.

A tal fine, occorre incaricare un tecnico che si occupi di verificare che il locale sia in regola con i requisiti urbanistici e di redigere la Scia, che va inviata almeno 30 giorni prima dell’inizio dell’attività ed inoltrata allo Suap (Sportello unico delle attività produttive), istituito presso il Comune.

L’invio può avvenire telematicamente attraverso l’apposito programma che si trova sul sito del Comune interessato.

Se un Comune ha adottato un regolamento particolare, che prevede dei limiti specifici all’apertura, conviene valutare l’opportunità di rilevare un bar già esistente.

Autorizzazioni e permessi

Per tutte le attività di ristorazione ivi compreso un bar sono obbligatori:

  • l’iscrizione al Rec (Registro esercenti di commercio);
  • la frequentazione di un corso Sab (Corso di somministrazione alimenti e bevande) e di un corso antincendio, organizzati dalla Camera di commercio o da enti privati autorizzati. Il costo complessivo è di circa 1.500 euro;
  • in alternativa al corso l’avere lavorato per almeno due anni negli ultimi cinque, presso un’attività di vendita o di produzione alimentare oppure avere frequentato un corso di commercio alimentare, riconosciuto dalla Regione o possedere un titolo di studio settoriale (di solito una qualifica o un diploma dell’istituto alberghiero);
  • avere ottenuto l’attestato Haccp (Hazard analysis and critical control points – Analisi dei pericoli e dei punti critici di controllo) previa frequentazione di uno specifico corso. Il relativo certificato viene rilasciato da appositi enti che operano a livello regionale o provinciale. Di solito il corso dura sulle 15 ore e costa dai 50 euro ai 100 euro.

La circostanza che non sia richiesta più la licenza per l’apertura di un bar, non esclude la necessità di alcune autorizzazioni specifiche.

Se il locale non ha una destinazione d’uso commerciale, va effettuato il cambio. Inoltre, occorre che vi sia l’autorizzazione dell’Asl (Azienda sanitaria locale) per ciò che concerne l’agibilità dei locali.

Se il locale è ubicato all’interno di un condominio e bisogna installare un forno che richiede la realizzazione di una cappa dotata di canna fumaria, si deve chiedere il permesso a tutti i proprietari dell’immobile.

Se nel bar vengono diffuse immagini o musica, vanno pagati i diritti Siae, che si aggirano intorno a 2.000 euro mentre per l’esposizione dell’insegna va versata la relativa tassa, che varia da Comune a Comune.

Inoltre, bisogna iscriversi all’Inps per il pagamento dei contributi previdenziali e all’Inail per essere assicurati contro gli infortuni sul lavoro.

Ultimo adempimento richiesto per l’apertura di un bar è l’invio di una comunicazione unica al Registro delle imprese presso la Camera di commercio che, a sua volta, provvederà a inoltrarla a tutti gli altri enti interessati.

Quali sono i requisiti personali per l’apertura di un bar

Per l’apertura di un bar sono, altresì, richiesti determinati requisiti personali.

Nello specifico, non bisogna:

  • essere stati dichiarati falliti;
  • essere stati riconosciuti delinquenti abituali;
  • avere subìto condanne che prevedono un periodo di detenzione superiore a tre anni.

Quanti soldi servono per l’apertura di un bar

I costi connessi all’apertura di un bar variano a seconda di determinati fattori quali ad esempio il tipo di arredo, la gamma di servizi che si intende offrire, le dimensioni del locale e l’ubicazione.

In via del tutto generale, vanno considerate le spese relative a:

  1. affitto del locale. Se, invece, si intende acquistare l’immobile, ci sarà l’eventuale mutuo da pagare;
  2. arredo del negozio. In merito non è possibile fornire un costo preciso in quanto può dipendere ad esempio dal numero dei tavolini e delle sedie, dal materiale, dal tipo di bancone scelto e così via dicendo;
  3. attrezzatura (frigoriferi, congelatori, macchina da caffè, registratore di cassa, ecc.), che parte da un minimo di 7.000/8.000 euro ma può variare in base alle marche e ai modelli che si scelgono. Se, poi, si aggiungono anche i pc per le ordinazioni e il relativo software gestionale, occorre considerare altri 1.500/2.000 euro circa;
  4. stoviglie (bicchieri, tazzine, tovaglioli, caraffe, piatti, posate, ecc.) per un importo complessivo di circa 2.000 euro;
  5. prima fornitura della merce (vedi latte, succhi di frutta, caffè, liquori, ecc.), per la quale occorrono altri 20.000 euro iniziali;
  6. allaccio delle utenze (luce, gas, acqua);
  7. eventuali interventi di ristrutturazione e di adeguamento;
  8. materiale promozionale.

Volendo tentare una quantificazione minima si parla di un investimento iniziale di almeno 50.000/60.000 euro ma è una cifra suscettibile di aumento.

A queste spese vanno aggiunti:

  • l’onorario del commercialista, che deve gestire le pratiche costitutive dell’attività oltre a tenerne la contabilità durante l’anno;
  • l’iscrizione alla Camera di commercio, all’Inps ed all’Inail;
  • l’eventuale assicurazione scoppio, incendio e furto.

Se, invece, si decide di subentrare in un locale già preesistente, la somma da corrispondere al precedente titolare si potrà aggirare intorno ai 100.000/120.000 euro ai quali vanno sommati l’onorario del notaio e i costi di eventuali cambiamenti ed ammodernamenti.

Quanto costa aprire un bar in franchising

Un’opportunità per chi intende aprire un bar è rappresentata dal franchising. In questo caso, si utilizza il nome di un’azienda già conosciuta, la quale fornisce gli impianti, l’attrezzatura e i prodotti di rifornimento.

All’azienda che concede il franchising, però, vanno pagati:

  • una somma iniziale per la concessione del marchio e per il rifornimento dell’attrezzatura/merce;
  • una percentuale annuale sui guadagni.

L’apertura di un bar in franchising riduce i costi iniziali ed il rischio d’impresa.

Quali finanziamenti sono previsti per l’apertura di un bar

Il ministero dello Sviluppo Economico eroga dei finanziamenti a fondo perduto o a tasso agevolato, che possono essere richiesti per l’apertura di un bar. A tal fine, va controllato il sito di Invitalia, l’Agenzia scelta dal Ministero per occuparsi della concessione degli incentivi e dei finanziamenti, sul quale vengono pubblicati i relativi bandi.

Altri finanziamenti vengono corrisposti dall’Unione Europeo e dalla Regione.

Se non si dovesse trovare un finanziamento giusto né a livello statale né europeo o regionale, si può tentare di ottenerne uno rivolgendosi ad un istituto di credito.


note

[1] D. Lgs. n. 114/1998 del 31.03.1998.


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