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Rumori molesti da industria: cosa fare?

11 Luglio 2020
Rumori molesti da industria: cosa fare?

Da circa dieci anni vivo con mia madre, invalida, in affitto al primo piano di una casa di campagna. Di fronte a noi, separata da una piccola strada, è nato un mini complesso industriale con diverse attività. Per tutto il giorno e la notte è un viavai continuo di camion e furgoni. Ho parlato telefonicamente con i responsabili più volte, chiamato i carabinieri, abbiamo anche segnalato il problema in Comune. Sono passati ben più di 6 mesi e niente sembra essersi mosso. Cosa possiamo fare? 

Dopo tutti questi tentativi di pacifica soluzione, credo che non resti altra via che adire il tribunale, per porre fine a queste molestie; anche perché la vostra casa preesisteva al complesso industriale, sorto successivamente.

Ma, anche a voler considerare quella zona, come originariamente industriale, dovrà comunque effettuarsi una valutazione attenta di interessi contrapposti.

Infatti, in questo caso, secondo quanto previsto dall’art.844 del codice civile, l’autorità giudiziaria deve contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà.

Tuttavia, questa regola non implica che nelle zone a prevalente vocazione industriale debbano necessariamente considerarsi lecite e tollerabili, per il solo fatto della destinazione urbanistica data dalla competente pubblica amministrazione all’area interessata dal fenomeno, le immissioni di qualsiasi natura ed entità determinate dall’attività produttiva. Implica solo che, nella riconosciuta preminenza dell’interesse collettivo alla prosecuzione dell’attività immissiva, possa essere effettuata una valutazione comparativa degli interessi dedotti (proprietà individuale e attività produttiva) ai fini della determinazione del contenuto della sanzione da applicare, ma sempre con il limite della normale tollerabilità dell’attività, che deve configurarsi come lecita.

Ove, invece, tali limiti siano superati, si è in presenza di un’attività illegittima, traducentesi in fatti illeciti generatori di danno risarcibile.

In pratica, il presupposto per la prosecuzione dell’attività immissiva è che essa “rimanga nei limiti della normale tollerabilità”; se, viceversa, essa li supera, il fatto genera un danno risarcibile.

Nel Suo caso, sembra che le vibrazioni superino il limite del disturbo e la curva di isodisturbo; a maggior ragione di notte, dove la normale tollerabilità è misurata dal parametro della ISO 2631.2.

L’accertamento del superamento della soglia di normale tollerabilità di cui all’articolo 844 cod.civ. comporta nella liquidazione del danno da immissioni, l’esclusione di qualsiasi criterio di contemperamento di interessi contrastanti e di priorità dell’uso, in quanto venendo in considerazione, in tale ipotesi, unicamente l’illiceità del fatto generatore del danno arrecato a terzi, si rientra nello schema dell’azione generale di risarcimento danni di cui all’articolo 2043 del codice civile e specificamente, per quanto concerne il danno alla salute, nello schema del danno non patrimoniale risarcibile ai sensi dell’articolo 2059 del codice civile.

Inoltre, l’azienda dovrebbe essere chiamata a realizzare opere di bonifica acustica, con il fine mitigare il rumore/vibrazioni prodotto dal reparto di punzonatura situato sul lato dello stabilimento produttivo confinante con la Sua proprietà.

Ovviamente, per evitare quello che è successo sino ad ora (il fatto che, una volta ricevuta la notifica dell’atto giudiziario, l’azienda possa limitare i rumori fino alla chiusura del procedimento giudiziale, per poi ripartire, così facendole perdere la causa) sarà necessario certificare la prova dei rumori prima dell’avvio del giudizio.

Per fare ciò, occorrerà incaricare un tecnico che, tramite rilievi fonometrici, possa attestare i rumori e la loro intollerabilità prima del giudizio, magari facendo più accessi durante la settimana.

Una volta avviata la causa, Lei avrà così in mano già la prova dei rumori molesti che, insieme ai rilievi del consulente nominato dal giudice, formerà la prova delle molestie acustiche.

Successivamente, occorrerà dimostrare il danno alla salute patito.

L’esposizione cronica a fonti di rumore produce, infatti, effetti patologici sull’apparato uditivo ed effetti extrauditivi, quali insonnia, stanchezza, cefalea, difficoltà della parola, tensione muscolare, irritabilità, ansia, depressione, aggressività, variazione del rendimento, disturbi che sono la conseguenza di una stimolazione ripetuta e prolungata dell’eccitazione con l’aumento eccessivo dello stato di vigilanza del soggetto e il superamento delle possibilità di resistenza dell’organismo.

Nel caso specifico, l’esposizione cronica e prolungata a rumore e vibrazioni oltre la soglia della normale tollerabilità sarà documentata dai rilievi, e dal collegamento all’esistenza delle industrie.

Il danno psichico potrebbe essere grave, tale da comportare un risarcimento abbastanza importante.

A ciò si aggiunge il problema uditivo sofferto da Sua madre che, di certo, aggrava la situazione.

Inoltre, potrebbe costatarsi un danno all’immobile, sia per la rimessione in pristino rispetto ai danni verificatisi a seguito delle vibrazioni (crepe, fessurazioni, caduta di piastrelle e parti di intonaco), sia per l’eventuale deprezzamento dello stesso.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Salvatore Cirilla



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