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Si può riscuotere un assegno dopo la morte?

7 Luglio 2020
Si può riscuotere un assegno dopo la morte?

Assegno emesso da una persona defunta e assegno intestato a una persona defunta: si può portare all’incasso?

Anche se il termine per riscuotere un assegno è relativamente breve – ci sono sette giorni per l’assegno su piazza e 15 per quello fuori piazza – potrebbe succedere che, dopo la sua emissione e prima dell’incasso, muoia il creditore (colui cioè che aveva in mano il titolo, anche detto “prenditore”) o il debitore (colui cioè che lo ha emesso, anche detto “traente”). Cosa succede in questi casi? Si può riscuotere un assegno dopo la morte? 

Cerchiamo di fare il punto della situazione avendo a riguardo le due diverse ipotesi, ossia quella di assegno emesso da una persona poi defunta o intestato a una persona poi deceduta.  

Si può riscuotere un assegno dopo la morte del creditore?

Immaginiamo che una persona emetta un assegno e lo consegni a un’altra la quale però decede prima di incassare il titolo. A questo punto si porrà, per gli eredi, il problema dell’incasso: un problema più di carattere burocratico visto che nessuna banca consegnerà la somma riportata sull’assegno al relativo possessore senza che non vi sia una certezza legale della sua qualità di erede. Né basterà, a tal fine, il rilascio di un’autocertificazione. 

È quindi necessario, per riscuotere un assegno intestato a un defunto, aprire prima la pratica di successione vera e propria, volta appunto a identificare gli “aventi diritto”. Tale pratica consiste in tre passaggi:

  • presentazione della dichiarazione di successione (o «denuncia di successione») presso l’Agenzia delle Entrate entro 1 anno dal decesso;
  • comunicazione della dichiarazione di successione alla banca presso cui il defunto aveva il conto corrente. In tal modo, la banca procederà a sbloccare il conto che prima aveva congelato proprio a seguito del decesso. La legge, infatti, stabilisce che nessun debitore del defunto è tenuto a fornire la prestazione agli eredi se questi non hanno prima presentato la dichiarazione di successione;
  • accettazione dell’eredità dinanzi a notaio o altro pubblico ufficiale. Si tenga però conto che, secondo la Cassazione [1], la riscossione di un assegno per conto del defunto costituisce atto di accettazione tacita dell’eredità. Sicché, trattandosi di un atto irrevocabile, l’erede che ha proceduto all’incasso della somma, non potrà più revocare la propria accettazione e dovrà rispondere dei debiti lasciati dal defunto in base alla propria quota ereditaria. 

Si può riscuotere un assegno emesso da una persona defunta? 

Vediamo ora cosa succede nel caso opposto ossia della morte del debitore (il traente) prima che il creditore (il prenditore) abbia incassato l’assegno: si può riscuotere un titolo emesso da una persona poi defunta in un momento successivo?

Il regio decreto 1736 del 21 dicembre 1933 (cosiddetta legge assegni) prevede all’articolo 36 che «la morte del traente e la sua incapacità sopravvenuta dopo l’emissione lasciano inalterati gli effetti dell’assegno bancario». Ciò significa che, ove l’assegno venga emesso in data anteriore al decesso del traente, il beneficiario del titolo potrà esigere il pagamento anche dopo la data di morte del titolare del conto corrente.

Infatti, al momento della presentazione per ottenere il pagamento della somma indicata sull’assegno, la banca dovrà verificare la completezza della sua compilazione e cioè l’indicazione del luogo e la data di emissione del titolo, l’indicazione dell’importo (numeri e lettere), la firma di traenza del titolare del conto corrente bancario. 

Pertanto, nel caso in cui l’assegno rechi una data anteriore a quella del decesso del traente, la banca non potrà opporre alcun diniego al regolare pagamento. 

Il possessore dell’assegno ha quindi diritto a incassare la somma anche qualora la stessa dovesse andare a favorire un erede rispetto agli altri. In tal caso, i restanti eredi dovrebbero effettuare un’azione di lesione di legittima, volta ad accettare se il pagamento dell’assegno fatto a titolo di donazione va a ledere le quote degli altri eredi legittimari. 

 


note

[1] Cass. sent. n. 16315/2016.


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