Tumori, ecco i robot che fanno da chirurghi

7 Luglio 2020
Tumori, ecco i robot che fanno da chirurghi

Sale operatorie sempre più all’avanguardia. Per la prima volta, un’operazione in cui si è agito contemporaneamente su più organi grazie a questi potenti macchinari. 

Si chiama chirurgia robotica. In Italia ha preso piede dai primi anni Duemila, grazie alla realizzazione di apparecchiature che sono in grado di rappresentare la più valida alternativa alla chirurgia classica. I «robot chirurghi» esistono dal 2006 all’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano che, sul suo portale, spiega di svolgere mille interventi l’anno su 14mila con questa modalità, con un incremento del 25% in più ogni 12 mesi. Qual è la novità di oggi, allora? Ce la racconta Adnkronos. E non riguarda tanto l’impiego di queste attrezzature all’avanguardia, quanto il loro potenziamento.

Per la prima volta, allo Ieo di Milano sono stati infatti eseguiti i primi interventi in cui si è agito contemporaneamente su due organi diversi. Interventi riusciti, con i pazienti in buone condizioni. In particolare, l’équipe integrata di chirurgia toracica e urologia, guidata da Lorenzo Spaggiari, direttore del Programma Polmone, ha operato una donna con un tumore polmonare e metastasi singola al surrene. Mentre il secondo paziente aveva un tumore polmonare e un tumore primitivo del rene ed è stato operato in piena emergenza Covid-19.

«Siamo felici per i nostri pazienti – dichiara Spaggiari – e siamo soddisfatti non solo per la riuscita degli interventi, che sono unici al mondo, salvo un caso precedente e isolato eseguito presso il National Medical Center negli Stati Uniti, ma anche per il significato
per tutta la chirurgia toracica oncologica. Abbiamo dimostrato che la tecnologia robotica mininvasiva permette di trattare anche pazienti fragili, oligometastatici (vale a dire con numero limitato di lesioni secondarie) e con problemi respiratori. Dunque, la tecnologia associata all’expertise del chirurgo permette di offrire una chance terapeutica importante a pazienti che fino a ieri potevano contare solo su cure farmacologiche o su interventi eseguiti in momenti differenti con una maggiore morbilità».

Il primo intervento è stato eseguito da Spaggiari e dall’équipe di Ottavio De Cobelli, con tecnica mininvasiva mediante robot chirurgico Da Vinci, asportando il lobo superiore del polmone sinistro e contemporaneamente la metastasi surrenalica sinistra. Il secondo intervento è stato eseguito dalla stessa squadra asportando, sempre con tecnica mini-invasiva robotica, il lobo inferiore sinistro polmonare ed eseguendo una contemporanea enucleoresezione renale destra robotica. La chirurgia toracica dell’Irccs di via Ripamonti, è «prima in Italia per numero di interventi, in base alle classifiche Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali)», ricorda lo Ieo.

«Da anni mi impegno perché si affronti il problema della qualità delle prestazioni – sottolinea Spaggiari – e soprattutto perché l’informazione venga condivisa con la popolazione, in modo tale che i nostri pazienti possano scegliere liberamente e coscientemente di essere curati nel centro che reputano migliore. Un’importante ricerca recentemente pubblicata da un gruppo dell’Istituto Tumori di Milano, ha dimostrato che la mortalità postoperatoria si riduce in modo significativo nei centri ad alto volume e che il numero di pazienti operati presso le Unità di chirurgia toracica di questi centri influisce in modo significativo sulla sopravvivenza a lungo termine».

Anche i pazienti con tumore del polmone metastatico «sopravvivono più a lungo se trattati in centri di riferimento, come dimostra un lavoro appena pubblicato sulla rivista Iaslc (International Association for the Study of Lung Cancer). I nostri due casi – conclude l’esperto – confermano queste evidenze e aprono nuovi orizzonti di speranza anche per i casi più complessi».


note

Fonte immagine: Istituto europeo di oncologia


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