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Pensione di reversibilità: il coniuge divorziato ne ha diritto?

8 Luglio 2020 | Autore:
Pensione di reversibilità: il coniuge divorziato ne ha diritto?

Trattamento spettante ai superstiti del pensionato o del lavoratore assicurato: che cosa accade in caso di separazione o divorzio?

La pensione di reversibilità, o pensione ai superstiti, è una rendita che l’Inps liquida ai familiari del defunto pensionato o dell’assicurato presso l’istituto non ancora in pensione al momento del decesso (in questo caso, però, deve risultare accreditato un minimo di contributi previdenziali nella posizione della persona deceduta, per il diritto alla prestazione).

Più precisamente, la pensione di reversibilità è il trattamento spettante ai superstiti del pensionato, mentre la pensione indiretta è il trattamento spettante ai superstiti del lavoratore assicurato. Normalmente, però, si utilizza il termine pensione di reversibilità per indicare ambedue i trattamenti.

In entrambi i casi, la pensione ai superstiti spetta al coniuge, fino a un determinato limite di reddito, ai figli, sino a 26 anni se studenti universitari, a 21 se studenti, senza limiti di età se inabili e, in mancanza, ai genitori over 65 senza pensione o ai fratelli ed alle sorelle inabili.

Ma che cosa accade se il defunto era separato o divorziato? Se il trattamento da liquidare è una pensione indiretta o una pensione di reversibilità, il coniuge divorziato ne ha diritto? E il coniuge separato?

Proviamo a fare chiarezza, tenendo presente che le attuali regole differiscono notevolmente, per i divorziati, in base a numerosi elementi.

La situazione si complica ulteriormente quando gli aventi diritto alla reversibilità sono l’ex coniuge divorziato ed il coniuge “attuale”, o meglio al momento del decesso, nonché quando ci sono più coniugi divorziati. Il partner dell’unione civile è equiparato al coniuge, mentre non lo è il semplice convivente, che non ha diritto alla reversibilità. Ma procediamo con ordine.

Perché la reversibilità spetta al coniuge?

La pensione di reversibilità è una prestazione previdenziale che tutela i superstiti, viventi a carico del defunto, dalla situazione di bisogno in cui si trovano a seguito del decesso dell’assicurato.

La vivenza a carico si presume in relazione al coniuge non divorziato e ai figli minori, mentre va provato per gli altri familiari.

La pensione ai superstiti ha dunque lo scopo di assicurare la continuità dei mezzi di sostentamento che il defunto sarebbe stato tenuto a fornire.

La reversibilità spetta al coniuge separato?

Secondo un primo orientamento della giurisprudenza [1], non in tutti i casi il coniuge separato ha diritto alla reversibilità, ma solo quando la separazione risulta senza addebito e con un assegno di mantenimento a carico del coniuge deceduto, sempre che quest’ultimo risulti assicurato all’Inps prima della sentenza di separazione.

In parole semplici, secondo questo orientamento, il separato ha diritto alla reversibilità se:

  • non gli è stata addebitata la separazione;
  • riceveva il mantenimento dall’ex;
  • l’ex dante causa aveva iniziato a lavorare prima della sentenza di separazione.

Quest’orientamento, però, è stato ribaltato da una nota sentenza della Cassazione del 2009 [2], secondo la quale il coniuge separato per colpa o per addebito è equiparato in tutto e per tutto al coniuge (separato senza addebito o non separato) ai fini della pensione ai superstiti.

Il nuovo orientamento si basa sulla dichiarazione d’incostituzionalità [3] della legge che negava la reversibilità al coniuge a cui era stata addebitata la separazione. L’addebito della separazione non può dunque discriminare, nel riconoscimento della pensione ai superstiti, il coniuge separato per colpa con sentenza passata in giudicato.

Inoltre, secondo la sentenza della Cassazione, la reversibilità spetta non solo a prescindere dal titolo della separazione, ma anche a prescindere dal diritto all’assegno di mantenimento.

La reversibilità spetta al coniuge divorziato?

La pensione ai superstiti può spettare anche al coniuge divorziato a condizione:

  • che sia titolare dell’assegno periodico divorzile;
  • che non sia passato a nuove nozze;
  • che la data di inizio del rapporto assicurativo del defunto con l’ente previdenziale sia anteriore alla data della sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio.

A quanto ammonta la reversibilità spettante al coniuge?

Il trattamento a favore del coniuge decorre dal primo giorno del mese successivo a quello del decesso del pensionato o dell’assicurato e spetta in una quota percentuale della pensione già liquidata o alla quale l’assicurato avrebbe avuto diritto:

  • al coniuge solo spetta il 60% della pensione;
  • al coniuge con un figlio spetta complessivamente l’80%;
  • se i superstiti sono il coniuge e due o più figli spetta il 100%.

Che cosa succede se il coniuge superstite si risposa?

Se il coniuge superstite passa a nuove nozze, perde il diritto alla pensione ai superstiti, ma ha diritto a un assegno una tantum, pari a due annualità della quota di pensione in pagamento, compresa la tredicesima mensilità. Per quanto riguarda la misura spettante, si fa riferimento alla data del nuovo matrimonio.

Che cosa succede se hanno diritto alla reversibilità coniuge superstite ed ex coniuge?

Se i coniugi superstiti aventi diritto alla reversibilità sono due, cioè ex coniuge divorziato e nuovo coniuge (o più di due, nell’ipotesi di più divorzi), la quota spettante va ripartita dal giudice.

La Cassazione [4], in particolare, ha stabilito che la ripartizione della pensione di reversibilità tra coniuge divorziato e coniuge superstite deve essere basata:

  • sul criterio della durata dei rispettivi matrimoni;
  • su ulteriori elementi, collegati alle finalità solidaristiche della pensione ai superstiti:
    • durata della convivenza prematrimoniale;
    • entità dell’assegno di mantenimento riconosciuto all’ex coniuge;
    • condizioni economiche degli aventi diritto.

Come funziona il giudizio che stabilisce le quote di reversibilità?

Il giudizio finalizzato a stabilire l’ammontare delle quote della pensione ai superstiti spettanti al coniuge superstite e al coniuge divorziato, deve svolgersi, a pena di nullità, in contraddittorio con l’Inps o col diverso ente previdenziale che riconosce il trattamento.

Lo ha precisato la Corte di Cassazione con una recente sentenza [5]. La presenza dell’Inps è indispensabile perché l’ente previdenziale che riconosce il trattamento un’obbligazione autonoma nei confronti di ciascuna delle parti in causa, cioè nei confronti del coniuge e dell’ex coniuge aventi diritto alla pensione. L’Inps è dunque litisconsorte necessario.


note

[1] Cass. sent. n. 11428 del 18/06/2004.

[2] Cass. sent. n. 4555 del 25/02/2009.

[3] C. Cost., sent. n. 286/1987.

[4] Cass. ord. n. 8263/2020.

[5] Cass. sent n. 9493/2020.


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