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Il mantenimento non va restituito anche se la parte ha dichiarato il falso

2 Novembre 2013 | Autore:
Il mantenimento non va restituito anche se la parte ha dichiarato il falso

Se, dopo la causa di separazione, il giudice riduce o esclude l’assegno di mantenimento stabilito nell’udienza presidenziale, anche se sia sta provata la mala fede del beneficiario, il coniuge obbligato non può chiedere la restituzione delle somme versate sino a quel momento.

 

Quando due coniugi decidono di separarsi senza aver trovato un accordo in merito, si instaura in Tribunale una vera e propria causa (cosiddetta “separazione giudiziale”) che può avere la durata anche di diversi anni.

Poiché però non è possibile attendere i lunghi tempi della sentenza definitiva per vedere disciplinate le questioni legate alla separazione – come l’assegnazione della casa, l’affidamento dei figli, il mantenimento, ecc.. – specie quando in gioco vi sono interessi di un soggetto economicamente debole o dei minori, succede che, alla prima udienza (cosiddetta “udienza presidenziale”), il Presidente del Tribunale stabilisce i cosiddetti provvedimenti temporanei e urgenti. Con questa ordinanza, il giudice disciplina i rapporti tra i coniugi in attesa che venga emessa la sentenza definitiva.

Tali provvedimenti hanno, tuttavia, carattere provvisorio in quanto possono essere modificati dalla sentenza definitiva, in base ai risultati delle prove e di tutte le attività espletate nel corso del giudizio.

Se, tuttavia, con la sentenza definitiva il giudice esclude l’obbligo di versare l’assegno di mantenimento o lo diminuisce rispetto a quanto previsto nell’udienza presidenziale, il coniuge obbligato non può chiedere la restituzione delle somme versate in precedenza in ottemperanza a quanto gli aveva imposto il Presidente del tribunale con l’ordinanza “provvisoria”.

Ciò vale anche nel caso in cui il giudice, nello stabilire l’importo temporaneo dell’assegno, sia stato indotto in errore da false dichiarazioni del coniuge beneficiario (si pensi al caso in cui una parte dichiari di lavorare part time quando, di fatto, abbia invece un lavoro a tempo pieno) ed anche se il coniuge che ha versato l’assegno abbia chiesto la condanna dell’ex per responsabilità aggravata [1] a causa della sua malafede.

È quanto ha ricordato la Cassazione [2] in una recente pronuncia che ha ribadito un principio già espresso in passato [3].

IN PRATICA

Il coniuge che abbia versato l’importo per il mantenimento, stabilito nell’udienza presidenziale, non può chiedere la restituzione delle somme versate se emerge dal giudizio che l’ex abbia reso al giudice delle dichiarazioni false tali da indurlo in errore sulla misura o sul diritto stesso all’assegno.

La prova della “mala fede” di una parte, potrà, semmai, portare il giudice – con la sentenza definitiva – a ridurre o eliminare l’assegno di mantenimento e a riconoscere la responsabilità aggravata della parte se ne sia stata fatta espressa richiesta in giudizio.


note

 

[1] Art. 96  comma 1 cod. proc. civ. Che recita: “Se risulta che la parte soccombente ha agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave, il giudice, su istanza dell’altra parte, la condanna, oltre che alle spese, al risarcimento dei danni, che liquida, anche d’ufficio, nella sentenza”.

[2] Cass. sent. n. 23441/13 del 16.10.13.

[3] Cass. sent. n. 11029/09.

 


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