Mancano i preservativi ed è nuovo allarme Aids dall’Oms

7 Luglio 2020
Mancano i preservativi ed è nuovo allarme Aids dall’Oms

L’Organizzazione preoccupata perché in molti Paesi del mondo scarseggiano sia farmaci antiretrovirali, per combattere la malattia generata dal virus dell’Hiv, sia i più comuni metodi di contraccezione.

Non solo medicinali: in molti Paesi del mondo, scarseggiano le più elementari precauzioni per proteggersi dalle malattie sessualmente trasmissibili, come i profilattici. Questo espone, in queste aree del mondo, a un maggior rischio di contrarre il temibile virus dell’Hiv, responsabile dell’Aids, la più preoccupante tra le malattie a trasmissione sessuale. È di nuovo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) a lanciare l’allarme sul tema.

Un primo monito era arrivato pochi giorni fa (leggi l’articolo: “Aids, l’allarme dell’Oms: mancano farmaci salvavita“), quando i vertici avevano annunciato che, da un’indagine, risultava come 73 Paesi del mondo fossero a corto di medicinali antiretrovirali. Effetto collaterale della pandemia, dato che alcune di queste medicine sono state sperimentate per trattare i pazienti Covid. «Allo stesso modo notiamo una carenza di profilattici e di terapie di profilassi pre-esposizione – ha ammonito oggi il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, durante la consueta conferenza stampa online per fare il punto sulla pandemia – chiediamo ai Paesi di garantire servizi ininterrotti di prevenzione, test e trattamento per l’Hiv».

La raccomandazione dell’Oms per mitigare l’impatto della pandemia sul trattamento è prescrivere le terapie antiretrovirali per periodi più lunghi. «In futuro – ha proseguito il dg – l’accesso ai servizi per i gruppi vulnerabili deve essere ampliato attraverso un maggiore coinvolgimento della comunità, un miglioramento della fornitura di servizi e la lotta contro lo stigma e la discriminazione». Ma è necessaria anche la cooperazione a livello mondiale, sottolinea Ghebreyesus: «Per sconfiggere la pandemia di Covid-19 e garantire che i servizi sanitari essenziali per malattie come l’Hiv non siano interrotti, non possiamo permetterci divisioni. Lo dirò ancora una volta. L’unità nazionale e la solidarietà globale sono più importanti che mai per sconfiggere un nemico comune, un virus che ha preso in ostaggio il mondo».

Il perché della missione in Cina

Tanti, a distanza di mesi dall’inizio della pandemia, gli aspetti dell’infezione che ci sfuggono ancora. Quello che più ha fatto discutere – e continua tuttora a infiammare il dibattito, con teorie più o meno complottiste – è l’origine del Covid, ovvero come sia riuscito a passare dall’animale all’uomo. Sarà oggetto della prossima missione in Cina dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), viaggio già annunciato tempo fa ma che ora appare imminente.

«Gli esperti dell’Oms viaggeranno verso la Cina sul prossimo volo disponibile per preparare piani scientifici con le loro controparti cinesi in grado di identificare la fonte zoonotica del virus – ha detto Ghebreyesus-. Obiettivo: avanzare nelle conoscenze sugli ospiti di animali del Coronavirus e accertare come la malattia sia passata dagli animali all’uomo. L’Oms continuerà a comunicare i più recenti progressi scientifici ai media e al pubblico in generale. In questo senso, l’Oms continua a lavorare con le aziende come Facebook e Google per assicurarsi che le persone abbiano accesso a informazioni e risorse sanitarie accurate su Covid-19».

Covid e trasmissione aerea

Non è l’unica novità che emerge dalla conferenza di oggi. Dopo la lettera ricevuta da 239 scienziati che hanno segnalato all’Organizzazione come il rischio di trasmissione aerea del virus sia certo, invitandola a rivedere le sue posizioni sul tema, gli esperti Oms dicono che «stanno studiando» (leggi l’articolo: “Il Coronavirus viaggia nell’aria: l’allarme degli esperti“).

«Stiamo collaborando con molti dei firmatari della lettera – ha detto Benedetta Allegranzi, responsabile tecnico Oms sul controllo delle infezioni -. Ci sono evidenze su questo tema e crediamo di dover essere aperti e studiare queste evidenze per comprenderne le implicazioni sulle modalità di trasmissione e sulle precauzioni da prendere. Ci sono alcune specifiche condizioni in cui non si può escludere la trasmissione aerea, soprattutto in luoghi affollati, chiusi. Ma le evidenze vanno raccolte e studiate».

Picco non raggiunto

Dall’Organizzazione, ancora una volta, l’invito a non abbassare la guardia sulle precauzioni anticontagio entrate ormai a far parte della nostra quotidianità. Anche perché, secondo l’Oms, il picco della pandemia non è stato ancora raggiunto a livello globale.

«Ci sono volute dodici settimane perché il mondo raggiungesse 400mila casi di Covid-19 – ha osservato il direttore generale dell’Organizzazione -. Ma ora, solo durante l’ultimo fine settimana, ci sono stati più di 400mila casi in tutto il mondo. In tutto contiamo 11,4 milioni di casi e oltre 535mila vite perse. Anche se il numero di morti sembra essersi stabilizzato a livello globale, alcuni Paesi hanno fatto progressi significativi nella riduzione del numero di decessi, mentre in altri Paesi questi sono ancora in aumento. Laddove si sono registrati progressi, i Paesi hanno attuato azioni mirate nei confronti dei gruppi più vulnerabili, ad esempio le persone che vivono in strutture di assistenza a lungo termine».

Un pensiero al presidente del Brasile

Con i giornalisti, i vertici Oms hanno commentato anche la notizia del contagio del presidente del Brasile Jair Bolsonaro (leggi l’articolo: “Coronavirus, il presidente brasiliano Bolsonaro positivo“), arrivata poco prima della videoconferenza. «Gli auguriamo una pronta guarigione – ha dichiarato Mike Ryan, capo delle emergenze sanitarie Oms -. Anche altri leader hanno avuto la sua stessa esperienza, nessuno è speciale in questo caso, potenzialmente siamo tutti esposti: il virus non guarda chi siamo, siamo tutti vulnerabili». Il Brasile è uno degli Stati più colpiti dal Covid: ultimamente i casi sono stabili, ma Ryan ha ricordato come il sistema sanitario sia messo a dura prova da una circolazione del virus così rapida da far lievitare i contagi in poche ore.

«Fin dal principio – ha aggiunto il dg Ghebreyesus – abbiamo chiamato questo virus “nemico pubblico numero uno”: si muove velocemente ed è un killer ed è per questo che eravamo e siamo preoccupati e lanciamo continuamente allarmi al mondo. Siamo tutti vulnerabili di fronte a questo nemico dell’umanità e l’umanità deve rispondere all’unisono nel combatterlo e sconfiggerlo. Auguriamo una veloce ripresa al presidente Bolsonaro e speriamo che i sintomi siano moderati in modo che possa tornare al lavoro al più presto possibile per supportare il suo Paese».



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