Diritto e Fisco | Articoli

Siti web: opere dell’ingegno distinte dai loro contenuti

7 Luglio 2020 | Autore:
Siti web: opere dell’ingegno distinte dai loro contenuti

Come possono essere inquadrati i siti web nella tutela della legge sul diritto d’autore? 

Una famosa sentenza del tribunale di Bari nel lontano 1998 ha riconosciuto i siti web come opere dell’ingegno per la disposizione creativa dei loro contenuti. Da allora, pressoché il silenzio. Nel panorama sempre più vasto delle opere dell’ingegno manca un elemento talmente importante nell’era dell’informazione digitale da essere attualmente sprovvisto di un suo ruolo in qualsivoglia specifica tutela: il sito web, da inquadrarsi nella valenza organizzativa dei suoi contenuti.

Si può distinguere l’autore di un sito web dagli autori dei suoi singoli contenuti testuali e multimediali? Secondo una tra le più antiche e sparute sentenze in giurisprudenza che hanno affrontato questa domanda, sì.

Ma chi è l’autore di un sito web? La parola stessa web che compone il suo nome potrebbe richiamare la figura del webmaster odierno, inteso come colui che organizza tutti i dati di un sito regolando il suo funzionamento.

Al tempo in cui i siti web erano costituiti da singole pagine di mera “vetrina” in cui erano presenti solo le informazioni basilari di contatto di un’impresa, il tempo in cui, seppur per soli pochi anni, rientra anche la suddetta prima sentenza in giurisprudenza, autore del sito web era il programmatore, perché un tempo il sito web si costruiva da cima a fondo sulla base di istruzioni fornite al web browser per visualizzare una mole di contenuti normalmente organizzati in pagine, le pagine web, tra loro comunicanti.

Oggi, invece, ci sono i CMS, ossia i Content Management System, che forniscono tutti gli strumenti informatici necessari per costruire un sito web, senza che alcun programmatore intervenga direttamente a realizzarlo. Quello che un tempo si creava solo scrivendo appositamente il codice, oggi quindi si crea gestendo pacchetti preconfezionati su cui vengono acquisiti licenze sotto la supervisione e il controllo dei programmatori dei CMS.

In questa repentina evoluzione, legislatore e giudici sono del tutto assenti, aggiungo, ingiustificati, visto che oggi i webmaster controllano la circolazione di tutte le informazioni in rete. È dunque arrivato il momento di affrontare l’argomento con tutti i crismi tecnici che questo complesso mondo richiede ed esige.

I webmaster

Nel 2016, il presidente della regione Campania Vincenzo De Luca chiamò “sfaccendati” i webmaster, probabilmente solo perché il suo avversario politico che in quel momento stava attaccando aveva svolto questo mestiere. Cosa sarebbe successo, tuttavia, se bersagliata fosse stata un’altra categoria di professionisti, magari meglio rappresentata? Avremmo assistito ad una reazione decisamente diversa da parte degli interessati? Il silenzio dei webmaster però non può essere interpretato come una conferma dell’aggettivo usato dal governatore.

Certo, ci sono webmaster e webmaster, così come ci sono professionisti e professionisti. Ma prima di appoggiare o rinnegare senza mezze misure un pregiudizio, cerchiamo di capire chi sono questi illustri sconosciuti chiamati webmaster, altrimenti detti “webbemaster” dal suddetto De Luca.

Attualmente, il webmaster viene definito su Wikipedia come “colui che amministra e gestisce un sito web dopo la sua pubblicazione on-line, occupandosi del suo corretto funzionamento, della risoluzione di eventuali problematiche tecniche, della scelta e rinnovo dell’hosting e dei servizi annessi al sito web. In alcuni casi, soprattutto in passato, il termine Web Master può assumere un significato anche più generale indicando il progettista (Web Designer), lo sviluppatore (Web Developer), colui che cura il posizionamento (SEO Specialist) o studia il mercato e sviluppa i rapporti commerciali tramite il web (Web Marketer)”.

Wikipedia è il frutto di un lavoro editoriale collettivo, spesso il risultato di vere e proprie battaglie tra opinionisti in cui si distinguono molti dei webmaster che conoscono le dinamiche editoriali on-line e in definitiva riescono ad avere il migliore spaccato su orientamenti, opinioni, “trend” nelle definizioni di qualsiasi cosa. Assistendo alla pubblicazione di articoli e contenuti nel proprio sito web, ma soprattutto potendone monitorare l’interesse suscitato e le reazioni, questi webmaster in particolare sono in grado di comprendere come un certo argomento viene recepito dal pubblico.

A volte, è un processo di assimilazione paragonabile all’osmosi: pur rimanendo sulla superficie dei contenuti, ne assorbono l’essenza.

Secondo la teoria, divenuta filosofia, dei frattali, di cui capostipite è Benoît Mandelbrot, una serie di calcoli troppo precisi porta inevitabilmente ad errori ancora maggiori di una serie di calcoli approssimati. Per questo motivo, questi webmaster con il loro processo di assimilazione osmotica di masse di contenuti sono in grado di fornire un orientamento generale attendibile. Per lo stesso motivo, alcuni webmaster possono prevedere gli orientamenti del pubblico e anticiparne le aspirazioni, il che li rende un vivaio prezioso anche per la politica, come abbiamo constatato.

La definizione di webmaster che leggiamo su Wikipedia è quindi accurata, anche perché scritta per lo più dagli stessi interessati. In questa definizione, mancano tuttavia riferimenti ai social network.

Per non uscire troppo dal seminato, mi limito a sottolineare solo la fondamentale distinzione tra siti web e social network: i primi sono creati per coloro che cercano le informazioni e i secondi, con la loro ripetitività nell’organizzazione dei contenuti, sono utilizzati per collegare tra loro le singole espressioni personali, con una spiccata tendenza ad influenzarle, quindi diventano sempre più una sudditanza costituita da persone che attendono le informazioni. Non si può negare che tra siti web e social network sussistano spesso interferenze, a volte molto discutibili, ma anche per non confonderci troppo è meglio tenerli concettualmente distinti.

Cos’è esattamente un sito web?

Anche in questo caso non ci resta che usare l’attuale definizione fornita su Wikipedia, proprio perché tale definizione è stata scritta direttamente dai protagonisti di questo settore: “un insieme di pagine web correlate, ovvero una struttura ipertestuale di documenti informativi che risiede, tramite hosting, su un server web, raggiungibile dall’utente finale attraverso un comune motore di ricerca e/o un indirizzo web tramite l’uso di browser web”.

Concentriamo in poche parole i protagonisti di questa definizione:

  • hosting è uno spazio digitale dove collocare un sito;
  • server è un supporto fisico in cui è ubicato lo spazio sigitale;
  • indirizzo web è normalmente il dominio, quindi un nome che “cela” il protocollo numerico identificativo del server;
  • web browser è un programma per navigare in internet come Chrome, Edge, Safari, ecc.

I webmaster quindi si occupano di tutti gli aspetti da cui dipende la vita dei siti web su cui noi italiani spendiamo mediamente circa 3 delle 6 ore giornaliere trascorse su internet. Le restanti 3 ore sono invece spese su social network, che però altro non sono che siti web, a loro volta.

I webmaster non hanno un sindacato, non hanno una categoria professionale definita da alcun contratto collettivo e non hanno una cassa di previdenza dedicata. Si potrebbe definirli internauti a pagamento, mercenari del web, a volte corsari, a volte pirati, ma anche un po’ scafisti.

Cms e contenuti del sito web

In qualsiasi modo vogliamo definire i webmaster, incluso l’aggettivo poco onorifico fornito dal presidente De Luca, esiste uno strumento principe che sempre più si sta affermando nella loro attività, al punto da strutturare ora probabilmente il 90% di tutti i siti presenti sul web. L’acronimo CMS sta per Content Management System, ossia sistemi di gestione dei contenuti. Si tratta di piattaforme, molto spesso open source, che permettono di mostrare dei contenuti sul proprio sito web e impostare funzioni, relazioni e dinamismi.

Soffermiamoci un attimo sulla parola dinamismi, anche perché è un aspetto fondamentale del codice sorgente dei CMS. Questi dinamismi sono gestiti da specifici linguaggi di programmazione, come i codici “php” (hypertext preprocessor, preprocessore di ipertesti, in origine semplicemente Personal Home Page) e “asp” (Active Server Pages, pagine server attive) che la fanno da padrona, utilizzati per creare dei contenuti in modo sistematico, impostando l’aspetto grafico, la disposizione e l’ordinamento.

Proprio in virtù di questo dinamismo, un CMS generalmente è costituito da un “cuore”, detto appunto “core”, di file in gran parte fissi raccolti in cartelle, come potremmo vederle nel nostro computer, che compone la sua nuda struttura, nonché un “cervello” di dati raccolti in un distinto database, dati che servono a creare la gran parte delle relazioni tra i contenuti sia del back-end (il “dietro le quinte” ossia il classico pannello di controllo del sito), sia del front-end (il palcoscenico, ossia ciò che il pubblico vede sul sito).

Sulla proprietà intellettuale di un CMS nessuno può discutere: è tutelato dalla legge n. 633 del 1941, altrimenti detta Legge sul Diritto d’Autore (LDA), come programma per l’elaboratore (art. 1 comma 2), quindi il suo titolare è chi ha scritto il codice, in genere un gruppo di programmatori. Il CMS però non racchiude già tutte le sue funzioni: quando si tratta di un programma “open source” è consentito a tutti di usare il suo codice sorgente per crearne implementazioni, miglioramenti e nuove funzioni.

Proprio questa libertà ha generato l’esponenziale proliferazione di sviluppatori nell’ambito dei CMS open source come, per citare alcuni dei più diffusi, WordPress, Joomla e Drupal e, conseguentemente, il loro affermarsi. Ecco che entrano in scena i plug-in. Come la parola stessa suggerisce, sono dei componenti aggiuntivi che si installano nel CMS proprio come le app si installano nei cellulari. E proprio come in Play Store su Android o in Apple Store su IOS, questi plugin possono essere gratuiti, a pagamento o in versioni miste.

Per essere installabili sui CMS e, nel caso di open source, per essere disponibili nei loro sistemi di distribuzione ufficiali, devono rispettare requisiti tecnici specifici e devono essere sottoposti alle verifiche dei programmatori dei CMS. Anche qui, però, stiamo parlando di software, quindi non c’è dubbio, titolare dei diritti di proprietà intellettuale è chi ha scritto il loro codice. Succede spesso che un plugin diventi talmente utile e prezioso da diventare parte integrante del CMS, ma questa è un’altra storia.

Dato che anche l’occhio vuole la sua parte, anzi, per un sito web, specie lato front-end, si tratta di una parte essenziale, ecco che entra in scena un altro protagonista, il template grafico. Mentre l’aspetto grafico del back-end è generalmente fisso, l’aspetto del front-end è immensamente variabile grazie alla quantità pantagruelica di template disponibili, sottoposti alle stesse politiche di distribuzione dei plugin. Pulsanti, colori, dimensioni del testo, assetto delle finestre, vista dei menu e quant’altro sono tutti gestiti dal template grafico. Giusto per essere ripetitivi, anche per i template grafici non c’è alcun dubbio sulla proprietà intellettuale che spetta a coloro che scrivono il loro codice.

Qui è opportuna una piccola parentesi. Nel lavoro dei programmatori, intendo di tutti coloro che hanno scritto CMS, plugin e template, non dimentichiamoci degli editor grafici, coloro che sono specializzati nella scrittura di un codice particolare chiamato “CSS” (Cascade Style Sheets, fogli di stile a cascata) appositamente inserito per impostare tantissimi aspetti grafici sia del back-end che del front-end. Questa precisazione è utile per distinguere i programmatori “ingegneri” che si occupano solo dei meccanismi di funzionamento e i programmatori “architetti”, o addirittura “stilisti” che pur padroneggiando codici, come i primi, si occupano solo di rappresentare graficamente il risultato di questi meccanismi. Non capita spesso che programmatori ingegneri e programmatori stilisti coincidano.

Proseguendo la disamina degli autori coinvolti nella pubblicazione di un sito, ci soffermiamo ora sui contenuti che vengono pubblicati: articoli, immagini, video, musica, elaborazioni digitali, elementi interattivi e qualsiasi altro contenuto che “riempie” il sito. Anche qui, ci sono pochi dubbi nel riconoscere gli autori di tali contenuti, fermi restando i diritti esclusivi di terzi, come nel caso delle fotografie. In ogni caso, tali contenuti costituiscono distinte tipologie riconosciute di opere dell’ingegno, principalmente opere letterarie, figurative, musicali, multimediali, cinematografiche, le stesse raccolte, creative o meno, di opere e dati, nonché, ancora, software.

L’autore di un sito web

Ora che è ben chiara la panoramica degli autori di tutti gli strumenti che servono per costruire e gestire un sito, non ci resta che affrontare ciò che ancora giudici e legislatori non hanno inquadrato bene, anzi, non hanno inquadrato affatto, per la soddisfazione del presidente Vincenzo De Luca. Il lavoro dei webmaster.

Non possiamo che partire da una domanda: si può individuare l’autore di un sito web nel suo insieme e, in caso affermativo, come è tutelato questo autore?

A proposito è utile citare una delle primissime sentenze che hanno riconosciuto il sito web alla stregua di un’opera dell’ingegno: il Tribunale di Bari il 21 giugno 1998 ha identificato un sito web come “opera telematica”, andando oltre qualsiasi tipizzazione prevista dalla LDA, stabilendo altresì che è meritevole di tutela se le modalità di accesso, il tipo di informazioni e i modi di consultazione sono originali e frutto di un’attività intellettuale di tipo creativo. A questa sentenza non sono seguite altre che hanno inquadrato meglio l’argomento, ma non risulta altra giurisprudenza che si è pronunciata in senso opposto.

I programmatori, abbiamo detto, sono titolari di CMS, plugin, template ed elementi interattivi, ma non del sito web con i quali viene costruito: i programmatori, così come gli autori dei singoli contenuti pubblicati nel sito, hanno solo concesso in licenza le loro opere, ma la proprietà del software e dei contenuti non si estende a tutto il sito nel suo insieme.

Il proprietario di un dominio web, un mero indirizzo nominale di un IP, Internet Protocol, è solo il proprietario di un nome, a volte coincidente con il proprietario del relativo marchio, così come il proprietario dell’hosting è solo il proprietario di uno spazio digitale e il proprietario del server è solo il proprietario del supporto fisico in cui è ubicato tale spazio digitale. Queste tre figure non sono in quanto tali autori di tutto il sito web, piuttosto, semmai, potrebbero esserne i licenziatari o cessionari dei diritti di sfruttamento e/o i responsabili.

L’unica figura che realmente potrebbe essere autore di un sito web costruito con un CMS non può che essere questa ombrosa figura del webmaster creativo, da intendersi in questo caso colui che prepara lo spazio, lo associa ad un nome, installa il CMS, i suoi plugin e il template grafico controllando tutte le licenze coinvolte, ne stabilisce le impostazioni, ne distribuisce i contenuti, ne organizza la veste grafica, ne gestisce funzionamento ed implementazione, ne promuove la diffusione, ne elabora la sua redditività, ne istruisce gli operatori conferendone uno stile e ne controlla manutenzione e integrità in collaborazione con il personale tecnico che gestisce i server.

Questa attività nel suo insieme non è astratta e indefinita. Gran parte del lavoro di un webmaster per i siti basati su CMS ha una specifica collocazione, ossia il database, paragonabile allo spartito per il compositore di un’opera musicale.

Creatività del sito web come fondamento per la sua tutela

In base all’art. 1 della LDA, il carattere creativo è l’essenza dell’opera dell’ingegno. Secondo dottrina, il requisito necessario e sufficiente per la tutela del diritto d’autore consiste nella “sussistenza di un atto creativo, seppur minimo, suscettibile di estrinsecazione nel mondo esteriore” (Cass. 2.12.93, n. 11953, DA, 1994, 593 e ss.; Cass. 12.3.2004, n. 05089, Gius, 2004, 2967) e “in una forma che rechi, in qualsiasi modo, l’impronta di una elaborazione personale dell’autore” (Cass. 19.7.90, n. 7397, MFI, 1990 e diverse altre sentenze conformi).

Il database racchiude il “corpus” di istruzioni fornite al CMS per organizzare il sito e dipende proprio dall’attività del webmaster. Come si è già detto in precedenza, però, ci sono webmaster e webmaster. Ci sono coloro che si limitano ad installare il CMS senza aggiungere altro facendo lo stretto indispensabile per la sua sopravvivenza, un po’ come farebbe l’installatore di un impianto di videosorveglianza che dopo il lavoro iniziale molla tutto al proprietario e ogni tanto lo assiste in caso di difficoltà. Questi non possono definirsi creativi, ma direi nemmeno dei webmaster, al limite solo collaboratori temporanei. Ci sono invece coloro che, dopo una serie di contatti con l’imprenditore, l’ideatore del progetto o semplicemente il proprietario dell’hosting, comprendono il da farsi, lo costruiscono e lo rendono operativo. Questi sono indubbiamente i webmaster creativi.

È decisamente discutibile sostenere che l’ideatore di un progetto su web, inteso come autore della sola idea non tradotta in termini concreti, si sostituisca al webmaster creativo nella proprietà intellettuale del sito: gli artt. 1 e 2 LDA riconoscono la tutela delle opere solo nella loro concreta espressione, non nel loro impianto puramente concettuale. Significativo in proposito è l’art. 2 n. 8 LDA, il quale dispone che “restano esclusi dalla tutela le idee e i principi che stanno alla base di qualsiasi elemento di un programma, compresi quelli alla base delle sue interfacce”, anche se subito dopo viene ricompreso nella medesima tutela il materiale preparatorio per la progettazione del programma stesso. Non è escluso perciò che chi ha fornito l’idea al webmaster fornendo istruzioni dettagliate tangibili possa essere riconosciuto autore quanto meno del “concept” in forma letteraria, a cui sia seguito il programma in sua derivazione, ma si tratta pur sempre di opere distinte.

Tuttavia, non tutti i siti web possono essere considerati autonome opere dell’ingegno. Il mero assemblaggio scriteriato di plugin e template grafici non è sufficiente. A volte plugin e template grafici formano pacchetti unici con tanto di istruzioni passo passo per il loro assemblaggio, il cui risultato, di fatto, soprattutto senza un utilizzo dinamico effettivo, rende il sito una semplice copia di un altro priva di alcuna anima, o meglio di quella impronta di elaborazione personale che la contraddistingue.

Il sito web, per essere definito una vera opera dell’ingegno deve quindi avere il requisito della creatività, distinto dai suoi contenuti ma che risiede nella loro organizzazione. Proprio l’art. 1 che in primis identifica questo requisito, al secondo comma ci fornisce informazioni utili per inquadrare questa forma di organizzazione creativa: “Sono altresì protetti i programmi per elaboratore come opere letterarie […] nonché le banche di dati che per la scelta o la disposizione del materiale costituiscono una creazione intellettuale dell’autore”.

L’art. 2 contribuisce a delineare una ulteriore connotazione, poiché al n. 9 vengono comprese nella tutela le “raccolte di opere, dati o altri elementi indipendenti sistematicamente o metodicamente disposti ed individualmente accessibili mediante mezzi elettronici o in altro modo”. In una mera ipotesi non confermata, ma neppure realmente affrontata da dottrina e giurisprudenza, si potrebbero utilizzare i predetti requisiti per sostenere che il sito web basato su un CMS non è altro che una raccolta di opere, dati o altri elementi indipendenti individualmente accessibili mediante dispositivi di lettura, sistematicamente o metodicamente disposti dal suo autore, il webmaster, le cui istruzioni sono racchiuse principalmente in un database.

Il webmaster creativo

Ecco quindi uno dei modi possibili per inquadrare il diritto del webmaster creativo, da intendersi anche come autore della raccolta di opere e di una banca dati su cui si fonda un sito, la cui scelta e disposizione dei suoi componenti costituisce una distinta creazione intellettuale.

Dunque, se si può realmente definire webmaster creativo e se il suo sito è realmente un’opera dell’ingegno distinta dagli autori del software usato per costruirlo e dei contenuti pubblicati, il webmaster creativo è a tutti gli effetti un autore. E se è un autore, deve essere tutelato secondo la LDA, così come lo è un qualsiasi altro autore a prescindere dalla sua stessa volontà di considerarsi tale e ciò in base al principio della irrinunciabilità del diritto morale d’autore.

Il webmaster creativo è pertanto sempre titolare del suo diritto morale d’autore sul sito web ma se svolge il suo lavoro come dipendente o su commissione, si può presumere che sulle sue creazioni, purché rientranti nell’ambito del relativo contratto, il datore di lavoro o committente acquisisca automaticamente i diritti di sfruttamento economico. Ciò è verosimilmente confermato per il dipendente dall’art. 12-bis LDA, in base al quale “il datore di lavoro detiene il diritto esclusivo per l’uso economico del programma o del database creati dal dipendente durante l’espletamento delle proprie mansioni o in ottemperanza delle istruzioni ricevute dal datore di lavoro stesso”.

Non altrettanto si può dire in caso di creazione su commissione, anche se si può sostenere che quanto meno vengano automaticamente trasferiti al committente i basilari diritti di sfruttamento economico collegati all’attività svolta tramite il sito stesso.

Il sito web può anche avere più autori, quindi differenti webmaster creativi che hanno contribuito nel tempo alla loro creazione e alla loro evoluzione. A volte questo lavoro collettivo è svolto secondo un cosciente coordinamento e nella piena consapevolezza del reciproco contributo, dando così vita ad una vera e propria opera collettiva ex art. 10 LDA. Altre volte invece gli autori vengono di fatto rimpiazzati o affiancati senza saperlo ad altri autori, con tutte le violazioni che ne derivano. Del resto nemmeno i webmaster creativi stessi, diffusamente ignari del titolo che hanno sulla loro creazione, se ne preoccupano.

Mi rendo conto che la consacrazione di un diritto simile, per ora non specificatamente supportata ma nemmeno esclusa da giurisprudenza e dottrina alcuna, prefigura uno scenario alquanto problematico nella sua concreta applicazione, ma a mio avviso è inevitabile.

Questo scenario offre però una gamma di opportunità e di tutele che non possono essere ignorate. È risaputo infatti che tale figura autoriale, tuttora vituperata ed incompresa, è necessaria protagonista nella circolazione delle informazioni sul web ed è proprio grazie al disinteresse del legislatore e dei giuristi che questa categoria, costretta a prestazioni estemporanee concesse al miglior offerente, contribuisce alla divulgazione di notizie false, tendenziose, artefatte, mistificate e manipolate, soprattutto se queste informazioni vengono diffuse in un ambito dove l’utente non tende a subire l’informazione (come nei social network), bensì a cercarla.

Un ambito in cui oggi troneggia l’autorevolezza. Un tempo per essere autorevoli nell’ambito dell’informazione si doveva controllare un impianto molto variegato di attività dipendenti da molti soggetti che compievano lavori per lo più insostituibili tra loro, a partire dal fotografo, poi il giornalista, il revisore dei testi, il dattilografo, il caporedattore, il direttore, il censore, lo stampatore, il distributore, il trasportatore, l’edicolante fino al classico “urlone” o il ragazzo che consegnava i giornali a domicilio.

Per questo l’informazione non poteva essere appannaggio di chiunque. La responsabilità del direttore di un giornale pesava tantissimo, perché da lui dipendevano tutte le singole attività che scandivano quello che allora costituiva il processo produttivo editoriale, quindi, di riflesso, la sopravvivenza di ognuno dei suoi operatori.

Oggi, invece, per fare tutto ciò potrebbe bastare solo un webmaster esperto, il quale è appunto indefinito, “sfaccendato”, non riconducibile ad alcuna figura professionale e, attualmente, nemmeno al suo prodotto intellettuale.

A cura dell’avv. Michele Di Pasquale



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube