Professionisti sospesi dall’albo se non comunicano la Pec

8 Luglio 2020 | Autore:
Professionisti sospesi dall’albo se non comunicano la Pec

L’ordine è tenuto prima alla diffida e poi al congelamento dell’iscrizione di chi non farà avere il proprio indirizzo di posta certificata.

Verrà sospeso dal rispettivo albo il professionista che non comunicherà all’ordine di appartenenza il proprio indirizzo di posta elettronica certificata, la Pec. Lo prevede il decreto Semplificazione appena approvato dal Governo, nell’ambito del processo di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione.

Il provvedimento, all’articolo 29, si pone come obiettivo «favorire l’uso della posta elettronica certificata nei rapporti tra Pubblica Amministrazione, imprese e professionisti, attraverso il completamento dei percorsi di transizione digitale». E fa capo al Codice dell’amministrazione digitale, le cui norme «impongono alle imprese costituite in forma societaria, la comunicazione del proprio indirizzo Pec al Registro delle imprese e, ai professionisti iscritti in albi ed elenchi, la comunicazione ai rispettivi ordini o collegi».

E visto che, come si legge nella relazione allegata al decreto, «tale obbligo di comunicazione è rimasto a tutt’oggi largamente inattuato», ora arriva la sanzione. Innanzitutto, «si introduce l’obbligo di diffida da adempiere, entro 30 giorni, da parte del collegio o ordine di appartenenza». Insomma, chi non comunica la Pec al proprio ordine professionale, viene diffidato. Dopodiché, se tale provvedimento non produce alcun effetto, viene pure sospeso dall’albo finché non comunicherà la Pec. Si tratta, dunque, di una sospensione e non di una radiazione dall’albo.

Viene modificata la sostanza dell’obbligo. Una volta, i professionisti erano tenuti a comunicare all’ordine un indirizzo Pec personale. Ora, dovranno comunicare il «domicilio digitale», ovvero un indirizzo elettronico certificato inserito nell’Anagrafe nazionale della popolazione residente e reso disponibile a tutte le pubbliche amministrazioni e ai gestori di pubblici servizi.

A tale proposito, il decreto Semplificazione allarga la platea dei lavoratori che possono ottenere il domicilio digitale: potranno richiederlo anche i professionisti non iscritti ad albi o a ordini professionali. Si tenta, così, di rendere più facile il contatto via web con la Pubblica Amministrazione, «favorendo la diffusione di servizi in rete, agevolando l’accesso agli stessi da parte di cittadini e imprese, assicurando ai cittadini l’effettivo esercizio del diritto all’uso delle tecnologie digitali, nonché rafforzando l’utilizzo dei dati e di strumenti digitali, quali ulteriori misure urgenti ed essenziali di contrasto agli effetti dell’imprevedibile emergenza epidemiologica da Covid-19».



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